Pierfrancesco Favino torna alla Pergola con la sua moderna riscrittura della commedia goldoniana.

Dopo il successo della scorsa stagione Pierfrancesco Favino torna al Teatro della Pergola di Firenze con “Servo per due (One Man, Two Guvnors)”, traduzione e riadattamento della versione inglese di Richard Bean (Londra, National Theatre, 2011) della commedia italiana “Il servitore di due padroni” di Carlo Goldoni. Insomma, una traduzione e riadattamento della traduzione e riadattamento di un grande classico, per altro reso immortale dalla memorabile regia di Giorgio Strehler del 1947, ancora oggi riproposta in tutto il mondo.

E allora un primo dubbio si insinua: era proprio necessario accostarsi a Goldoni attraverso tutte queste intermediazioni? Rispondere non è facile perché lo spettacolo proposto da Favino e Sassanelli, in bilico tra tradizione e novità, ha degli indubbi punti di forza, ma anche distrazioni e qualche cedimento. L’unica certezza è che il pubblico si diverte, e non poco. E allora, non restano che due prese di posizione. La migliore è quella di accettare la serata per quello che è: un varietà che cerca la risata e dove non mancano momenti in cui il comico funziona in maniera impeccabile. In questo caso, usciremo soddisfatti della sala, e per un paio di ore saremo riusciti ad alleggerire la mente dalle preoccupazioni quotidiane. In fondo, come insegna Victor Hugo: «Il riso è il sole che scaccia l’inverno dal volto umano».

Ma se siamo tra gli irriducibili, e quando andiamo a teatro vogliamo di più, almeno da un certo tipo di teatro, allora si corre il rischio di rimanere delusi. In fondo i due registi hanno scelto la strada più semplice per accostarsi al capolavoro di Goldoni, evitando il rischio di doversi confrontare con la complessità della figura di Arlecchino, a cui è richiesta una capacità acrobatica e una precisione scenica, sia fisica che verbale, che pochi attori possiedono. Doti che, indubbiamente, aveva quell’Antonio Sacco, in arte Truffaldino, a cui Goldoni si ispirò, nel 1745, per il suo canovaccio. Doti che sicuramente avevano lo straordinario Marcello Moretti e l’esuberante Ferruccio Soleri, che contribuirono a rendere famoso il già citato allestimento di Strehler. Ma Favino decide di non cogliere la sfida. Il suo personaggio non è Arlecchino, ma il Pippo della versione di Bean. Spiritoso e divertente, ma con meno protagonismo e meno lazzi acrobatici. Una scelta saggia, visto che i momenti in cui “Servo per due” perde la propria forza sono proprio quelli in cui si cerca di rendere il dovuto omaggio a questi illustri, e forse un po’ ingombranti, predecessori. (E che sia questa, allora, la risposta alla nostra domanda iniziale?). Mentre Favino dimostra tutta la sua capacità di catturare il pubblico nell’interazione comica sia con gli altri attori in scena, sia con il pubblico stesso, che più volte viene reso partecipe. Bravura attestata dal riconoscimento quale miglior attore protagonista, ottenuto al Premio Maschere del Teatro 2014 proprio grazie a questo spettacolo.

Ma, in fondo, l’errore è del critico teatrale che concentra tutta la sua attenzione su di un unico attore, perché la buona riuscita della serata è merito anche e soprattutto dell’azione corale della compagnia Gruppo Danny Rose. A loro devono andare i nostri complimenti. E una menzione speciale va fatta all’eccellente prova di Ugo Dighero, in particolare nella scena della doppia cena. Da ricordare anche l’Orchestra Musica da Ripostiglio che ha interpretato dal vivo celebri brani degli anni Trenta, a volte con qualche esilarante libertà. È loro il merito delle nostre più sincere risate.

Firenze – TEATRO DELLA PERGOLA, 4 novembre 2014

Lorena Vallieri

SERVO PER DUE (ONE MAN, TWO GUVNORS) – di Richard Bean. Liberamente tratto da “Il servitore di due padroni” di Carlo Goldoni; tradotto e adattato da Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Marit Nissen e Simonetta Solder; regia: Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli; elaborazioni musicali ed esecuzioni live : Orchestra Musica da Ripostiglio; scene: Luigi Ferrigno; costumi: Alessandro Lai; luci: Cesare Accetta; coreografie: Fabrizio Angelini; produzione: Gli Ipocriti / Associazione R.E.P. la Compagnia di Repertorio con la partecipazione della Fondazione Teatro della Pergola; Foto: Fabio Lovino.

Interpreti. Attori del gruppo Danny Rose (Bruno Armando, Gianluca Bazzoli, Ugo Dighero, Anna Ferzetti, Giampiero Judica, Marit Nissen, Diego Ribon, Eleonora Russo, Fabrizia Sacchi, Luciano Scarpa, Pietro Ragusa, Roberto Zibetti); musicisti: Luca Pirozzi, Luca Giacomelli, Raffaele Toninelli, Emanuele Pellegrini.