adattamento e regia di Carlo Cerciello, al Teatro Elicantropo fino al 30 novembre, in scena gli Allievi del Laboratorio Teatrale Permanente.

SIGNURI' SIGNURI' - una scena (ph Andrea Falasconi)2NAPOLI : Uno spettacolo poetico e corale da non perdere per la bellezza delle pennellate sceniche, per la sincronia coreografica dei gesti e il ritmo del testo, per la bravura e l’energia interpretativa dei giovani attori e attrici che restituiscono allo spettatore il suono della lingua napoletana, pilastro fondamentale della drammaturgia contemporanea di Moscato. Signurì, Signurì, scritto dell’autore nel 1982 ispirandosi al libro di Malaparte, racconto a tinte della Napoli appena liberata e ancora occupata dagli alleati, che provocò tanto clamore riguardo la degradazione della città causata della guerra. La Napoli di Moscato è sempre  «…insolita, alquanto fuori dalle righe, antisolare, ventrica, profonda, sostanzialmente insondabile e incircoscrivibile nei suoi fondamenti, e tantomeno rappresentabile, dunque, o gestibile, in modo univoco, canonico, posta com’è già sulla soglia di un vago- prossimo o già avvenuto, non si sa…- sinistro sfaldamento geocivile (il terremoto in Scannasurice, la guerra in Signurì, signurì…); di un rovinar – decrepitar inarrestabile del Tutto, e, nel Tutto, in special modo, l’incancrenirsi (finalmente!) di quel suo stereotipo folclorico, mandolinico, cartolinico “essere cantabile” che l’ha sempre, sciaguratamente, resa nota al mondo intero..» . Una Napoli dominata, ferita, delusa, che non riesce quasi a reagire per salvare appunto la pelle, dove emergono le storie e l’immagine di corpi violati assieme alla difficoltà di rielaborare i traumi subiti.

Eppure il segno registico di Cerciello è tale nella sua rappresentazione pittorica e scenica di stampo caravaggesco, esaltata da una suggestiva geometria di luci che illumina i corpi dei giovani e bravi interpreti, tanto da farla apparire come lui stesso sottolinea “una polifonia, a tratti delirante e sempre visionaria, una sorta di Satyricon partenopeo, un viaggio onirico dove la vita e la morte si fondono e si confondono”. L’immagine scenica più forte è quello di un Pulcinella/Zeza su una sedia a rotelle, metafora di una città disintegrata che non riesce a preservare la sua identità culturale, mortificata e ancora violata anche senza i suoi dominatori, che non riesce a proteggere emozioni e originalità linguistiche. Dunque una Troia in fiamme. Signurì, Signurì è uno dei primi omaggi del regista Cerciello a Moscato, al grande autore napoletano. Il secondo spettacolo sarà  Scannasurice, interpretato da  Imma Villa.SIGNURI' SIGNURI' - una scena (ph Andrea Falasconi)1
Con questo allestimento, il Teatro Elicantropo conferma la sua vocazione di palcoscenico all’insegna dell’impegno politico, civile e sociale, con uno sguardo particolare alla drammaturgia contemporanea, al coinvolgimento e alla valorizzazione di giovani talenti artistici. Tanti e numerosi i bravi attori ed attrici interpreti di Signurì, Signurì. Vanno citati tutti: Lisa Abategiovanni, Paolo Aguzzi, Rossella Amato, Gianmarco Ancona, Sara Balestrieri, Giuliana Ciucci, Viviana D’Agnello, Ida De Rosa, Luciano Dell’Aglio, Donatella Di Ruocco, Alex Faienza, Fabio Faliero, Claudio Fidia, Gaetano Franzese, Claudia Gilardi, Vincenzo Liguori, Lucia Lombardi, Serena Mazzei, Giovanni Meola, Sara Montegrosso, Francesca Morgante, Giuliana Orlacchio, Federica Pirone, Eleonora Ricciardi, Sefora Russo, Pasquale Saggiomo, Filippo Stasi, Fiore Tinessa. Gli elementi scenici sono a cura degli allievi del terzo anno di scenografia dell’Accademia delle belle Arti di Napoli coordinati da Mario Perrella; le elaborazioni musicali sono di Paolo Coletta, i movimenti coreografici di Cinzia Cordella, l’aiuto regista è Aniello Mallardo, l’assistente alla regia è Jack Hackim Tonia Persico, foto di scena Andrea Falasconi.

Diletta Capissi