A Fabbrica Europa Giulio D’Anna usa la danza come arma da combattimento.

Comincia in medias res “R_ESISTERE” di Giulio D’Anna. Cinque persone ballano su una piattaforma composta da tanti cubi luminosi, posizionata sul palcoscenico del Teatro Cantiere Florida. È un altro appuntamento della danza contemporanea con Fabbrica Europa. Una danza scomposta: sembra che i performers stiano ballando sul cubo di una discoteca. Il pubblico si posiziona e solo quando le luci si spengono la musica cambia e la danza si trasforma.

Una voce fuori campo avvolge la sala, ci annuncia chiaramente il tema dello spettacolo. Persecuzioni, maltrattamenti di ogni genere, fisici e morali, si sono verificati nella storia dell’uomo e sono vivi tutt’oggi. Ma da sempre qualcos’altro lotta contro tutto ciò. Si tratta dei movimenti di resistenza, altrettanto impetuosi e capaci di usare la violenza per combattere in nome di quello in cui credono. I danzatori si trasformano in una folla tumultuosa. È sorprendente l’uso della luce, che crea sullo sfondo ombre doppie e dilatate, moltiplicando i cinque protagonisti e la loro azione: sembrano davvero un gran numero di persone. Anche la musica dà il ritmo alla lotta. I ballerini incarnano concetti astratti come paura, rabbia, crudeltà. Sono vittime e, un momento dopo, carnefici. Sono delinquenti e sottomessi. Il linguaggio del corpo arriva nel profondo di uno spettatore attento ed è capace di scuoterlo.

Una violenza espressa in tutte le sue forme, che tocca il culmine con quella che ha tutta l’aria di essere violenza sulla donna. Ad una ballerina vengono imprigionate le braccia con la sua stessa t-shirt ed ella rimane a seno scoperto. Spinta, bloccata a terra dagli altri, dai carnefici, tenta in ogni modo di salvarsi, di liberarsi. La violenza sulle donne è anche quella che le vede manovrate come marionette, con tacchi alti e visi artificiali, costrette a mostrare la propria nudità; una violenza forse più psicologica che fisica, ma diretta comunque ad annientare la vittima. Sono solo due esempi, magari tra i più contemporanei e duraturi, ma soltanto due tra gli innumerevoli casi di delitti verso i propri simili. Discriminazioni razziali, presunta superiorità, che senso hanno se siamo tutti uomini? Ciò che ci differenzia è soltanto la capacità di odiare e quella, opposta, di amare. Chi odia fa del male, in qualunque modo possibile, chi ama resiste al male ed aspira al bene, o almeno a ciò che ritiene tale. Non sempre la resistenza è stata vista di buon grado nella storia. Lottare contro la violenza significa forgiare la stessa, violenta, arma; è il prezzo da pagare per raggiungere quello in cui si crede.

Guardando i ballerini di Giulio D’Anna e la loro incredibile energia, ci si chiede se non stiano combattendo addirittura contro la forza di gravità. Avendo davanti la nudità dei corpi sembra, a primo impatto, di assistere ad una violenza gratuita e ci si chiede che cosa voglia dimostrare il coreografo. Intanto la forza dei performers non desiste, essi sembrano urlare «We are here. We are here. We are». Non è proprio nell’unione, nel voler dimostrare qualcosa, che i movimenti di resistenza si sono fatti sentire? Non è in questo che si resiste, o meglio, che si aspira a esistere secondo le modalità che desideriamo?

Firenze – TEATRO CANTIERE FLORIDA, 21 maggio 2015.

Benedetta Colasanti

R_ESISTERE – Concept e direzione: Giulio D’Anna; Danzatori: Lana Coporda, Miryam Mariblanca, Ana Ladas, Fabian Holle, John Taylor; Composizione musicale: Maarten Bokslag e Tom Nestelaar; Set design: Jasper Van Roden; Assistenza direzione e produzione: Agnese Rosati; Stagisti: Jouke Istar Rouwenhorst (danza), Vanessa Sgarra (costumi), Laura Wallrafen (luci); Consulenza artistica: Kristin de Groot; Prodotto e supportato da: Dansateliers, Nederlandse Dansdagen, Amsterdams Fonds voor de Kunst, C/O, Prins Bernhard Cultuurfonds/ Fonds Danceworks Rotterdam, SNS Reaal, Versiliadanza, Fondazione Fabbrica Europa, AMAT and Giulio D’Anna/Stichting Gillen.