L’artista francese-tunisino supera il gender e mette in scena per “Umano” il caos contemporaneo.

Tra gli artisti internazionali ospiti al Teatro Cango Cantieri Goldonetta, in occasione di “Umano”, il francese-tunisino Radhouane El Meddeb si schiera in prima linea per una battaglia che ha lo scopo di far luce su alcuni fra gli aspetti più importanti della società contemporanea. In quattro serate consecutive, dal 14 al 18 ottobre, vanno in scena “Je danse et vous en donne à bouffer” e “Au temps où les arabes dansaient…”.

Coreografo, ballerino e performer, Radhouane El Meddeb debutta sulla scena del teatro fiorentino con “Je danze et vous en donne à bouffer”. Il pubblico è invitato a togliersi le scarpe, come se fosse ospite, per cena, in una dimora tunisina. Radhouane è regista di se stesso, avvia da solo, dal proprio I-pod, la musica che lo accompagnerà. Scopre le stoviglie posizionate su una tavola, accende il fornello, mette la carne sul fuoco e, tra un’operazione e l’altra, si concede intermezzi per danzare. Il gioco di contrasti si crea immediatamente: da una parte una ritualità quasi sacrale nel preparare il cous-cous: quello che, per la cultura da cui proviene il performer, è il piatto servito nelle occasioni più importanti; dall’altra emerge una sorta d’ironia, di sarcasmo: dal proporre al pubblico l’odore inebriante delle spezie al lanciargli addosso chiodi di garofano. Lo stesso avviene nella danza: i gesti solenni di una danza etnica delicata e composta si trasformano in un movimento frenetico che sembra puntare alla perdita dei sensi. Tra serietà e comicità, Radhouane El Meddeb stimola nello spettatore attento varie riflessioni; la sua sembra, infatti, una performance tutt’altro che fine a se stessa. Il carattere etnico, il cucinare in scena, il provocare il pubblico, non sono ingredienti di un’originalità puramente estetica, ma hanno tutta l’aria di essere l’alfabeto di un linguaggio di denuncia o, se non altro, di una presa di coscienza nei confronti di una società presente che, in una miriade di distrazioni, smarrisce le proprie coordinate spazio-temporali. Radhouane mangia maleducatamente un piatto di cous-cous e solo dopo essersi saziato lo offre al pubblico; non porge piatti e posate, ma li lancia a terra. Si tratta forse di un voler sdrammatizzare, alleggerendoli, su usi e costumi che caratterizzano l’origine della sua famiglia? O si tratta, piuttosto, di un discorso più generale, che vuole affermare con spensieratezza il superamento del gender, tema che tanto caratterizza il nostro presente, ma che ci ostiniamo a tenere nascosto?

R. EL MEDDEB - AuTemps ou les arabes dansaient ©Anne Laure Lechat .3Del resto, questa seconda riflessione è suggerita anche da “Au temps où les arabes dansaient…”, di cui Radhouane El Meddeb è coreografo. Quattro uomini muovono sensualmente il bacino, mettendo in scena una danza del ventre. In alcuni momenti della prima parte dell’esibizione, un tantino noiosa per l’eccessiva staticità e per la mancanza di musica, molti si saranno chiesti disperatamente il perché di tale movimento. Ma proviamo anche a chiederci perché no, perché ad un certo punto della storia degli uomini, si è deciso che solo le donne dovessero cucinare e danzare in un certo modo. Quando la musica inizia ad animare la scena, l’impatto è magnifico. I danzatori si muovono con perizia, piacciono, diventano attraenti, ballando non solo al ritmo della musica, ma anche delle scene tratte da film d’epoca, proiettate sullo sfondo. Si tratta, quindi, di una rievocazione dei bei tempi andati, o di un’analisi del presente? Forse le due problematiche sono collegate. Quella di Radhouane El Meddeb è una provocazione intelligente: creazioni ben fatte, opere d’arte, che al contempo vogliono parlare ad un mondo che è bello perché è vario, e come tale dobbiamo guardarlo e trarne beneficio. Si potrebbe aggiungere un’ulteriore riflessione: quanto ha sofferto la donna per ottenere il voto, per entrare nel mondo del lavoro, per indossare i pantaloni. Non si tratta tanto di gusti sessuali, ma di pari opportunità, per cui anche all’uomo è concesso cucinare e fare la danza del ventre. E se dovrà lottare per indossare abitini anche al di fuori delle più famose passerelle degli ultimi tempi, non possiamo fare altro che accettarlo.

Firenze – CANGO CANTIERI GOLDONETTA, 18 ottobre 2015.

Benedetta Colasanti

JE DANSE ET VOUS EN DONNE À BOUFFER – Ideazione e interpretazione: Radhouane El Meddeb; si ringraziano: Marie de Heaulme, Salia Sanou, Le Centre National de la Danse, Pantin, Paris.

AU TEMPS OÙ LES ARABES DANSAIENT… – Ideazione e coreografia: Radhouane El Meddeb; interpreti: Youness Aboulakoul, Philippe Lebhar, Rémi Leblanc-Messager, Arthur Perole; scena: Annie Tolleter; luci: Xavier Lazarini; suono: Stéphane Gombert; collaborazione artistica: Moustapha Ziane; video: Cécile Perraut, in collaborazione con Feriel Ben Mahmoud; produzione: La compagnie de SOI; in coproduzione con: 104-Centquatre-Paris, Centre Chorégraohique National de Montpellier Languedoc – Roussillon (Programme Résidences), Centre de Développement Chorégraphique Toulose / Midi-Pyrénées (Accueil en résidence), La Filature Scène nationale de Mulhouse, la Ferme du Buisson Scène nationale de Marne la Vallée, WIP Villette; con il sostegno di: Arcadi Île-de-France / DRAC Île-de-France / Beaumarchais Foundation / Centre National du Théâtre.

Foto: ©Carolina Lucchesini e ©Anne Laure Lechat.