Intensa e umana la Judy Garland della versione italiana del dramma musicale “End of The Rainbow” interpretata da una straordinaria Monica Guerritore, perfettamente a suo agio in un ruolo che richiede grandi capacità attoriali e un’evidente versatilità performativa.

La pièce di Peter Quilter, che da anni riscuote grande successo in Inghilterra, racconta gli ultimi mesi di vita di Judy Garland e, per la precisione, i giorni della sua ultima tournée londinese con il fidanzato produttore Mickey Deans, che diventerà il suo quinto e ultimo marito.

Monica Guerritore, aiutata anche da un trucco impeccabile che la rende molto simile alla Garland, lascia emergere il lato più intimo e privato della grande star, la fragilità di una donna arrivata troppo presto al successo e vittima dello Star System dell’industria cinematografica hollywoodiana che ne ha fatto sì una diva ma ne ha anche marcato la vocazione all’autodistruzione e all’autolesionismo.

Il dramma della Garland, perfettamente restituito al pubblico dall’interpretazione della Guerritore, ruota intorno alla conflittualità tra quello che si è e quello che si dovrebbe o si vorrebbe essere, pel’rlustrando insanabile frattura tra popolarità mediatica e grande solitudine interiore, bisogno  di abbandonarsi all’amore e consapevolezza delle proprie responsabilità e delle proprie debolezze.

Accanto alla Guerritore, segnaliamo l’ottima prova di Aldo Gentileschi, attore e musicista che in End Of The Rainbow interpreta il ruolo di Anthony, l’amico pianista omosessuale della Garland che prova ad arginare il delirio autodistruttivo della diva, offrendole vanamente soluzioni esistenziali alternative.

Gli spettatori escono dal teatro trattenendo negli occhi l’immagine finale, struggente e poetica della Garland/Guerritore accasciata a terra, davanti a un microfono solitario, con le note di Over The Rainbow che invadono il teatro come l’arcobaleno il cielo. Un’immagine epica che difficilmente potranno scordare.

Roma, teatro Sistina, 22 ottobre 2016

Claudio Finelli