Dal 15 aprile al 2 ottobre, nei luoghi di Palazzo Vecchio, piazza della Signoria e Forte di Belvedere, la mostra dell’artista fiammingo.

 

Jan Fabre (Anversa, 1958), l’artista, coreografo e regista teatrale fiammingo, è arrivato nel capoluogo toscano, o meglio, sono arrivate le sue opere per l’annuale appuntamento con la grande arte al Forte di Belvedere di Firenze. “Spiritual Guards” è il titolo della mostra che si articolerà in tre spazi cittadini: oltre al già citato punto panoramico che si trova sulla sommità della collina di Boboli, ad ospitare le opere saranno anche i luoghi di Palazzo Vecchio e piazza della Signoria.

É proprio nel cuore della vita sociale e del potere civile della città che, la mattina del 15 aprile, sono state esposte “Searching for Utopia” e “The man who measures the clouds (American version, 18 years older)”, due sculture bronzee di grandi dimensioni attraverso cui sarà possibile riconoscere i tratti distintivi di uno degli artisti più innovati ed eclettici del panorama contemporaneo.  Con i suoi “giganti di marmo” – primo fra tutti il David di Michelangelo – piazza della Signoria, l’agorà intesa come «palcoscenico figurativo», diventa il luogo di un dialogo, quello tra la storia e un più moderno potere legato all’immaginazione. In entrambe le opere esposte si ritrova l’autoritratto dell’artista nelle vesti di un cavaliere «della disperazione» che però fa da tramite, come un autentico guardiano, tra cielo e terra, spirito e forze della natura.

Arte che continuerà a dialogare con altra arte anche dentro Palazzo Vecchio. Sono stati scelti tre luoghi in quella che un tempo era la residenza del Duca Cosimo I de’ Medici: la Sala 13040832_10156803109260162_2322046545208832077_odell’Udienza, quella dei Gigli e gli spazi del Quartiere Eleonora. Sculture soprattutto, ma forse l’opera di maggiore richiamo è il grande mappamondo rivestito interamente di scarabei detti anche «angeli di metamorfosi», che va a relazionarsi con il grande globo, l’opera cinquecentesca di Egnazio Dandi all’interno della Sala delle Mappe geografiche.

Tra circa un mese invece, il 14 maggio, partiranno le iniziative al Forte di Belvedere: non solo esposizioni di opere (la mostra ne accoglierà almeno sessanta in bronzo e cera), ma anche la visione di film che documentano performance storiche di questo artista totale, maestro del disegno, dell’installazione e del teatro. Ancora autoritratti a figura intera, ancora scarabei (sette in tutto schierati in punti strategici del Forte), posizionati sul 13041172_10156803109340162_3982459195533275325_opunto più alto di Firenze che andranno a popolare i bastioni esterni della Villa Medicea. Questo luogo infatti è stato scelto, dalle curatrici Melania Rossi e Joanna De Vos, insieme al direttore artistico del progetto Sergio Risaliti, come il cuore tematico dell’esposizione di Fabre, per le sue esclusive caratteristiche che permettono di ben rappresentare le riflessioni e le idee di questo artista-guerriero della bellezza. Un interno, in cui aveva rifugio la famiglia Medici e un esterno, da cui giungevano minacce e paure dai tempi delle rivolte cittadine. Una fortificazione che, se si vuole, rappresenta ed identifica un percorso attraverso la vita tra ambizioni e angosce, bisogno di protezione e slancio spirituale, desideri e inquietudini, tra l’esigenza di costruire una corazza come riparo e la consapevolezza di essere comunque “attaccabili” e indifesi.

Proprio a quest’ultimo aspetto può allacciarsi l’idea dello scarabeo che torna, costante, nelle opere di Fabre; animale che da sempre, nelle antiche religioni simboleggia una certa sacralità, continua qui a rappresentare quel passaggio tra dimensione terrena ed ultraterrena. Per questo motivo l’artista dispone, non a caso, il suo “esercito” dotato di un’“armatura” lucente e cangiante che, seppur drammaticamente, mette in luce le vulnerabilità dell’uomo.13064680_10156803109615162_2207055941664969739_o

Non c’è un unico messaggio che l’artista intende promuovere con queste opere, quanto un’idea: la difesa della bellezza e dell’immaginazione. Questo “incitamento artistico”, Fabre lo porta avanti con delle opere che si fanno portavoce di un senso del vivere eroico, non è importante se con o senza le armi, né se lo scenario è bellicoso o vive in una tranquilla quiete.

“Spiritual Guards” accoglierà fino al 2 ottobre, almeno un centinaio di lavori realizzati tra il 1978 e il 2016 e sarà un’ottima occasione per confrontarsi con il percorso, che non si lega solo alle opere, ma all’intera esistenza, di un artista vivente.

Laura Sciortino