Pino Scotto

Pino Scotto

Ormai si può dire che sia diventato uno dei personaggi più particolari del panorama musicale italiano, anzi che sia un vero e proprio “personaggio”. Pino Scotto è nato a Napoli (Monte di Procida) dove ha iniziato la sua esperienza musicale, ma si è trasferito a Milano alla fine degli anni Settanta, alternando al suo lavoro di fabbrica, sempre ricordato dal cantante con grande vanto, con la musica con gruppi hard e southern rock.

All’inizio degli anni Ottanta diventa il frontman dei Vanadium, band storica dell’hard rock e metal italiano con la pubblicazione di 8 album in studio, a partire da “Metal Rock” del 1982. Dal 1992 intraprende la carriera solista, collaborando nel frattempo dal 2003 con i Fire Trails.

Ma non solo musica. Pino Scotto deve la sua fama soprattutto per la trasmissione “Database” di Rock TV che l’ha reso una vera e propria icona televisiva. Grazie ai suoi interventi sempre molto diretti, sul mondo della musica e su alcuni personaggi anche dei più importanti.

Lo abbiamo incontrato nel locale napoletano Goodfellas in cui si è esibito per un concerto del suo tour per il suo ultimo album “Vuoti di memoria”, ed è stato molto disponibile. Gli abbiamo fatto alcune domande a cui ha risposto, come suo solito, con grande franchezza.

Sei reduce da un concerto al Goodfellas, locale napoletano da sempre punto di ritrovo di musicisti e appassionati di musica, dove sono ospiti musicisti di eccezione. Come ti sei trovato?

La cosa più pazzesca è che io sono nato in un paese, Monte di Procida, un paese in cui quando avevo 17 anni, ora ne ho 65, non c’era niente, e sono fuggito a Napoli, perché era l’unico modo per fare musica. Quando arrivai lì, abitavo proprio dietro al Goodfellas (quartiere Vomero ndr), io ho vissuto un anno lì. I casi della vita che è sempre un cerchio. È uno dei pochi locali in Italia che ha ancora una grande dignità, dove si suona ancora blues, dove c’è gente fa ancora musica propria. Mi sono trovato veramente bene.

Come hai scoperto la tua passione per la musica, e come è iniziata la tua carriera?

Quando ero al mio paese e avevo 16 anni ascoltavamo Rita Pavone, Gianni Morandi, poi arrivò un mio amico che lavorava sulle navi  mi portò un 45 giri di Elvis Presley. Guarda caso in questo disco di cover che ho fatto, “Vuoti di memoria”, uscito un mese fa, c’è anche un pezzo alla Elvis. Un omaggio che dovevo. Allora è nata la mia passione per la musica, quando ho scoperto che c’era un’altra musica, quella vera.

Oltre alle svariate esibizioni live in tour, ora con questo disco, tu sei anche un conduttore di Rock TV…

Io non son un conduttore. Io ho un programma che si chiama Database in cui voglio insegnare ai ragazzini cos’è la dignità dell’essere umano e cosa vuol dire la libertà, e in cui poi gli faccio ascoltare della buona musica. Pippo Baudo è un conduttore, io faccio la guerra, è un’altra cosa (ride).

Appunto per questo, ti volevo chiedere quanto sia importante la diffusione della musica da parte dei media. Pensi che la TV possa essere oggi di intralcio ai giovani musicisti?

Oggi la TV ha distrutto la musica! Da quando sono nati X-Factor, Amici, stronzate così. La nuova mafia. Quelli veri non li prendono. Prendono solo quelli che fanno il karaoke, poi dopo sei mesi, un calcio in culo e a casa. ‘Sta gente ha distrutto tutto: il cinema, il teatro. Hanno distrutto l’arte in questo paese, e distruggendo l’arte, hanno distrutto i sogni di tutti. Perché l’arte ti aiuta a sognare, ti fa riflettere. Invece politici di merda, accattoni, infami, si sono rubati un paese e si sono rubati anche la dignità delle persone. Vogliono che noi diventiamo dei robot, ci vogliono tutti in ginocchio a strisciare, a chiedere lavoro.

Secondo te come deve muoversi un giovane musicista per affrontare il cammino tortuoso del mondo della musica?

Se veramente vuol fare il musicista, deve suonare per passione e trovare un lavoro per vivere, perché non esiste il lavoro di musicista in questo paese. A meno che non vai a leccare il culo a qualcuno e vai in giro con queste merde, che fanno musica di merda.

Pensi che Internet possa dare qualche possibilità in più?

Sicuramente, ti dà un po’ di visibilità che non avevi la possibilità di averla prima, però Internet ha fatto anche un gran casino. Ha creato una confusione tremenda.

La musica oggi è molto cambiata…

Diciamo che non c’è più la musica, è diverso…

Però dischi classici continuano a vendere, quindi forse il rock non è morto…

Parliamo sempre di quella roba lì, però. Io vorrei che ci fossero i nuovi Led Zeppelin. Invece sono vent’anni che non viene fuori più niente. Solo fotocopie delle fotocopie delle brutte copie. È questa la tristezza. Bravi musicisti, bravi cantanti, ma non c’è più niente. Non c’è più anima. Ascolti un disco, se ti piace lo ascolti sei giorni e poi lo metti nel cassetto. Ai miei tempi compravo un disco di Hendrix, degli Stones e lo ascoltavo per due anni.

Però personalmente credo che ci sia un futuro nella musica rock. Adesso anche le pop-star si portano in concerto un gruppo, e non le basi come si è fatto fino a poco fa, penso che ci possa essere ancora un ritorno. Credi che sia possibile?

Io penso di no. Bisogna trovare un nuovo modo per vendere la musica, bisogna fare in modo che la gente non scarichi gratis, perché la musica è fatta da gente che ci spende dei soldi. Ci mette tempo, energia. Invece un coglione qualsiasi con un computer, scarica la musica gratis e questo non è giusto. Oltre che per la mia musica, questo ha creato un danno ad un’industria in cui lavoravano milioni di persone in tutto il mondo, di cui i tre quarti sono già andati a casa, l’altro quarto andrà anche a casa.

Uno scenario un po’ triste…

Purtroppo si deve rivoluzionare tutto, altrimenti questo buco profondo sarà sempre più profondo, socialmente, politicamente, artisticamente. L’avevo già detto anni fa, ed è successo purtroppo. Rimarranno solo tribute band.

Proprio per questo volevo chiederti: molti musicisti che studiano per esempio, trovano la soluzione per mantenersi di iniziare con le tribute band. Questo non dà meno spazio a quelli che fanno musica propria?

Questo è il problema, è una mafia da accattoni che ha tolto lo spazio ai musicisti veri. Qualsiasi coglione s’è messo a cantare e a suonare, perché tanto suonare i pezzi di “Cimabue”, Vasco Rossi e il reste di queste merde, basta un coglione qualsiasi. Prende la chitarra in mano da tre giorni e si mette a suonare.

Pino, tu sei di origini campane, come dicevamo prima: cosa provi quando ti capita di suonare qui in Campania?

Sarà che sono campano anche io, ma c’è molto più calore qua. Al Nord sono solo casinisti, ma è un casino diverso. È un casino solo “casino”, qua è un casino col cuore.

Invece dei musicisti campani cosa ne pensi?

Vivo da quarant’anni a Milano e non conosco i musicisti campani “da strada”, vi posso parlare di amici, che erano anche tra il pubblico al concerto, Enzo Gragnaniello e Enzo Avitabile che sono la vera anima di Napoli, altro che Pino Daniele. Grande musicista, ma come uomo lascia un po’ a desiderare. Poi c’è Gennaro Porcelli, che ogni tanto suona con me, che suona con Bennato, uno dei musicisti blues più bravi che conosco.

Un saluto ai nostri lettori, e magari qualche parola di incoraggiamento per i giovani musicisti.

La musica è un sogno: se non era per la musica ero un ladro o uno spacciatore, perché non mi sono mai prestato al gioco di questa società di merda. Invece la passione per la musica mi ha dato la forza di lavorare 35 anni in fabbrica, e sono 10 anni che sono in pensione, ho sempre lavorato e ho fatto la musica con passione. Quello che faccio ancora. Per questo motivo: fate in modo di non distruggere questa passione per la musica, e trovate un lavoro. Poi ogni tanto il miracolo esiste, anche se come dice mia madre: “chi vive sperando, muore cacando”.

Cos’altro dire?

Da cinque anni seguo un progetto con una psicologa, Caterina Vetro, in Centro America dove abbiamo aperto due ospedali, da soli! Il progetto si chiama “Rainbow Project”, lo trovate su rainbowproject.it, andate a vedere e se non potete mandarci 10 euro, mandateci almeno un sorriso.

Vincenzo Nigri e Francesco Di Maso