L’opera di Donizetti presentata in forma di concerto al nuovo Teatro dell’Opera di Firenze.

ab56fc0d177e3df4f41f9dbee581767aNon siamo tra gli amanti delle opere in forma di concerto. Riteniamo scene, luci, costumi e attrezzeria, elementi fondanti della drammaturgia lirica, al pari di direttore, coro e orchestra. Senza dimenticare la sinergia tra pubblico e palcoscenico. Ma dobbiamo ammettere che, con un cast eccezionale come quello proposto per questo “Roberto Devereux o il Conte di Essex”, l’assenza della messinscena permette di apprezzare al meglio le qualità musicali della partitura donizettiana: narrazione incalzante, drammaticità emotiva, forti contrasti e violente tensioni. Certo, in una vicenda come questa, in cui sono spesso piccoli oggetti (l’anello o la sciarpa) a portare avanti lo sviluppo della trama, l’esecuzione concertistica non chiarisce tante cose. In compenso, è possibile concentrarsi sulla recitazione vocale di artisti del calibro di Mariella Devia.

E spiace che, in un’occasione così, la lettura del direttore Paolo Arrivabeni sia apparsa piuttosto piatta. Seguire i movimenti della sua bacchetta per capirne l’idea interpretativa sarebbe stato un indubbio valore aggiunto. Tanto più nella cornice del nuovo Teatro dell’Opera, inaugurato il 10 maggio con la promessa di un’acustica perfetta. In effetti, la sala permette di assaporare assai bene le sfumature esecutive dell’orchestra e la precisione del suono è tale da poter essere paragonata a quella di una registrazione in studio. Anche se, a nostro parere, ciò rende il tutto un po’ troppo impersonale e metallico, oltre ad amplificare oltremisura ogni rumore proveniente dalla platea.

Per fortuna, come accennavamo, sopperisce alla carenza interpretativa del direttore la bravura belcantistica della Devia. La sua esibizione è stata impeccabile e ha confermato la classe di sempre. Grazie alle variazioni vocali e a un controllo ancora perfetto della voce, il soprano ha restituito un’Elisabetta a tutto tondo che, aldilà della severità imposta a una regina conscia del proprio ruolo, vive il dramma tutto interiore di una donna innamorata e ferita, il dolore di colei che per cieca vendetta ha decretato la morte dell’uomo amato. Doti che sicuramente non hanno sorpreso il pubblico fiorentino, che negli ultimi due anni aveva già avuto il piacere di apprezzarla in “Anna Bolena” e “Maria Stuarda”, allestite rispettivamente nel 2012 e nel 2013 al Teatro Comunale. Con il suo debutto al nuovo Teatro dell’Opera nel ruolo di Elisabetta, regina d’Inghilterra, si conclude il cosiddetto ‘ciclo delle regine Tudor’ di Gaetano Donizetti. È Elisabetta, infatti, l’indiscussa protagonista della tragedia scritta nel 1837 da Salvatore Cammarano, nonostante la necessità di intitolare l’opera al personaggio interpretato dal tenore. Infatti, proprio al San Carlo di Napoli, teatro per il quale il “Devereux” era stato creato, erano già andate in scena l’“Elisabetta regina d’Inghilterra” di Gioachino Rossini (1815) e l’“Elisabetta al castello di Kenilworth” dello stesso Donizetti (1829).

Il mezzosoprano siciliano Chiara Amarù, nel ruolo della duchessa di Nottingham, si è dimostrata a proprio agio nel personaggio, e per nulla intimorita dal confronto con un mito della scena quale la Devia. La sua interpretazione è scivolata lineare e senza cedimenti, con ottime intuizioni che hanno dato un inedito spessore al personaggio di Sara. Meno convincente l’interpretazione di Celso Albelo nella parte del protagonista maschile. Nonostante abbia dimostrato anche in questa occasione di essere un cantante con ottime doti vocali, non è riuscito a fare proprio il personaggio del duca di Essex, che è apparso privo di spessore interpretativo.

Spessore che aveva invece Paolo Gavanelli nel ruolo del Duca di Nottingham.  Il baritono padovano ha sostituito all’ultimo momento Gabriele Viviani, impossibilitato ad esibirsi per un’indisposizione, e non ha fatto rimpiangere l’assente. Ci ha infatti regalato un’interpretazione intensa ed espressiva, non solo dal punto di vista vocale. La spontaneità della gestualità e della mimica facciale, pur in mancanza di regia (anzi, forse proprio grazie alla mancanza di regia), hanno infatti arricchito la sua performance.

In ottima forma, come sempre, il coro del Maggio Musicale Fiorentino.

Firenze – Teatro dell’Opera, 20 maggio 2014

Lorena Vallieri

 

ROBERTO DEVEREUX O IL CONTE DI ESSEX Tragedia lirica in tre atti di Gaetano Donizetti; libretto di Salvatore Cammarano; Edizione Casa Ricordi, Milano; direttore Paolo Arrivabeni; maestro del coro: Lorenzo Fratini; Orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino. In forma di concerto.

Interpreti. Elisabetta, regina d’Inghilterra: Mariella Devia; Il duca di Nottingham: Paolo Gavanelli; Sara, duchessa di Nottingham: Chiara Amarù; Roberto Devereux, conte di Essex: Celso Albelo; Lord Cecil: Antonio Corianò; Sir Gualtiero Raleigh: Gabriele Sagona; un paggio/un famigliare di Nottingham: Davide Giangregorio.

Foto: Celso Albelo (Roberto Devereux) e Mariella Devia (Elisabetta I) nella prima del Roberto Devereux © Copyright Pietro Paolini / TerraProject / Contrasto