Il testo di Labute diretto da Marcello Cotugno con protagonista Gabriele Russo ed un poker di attrici.

some-girls-L-AOfh4SL’amore ai tempi del post-consumismo, così potrebbe essere riassunto il testo di Neil Labute, drammaturgo statunitense, che è noto in Italia forse più per la sua attività di sceneggiatore e regista cinematografico, con cui si rivelò quindici anni fa col film “Nella società degli uomini”, tratto da una sua omonima piece teatrale . Il rapporto di rampanti uomini in carriera con il femminile, improntati da un’inadeguata misoginia, centrale in quella sua opera giovanile, trova ancora più riscontro in questo recente “Some Girl(s)”, che in Italia è ora portato in scena dal regista  Marcello Cotugno, protagonista maschile un Gabriele Russo assolutamente in parte e fortemente convincente. Si tratta della storia di Guy, uno scrittore quarantenne alla vigilia delle nozze, che decide di affrontare una sorta di pellegrinaggio lungo gli States per incontrare le donne più importanti della sua vita sentimentale. Gli incontri rivelano un Guy assolutamente cinico e superficiale, un analfabeta sentimentale egoista e debole, che fa proprio della sua debolezza, incredibilmente, il punto di forza con il quale schiacciare le donne che , di volta in volta, lo mettono di fronte ai suoi limiti. Ma nel finale, che non sveleremo,  si scoprirà quanto l’uomo sia in grado di scendere ancora più in basso, insensibile don Giovanni che non riesce nemmeno ad individuare il suo convitato di pietra per una riscattante nemesi. Il cast femminile scelto da Cutugno, che firma una regia diligente. impegnata, una volta tanto, alla direzione degli attori e non all’effettistica, è ben calibrato, forse con qualche eccessiva concessione alla recitazione cine-televisiva, ed alla caratterizzazione.  Le quattro attrici, che incarnano altrettanti personaggi,  si esibiscono in un crescendo rossiniano, rappresentando i simboli di un femminile, volutamente stereotipato, dalla provinciale ed ingenua Sam (Guia Zapponi), alla spregiudicata e dominante Tyler (divertente Bianca Nappi), dalla nevrotica ed insoddisfatta Lindsay (il felice ritorno della bravissima Roberta Spagnuolo) all’enigmatica ed irrisolta Bobbie (assolutamente impeccabile Martina Galletta). Il risultato è gradevole, e regala al pubblico, sia maschile che femminile, l’occasione per una serata di ironica autoanalisi, una mimesi catartica per molti uomini della generazione di quarantenni (e non solo) che un recente libro di Andrea Scanzi definisce generazione in panchina, a quanto pare anche per quel che riguarda la maturità sentimentale.

Napoli – TEATRO PICCOLO BELLINI, 30 novembre 2013

Gianmarco Cesario