Proseguono fino a febbraio 2014 le numerose iniziative organizzate per omaggiare il capolavoro di Niccolò Machiavelli nel cinquecentenario della sua stesura.

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Il 1513 fu forse l’anno peggiore della vita di Niccolò Machiavelli. Licenziato dall’ufficio di Segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica Fiorentina, fu incarcerato e torturato per la sua presunta partecipazione alla congiura contro Giuliano dei Medici. Riuscì, fortunatamente, a evitare la pena di morte, ma non l’esilio sulle colline di Sant’Andrea in Percussina. Lunghi mesi di solitudine, ma anche di proficuo studio: il 10 dicembre di quello stesso anno annunciava all’amico Francesco Vettori la conclusione dell’opuscolo “De principatibus”, edito poi nel 1532 con il titolo: “Il Principe”. Un’opera moderna, affascinante quanto controversa, e ancora di estrema attualità.

Lo dimostra l’entusiasmo con cui sono state accolte le tante iniziative ideate per il V centenario della sua stesura. Un progetto culturale di respiro internazionale, che ha visto la realizzazione di convegni, incontri, mostre, rappresentazioni teatrali, concerti e pubblicazioni, sia in Italia che all’estero. Basti qui ricordare le conferenze all’Università Normale di Tianijin in Cina (25-26 maggio) e alla Soongsil University di Seul (8 ottobre). A Firenze le celebrazioni sono state coordinate da un apposito Comitato presieduto da Valdo Spini, con l’attiva partecipazione dei Comuni di Firenze e San Casciano, della Regione Toscana, della Provincia, del Ministero dei Beni Culturali, dell’Università, nonché di importanti istituzioni private.

L’inaugurazione del cosiddetto “Anno del Principe” ha avuto luogo il 19 febbraio 2013 con la rievocazione storica del bando di cattura di Niccolò Machiavelli. Il documento originale, con i nomi e i compensi dei banditori che proclamarono l’editto in cinquanta luoghi della città, è stato ritrovato solo recentemente dal prof. Stephen J. Milner all’Archivio di Stato di Firenze ed è stato al centro di due importanti mostre. La prima, “Il Principe di Niccolò Machiavelli e il suo tempo. 1513-2013” (Roma, Complesso del Vittoriano, 25 aprile-16 giugno) ha ricostruito la storia del trattato quale punto di riferimento di scrittori, politici e intellettuali dal XVI secolo ai giorni nostri. La seconda, “La via del Principe: Niccolò Machiavelli da Firenze a San Casciano” (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, 10 dicembre-28 febbraio 2014) ha indagato la biografia di Machiavelli ante 1513 per liberarla da quell’alone ‘mitico’ che spesso la circonda, restituendogli così concretezza storica e profondità di pensiero. Da segnalare la presenza del manoscritto autografo dell’“Arte della guerra” e la celebre “Tavola  Doria”, forse copia della “Battaglia di Anghiari” di Leonardo.

In effetti, sorprende la varietà di interpretazioni del “Principe”. In quelle pagine, a seconda delle epoche e della sensibilità, ma anche dei pregiudizi di chi leggeva, si è visto di tutto: da manuale di astuzie e crudeltà a palestra di virtù e dedizione. Da qui la necessità di comprendere meglio: «Chi fu realmente Machiavelli? Quale, ancora oggi, il suo messaggio?». Domande cui cerca di rispondere sia il volume di Lucio Villari “Machiavelli. Un italiano del Rinascimento”, riedito per l’occasione da Mondadori; sia la nuova edizione dell’opera, con ampia introduzione e commento di Gabriele Pedullà (Donzelli editore); sia, infine, il numero della rivista «Testimonianze» dedicato a “Ripensare il Principe di Machiavelli nell’età della globalizzazione”.

Nella stessa direzione si sono mosse le magistrali lezioni organizzate dall’editore Laterza al Teatro Niccolini di San Casciano in Val di Pesa (Fi). Dal 19 ottobre al 14 dicembre si sono succeduti su quel palcoscenico alcuni dei maggiori esperti della cultura rinascimentale e non solo: Emilio Gentile, Carlo Ossola, Adriano Prosperi, Giuliano Amato, per citarne solo alcuni. Dall’intervento tenuto per l’occasione da Ottavia Niccoli, “Vita privata di Machiavelli: gli amori e la famiglia” (7 dicembre), è emersa, tra l’altro, l’importanza del teatro nella biografia personale e professionale del segretario fiorentino. Alludiamo non solo all’amore che egli ebbe per la cantante e attrice Barbara Salutati, ma anche e soprattutto alla “Mandragola” e alla “Clizia”. Se infatti in quel lontano 1513 i rapporti con i Medici sembravano definitivamente compromessi, l’occasione, per Machiavelli, di riabilitarsi venne proprio dalla sua attività di commediografo e in particolare dall’allestimento della “Mandragola” per le nozze di Lorenzo dei Medici con Maria Maddalena de la Tour d’Auvergne (1518).

La commedia è stata riproposta quest’anno dalla Compagnia delle Seggiole in due diversi allestimenti. Il 29 e 30 agosto, nel cortile del Museo Nazionale del Bargello, è andata in scena la fortunata edizione del 2003 firmata da Giovanni Micoli (interpreti: Marcello Allegrini, Mario Altemura, Fabio Baronti, Marco Castagnoli, Carlo Martelloni, Natalia Strozzi, Sabrina Tinalli, Silvia Vettori); mentre il 7 e 8 dicembre la Compagnia, in collaborazione con la Fondazione Teatro della Pergola, ha presentato al Teatro Goldoni di Firenze una versione completamente rinnovata per la regia di Claudio Spaggiari (interpreti: Marcello Allegrini, Fabio Baronti, Luca Cartocci, Paolo Lelli, Andrea Nucci, Natalia Strozzi, Sabrina Tinalli, Silvia Vettori).

A conclusione di una tre giorni dedicata al segretario fiorentino, il 9 dicembre, nella cornice dello stesso Teatro Goldoni, l’affascinante voce di Fabrizio Gifuni, affiancata da Riccardo Bruscagli, ha letto ampi brani del “Principe”, di cui i due hanno realizzato anche un audiolibro per l’editore Loescher. Non si tratta dell’unica riproposta teatrale del nostro trattato. Già a maggio la compagnia Arca Azzurra Teatro aveva presentato un (a nostro parere discutibile) adattamento del “Principe”. Nella rilettura di Stefano Massini lo spettatore è trasportato in una cucina dove i cuochi sono intenti a preparare un Principe all’Italia: «Esiste una ricetta per creare dal nulla un governante modello? Con quali dosi di Virtù e Fortuna dovrà essere assortito? E ancora: il buon Principe è zuccheroso oppure salato?» (interpreti: Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Roberto Herlitzka, Massimo Salvianti, Lucia Socci).

Felicemente riusciti, invece, i due eventi organizzati all’interno del progetto “DidO’Chianti-Giochi di tradizione moderna per i cinquecento anni del Principe”, ideato dall’associazione “Giotto in Musica”  e da Alessia Arena, per ‘giocare’ e contaminare ogni forma d’arte, ideando con le proprie mani, proprio come col DidO’. L’11 ottobre, presso la Villa del Cigliano a San Casciano, dopo una conferenza su “La Mandragola, la Clizia e la scena di città”, il Coro Quodlibet diretto da Giovanni Franceschi ha eseguito musiche rinascimentali, tra cui un’improvvisazione ispirata al sonetto di Machiavelli “Se sanza voi pensar solo un momento”. Infine, l’8 novembre, l’Ensamble Alraune ha debuttato presso villa Machiavelli con lo spettacolo teatral-musicale “Il Principe da Tre Soldi”, in cui le teorie esposte da Machiavelli sulle relazioni di potere tra gli individui trovano il loro riscontro nella parabola dell’“Opera da tre soldi di Brecht”. Uno spettacolo che ha voluto raccogliere la sfida di portare alla luce il filo rosso che intimamente lega questi due testi apparentemente così distanti tra loro.

 Lorena Vallieri