Il potere di un musical ben fatto trasforma il Teatro Verdi di Firenze nell’Isola che non c’è.

Dopo dieci anni di repliche e successi va in scena, al Teatro Verdi di Firenze, il musical di “Peter Pan”, diretto dal regista Maurizio Colombi e animato da un cast eccezionale. La tradizione di una storia che non passa mai di moda, quella di J. M. Barrie, e gli intramontabili motivi musicali di Edoardo Bennato, uniti a nuovi effetti speciali e a un pizzico di polvere di fata, affascinano un pubblico di bambini estasiati e di adulti intimiditi.

Una regia che lo stesso Maurizio Colombi definisce «mai perfetta tecnicamente» appare, in realtà, come un lavoro completo, ben organizzato e di qualità. La storia è quella che tutti conosciamo, la colonna sonora, riadattata da Sono solo canzonette di Edoardo Bennato, ci è ugualmente familiare. Sentirsi vicini al soggetto dell’opera è un fattore fondamentale per il pubblico, soprattutto per quello adulto, che conserva in sé una vena fanciullesca, nascondendola sotto barba, capelli grigi, tacchi alti.

Peter-Pan e Capitan uncino

Ciò che emerge è lo stile cartoon, reso dalla tastiera che simula i rumori macchiettistici dei personaggi, e in particolare l’ingrediente Disney, rievocato sia dalle proiezioni animate dei titoli di testa, in cui le pagine di un libro si trasformano in quella che sarà la scenografia iniziale, sia da quest’ultima, che rappresenta la cameretta dei bambini di casa Darling, con gli sketch comici che la animano, con il ridicolo signor Agenore che inciampa sul cane Nana, la bambinaia. Ancora disneyani le vedute del Big Ben londinese dall’alto, il viaggio vorticoso verso l’isola, reso dagli effetti multimediali, le caratterizzazioni di John e Michael e il personaggio del coccodrillo, che passeggia tra il pubblico mordicchiando simpaticamente qualche signora seduta in platea. Dalla platea arrivano anche gli indiani e nella platea scendono i personaggi principali, con Wendy che pizzica la guancia a una bambina felice.

La rottura della quarta parete è un elemento vincente che arricchisce il musical, già di per sé coinvolgente. Ma sono molti i punti di successo dell’opera di Colombi: le scenografie elaborate, esteticamente apprezzabili e talvolta illusionistiche, come se anch’esse fossero cosparse di polvere magica; dalla cameretta dei bambini alla nave pirata, dalla foresta tropicale dell’Isola che non c’è al covo di Peter Pan e dei bimbi sperduti i passaggi sono naturali, tutto si alterna in continuità e senza contrasti visivi, pur nelle diverse peculiarità caratterizzanti ogni singola scena. I dialoghi tra i personaggi, che ricordano la storia tradizionale ma senza mai annoiare con frasi già sentite: tutto è rivisto, rivisitato, rinnovato, adattato al presente e alla fruibilità di un pubblico che ascolta ancora volentieri Bennato ma è abituato alle note di Lady Gaga, richiamate dal simpaticissimo Bombolone. Gli interpreti, sia i principali che i secondari, sono ballerini e cantanti a tutti gli effetti; nessuna arte è lasciata in secondo piano, il canto, la danza e la recitazione sono curate nel dettaglio ed esibite con altrettanta qualità. La bravissima Wendy, Martha Rossi, con la sua voce melodiosa e con il suo viso da bambina non può che affascinare gli spettatori, Pietro Pignatelli, in Capitan Uncino, pur nella parte di antagonista, non è da meno. Senza nulla togliere al resto della troupe, degne di nomina sono anche Laura Fiorini e Giorgia Arena, John e Michael, due donne davvero capaci di tornare a essere due bambini piccoli, con i loro modi di muoversi, con il loro modo di emozionarsi, sgranare gli occhi, saltare di gioia o tremare di paura davanti ai sogni caleidoscopici che soltanto un bambino può avere. In realtà tutti aspettavano il nuovo Peter, Giorgio Camandona che, indisposto, non ha potuto prendere parte alle recite fiorentine, ma la degna sostituta, Carlotta Sibilla, in un momento di tenera commozione, è riuscita a far tornare bambini gli spettatori, inizialmente imbarazzati ma poi liberi di urlare «io credo alle fate!» per far riaccendere la luce di Trilli.

PeterPan e Wendy

Infine il ritorno a casa Darling, i genitori che riabbracciano i propri figli e anche i bambini sperduti, vogliosi di avere una mamma. Il messaggio è umano: mai smettere di sognare, mai dare limiti alla propria fantasia, mai smettere di rincorrere ciò che ci rende liberi e felici, ma tutto questo senza mai scordarsi da dove si viene, senza mai trascurare gli affetti di cui ognuno di noi ha un profondo bisogno.

Firenze – TEATRO VERDI, 15 gennaio 2017.

Benedetta Colasanti

PETER PAN, IL MUSICAL – Soggetto: J. M. Barrie; musiche e canzoni: Edoardo Bennato; regia: Maurizio Colombi; interpreti: Giorgio Camandona / Carlotta Sibilla (Peter Pan), Martha Rossi (Wendy), Pietro Pignatelli (Capitan Uncino), Domenico Chianese (Spugna), Samantha Bellaria (Bambino Sperduto, Bombolone), Marco Di Palma (pirata/indiano), Massimo Finocchiaro (Bambino Sperduto, Pennino), Laura Fiorini (John), Valeria Ianni (Bambino Sperduto, Gemello), Luca Laconi (pirata/indiano), Pierluigi Lima (pirata/indiano), Giorgia Arena (Michael), Tiziano Russo (pirata/indiano), Maria Sacchi (pirata/indiano), Pamela Scarponi (Giglio Tigrato/mamma), Carlo Schiavone (pirata/indiano), Viola Zanotti (Bambino Sperduto, Pochino); coreografie: Rita Pivano; direzione musicale e accompagnamento live: Davide Magnabosco; direzione cori e canto: Alex Procacci; scenografie e fondali: Rinaldo Rinaldi; costumi: Francesca Grossi; disegno luci: Salvatore Buonaiuto; disegno del suono: Francesco Patimo; assistente alla regia: Marco Vesica; assistente alla coreografia: Francesco Spizzirri; direttore di scena: Danilo Amicucci; video: Valeria Ambrosio; produttori: Snew Step, Viola Produzioni, Show Bees.