Per la rassegna fiorentina lo spettacolo di Alessio Montagnani al Caffè 1926.

Qual è il senso? Qual è la fine? E di cosa abbiamo bisogno? Qual è la spinta? Tralasciamo. Cose, persone, situazioni. Nello «stupro generale», nella «leggerezza estatica», nei «precipizi di vacuità». Con lo spettacolo “Semen” Alessio Montagnani, classe 1989, indaga sull’uomo, sull’essenza dell’esistenza. Lo fa attraverso lo sguardo disincantato e spregiudicato di un clown, a cui si dà ascolto più che a un attore, come a un bambino che nel suo flusso di parole esprime tutto il suo essere, e lo si ascolta perché è ancora innocente, libero, spensierato. Ecco, questo distingue il clown dai fanciulli: una lucida osservazione della realtà, con tutte le sue inclinazioni e cadute. In scena al Caffè 1926 nell’ambito della rassegna Futurarte, Montagnani propone al pubblico una “parentesi”, un urlo per chi vuol sentire, un attimo, un pensiero.

Perché? Perché essere vittime inconsapevoli del tempo che corre? Perché lasciarsi nella fragilità e nel pericolo del rischio senza fine, giocare con un fuoco che divampa senza controllo? Investiti da modi di fare e di dire, obbligati a compiere azioni, a sostenere condizioni. A cadere, rialzarsi. Vivere. Ma essere sordi al richiamo interiore, assordati da una realtà che ci riempie di banalità e aspettative, inutili, insensate. E allora sarebbe bene «alleggerirsi», smettere di desiderare problemi di cui si potrebbe fare a meno. È tutta una scelta. Una volta andato via il trucco, il gioco finisce, il clown torna uomo, inglobato nel tempo che scorre, ma c’è ancora un istante, un minuto di silenzio e di consapevolezza, forse. L’essere “io”. Affermarsi nella propria origine identitaria.

Firenze – CANTIERE FUTURARTE CAFFE’ 1926, 26 aprile 2016

Mariagiovanna Grifi

SEMENdi e con: Alessio Montagnani.