Il nuovo lavoro di Claudia Catarzi per La democrazia del corpo

Che forma ha il corpo di chi rimane in una certa posizione per il periodo di tempo in cui un artista lo plasma, lo ridisegna e lo adatta ai limiti di una tela o alle dimensioni della materia? È su questo che si interroga Claudia Catarzi che, oltre alla sua esperienza nel mondo della danza contemporanea, vanta un percorso di formazione in scultura. Negli spazi del Cango e in occasione del Festival La Democrazia del Corpo, la coreografa si esibisce in “Posare il tempo”; con lei, la danzatrice Claudia Caldarano e il percussionista Gianni Maestrucci.

Sono il corpo e il tempo i protagonisti; un corpo che si sdoppia o si associa a un suo simile, che sperimenta su di sé, che riflette sulla propria materia organica e che esplora i propri limiti. È un corpo che si presta alla lente artistica e che, a volte esprimendo apertamente la propria timidezza, sfida la forza delle proprie articolazioni attraverso il rapporto con l’altro, con la cornice e con lo spazio circostante. Quest’ultimo è potenzialmente aperto verso l’infinito eppure delimitato da ulteriori limiti: dello spazio scenico ma anche della mente umana, della paura, delle mode, degli usi e dei costumi. Il più grande interlocutore del corpo è il tempo: quello che scorre, quello musicale delle percussioni, quello universale inteso come convenzione umana e organizzazione quotidiana e quello relativo che è sempre diverso a seconda del contesto.

Il lavoro tra i due corpi danzanti è ben curato; anche Claudia Caldarano contribuisce attivamente alla creazione coreografica che nel contemporaneo spesso parte dall’improvvisazione per poi fissarsi in comunione con il tessuto sonoro.

Le due danzatrici lavorano sulle prospettive, sulle leve e sui rapporti di equilibrio; si completano, si sorreggono specularmente e complementarmente, talvolta confondendo lo spettatore sulla propria reciproca identità. L’intensità dell’emozione fisica e psicologica è poco fluida e tuttavia forte; compare e scompare come letimotiv dell’intera performance. C’è anche un terzo corpo, quello del frame, il fondale per la posa. I corpi, in continuamente rinnovata posizione, giocano con la propria cornice, simbolo ed entità fisica essa stessa, parte com’è dell’opera intera. “Posare il tempo” significa mettersi in posa ma anche fermare il tempo per manipolarlo come si fa con la materia. L’unico tempo rimasto sembra essere quello delle percussioni che distorcono lo scorrere quotidiano per proporre un altro tempo, ancora da mettere in posa e modellare in danza.

Firenze – CANGO, 28 ottobre 2018.

Benedetta Colasanti

 

POSARE IL TEMPO – Coreografia: Claudia Catarzi; danza: Claudia Caldarano e Claudia Catarzi; percussioni: Gianni Maestrucci; drammaturgia: Amina Amici; musiche originali e drammaturgia sonora: Bruno De Franceschi; sound designer: Francesco Taddei; luci: Massimiliano Calvetti e Leonardo Bucalossi.