Erika Silgoner, omaggio a John Cage al Teatro Cantiere Florida

Versiliadanza conclude il 2019 con una messinscena firmata Erika Silgoner, Esklan e Dancehauspiù e intitolata “4John”. È evidente l’omaggio al compositore americano John Cage che, per una serata, torna ad abitare la contemporaneità e, nello specifico, lo spazio del Teatro Cantiere Florida.

Uno studio coreografico ben progettato: in scena cinque giovani danzatori vestiti secondo un gusto convenzionalmente contemporaneo. Se non si può dire che l’argomento John Cage sia originale (si pensi soltanto a un’altra messinscena fiorentina, “Empty moves” di Angelin Preljiocaj portato a Fabbrica Europa nel 2015), ciò che colpisce è il rigore e un’impronta personalissima ma umile che, a ragione, non nega i propri punti di riferimento. Se dovessimo trovare una parola per descrivere Cage, si penserebbe innanzi tutto al silenzio. O a una pagina bianca come quella che il critico Louis Horst pubblicò nel 1957 come risposta alla performance di Paul Taylor (ne parla Silvia Poletti appena prima dello spettacolo di Erika Silgoner e nell’ambito di uno degli appuntamenti del progetto Eye Flow). Sarebbe facile se fosse così banale; e sarebbe facile se la provocazione di Cage fosse mera e insignificante, magari sintomo di un libertinaggio giovanile. Sono appena iniziati gli anni Cinquanta del cosiddetto Secolo breve quando il compositore americano, dopo aver fatto esperienza della camera anecoica presso l’Università di Harvard, propone 4’33’’ di silenzio ai suoi spettatori. Composizione e silenzio: sembra un ossimoro se ci si ferma alle convenzioni, quella secondo cui il silenzio non presuppone il rumore e quella che considera musica soltanto ciò che è conforme alle regole del sistema temperato. Non si vuole certo affermare che la provocazione non sia nelle corde di Cage; siamo del resto in un’epoca vivace artisticamente parlando, inaugurata dalle avanguardie artistiche di inizio Novecento, anticipata in ambito musicale già a partire dalle esperienze seriali e dodecafoniche della Seconda scuola di Vienna (Schonberg, Berg e Webern) e portata avanti dalle tre grandi scuole europee che hanno aperto le porte della musica al rumore (Schaeffer a Parigi) e all’elettronica (Stockhausen a Colonia e gli esponenti dello Studio di Fonologia della RAI a Milano).

Si legge un flusso continuo di idee: le trasformazioni sono graduali e mai repentine (nonostante le apparenze); il merito della giovane coreografa Silgoner sta soprattutto nella consapevolezza di ciò che c’è stato e di ciò che ci deve essere per rendere davvero omaggio ai predecessori della sperimentazione artistica nonché al proprio lavoro. Si percepisce lo studio, la fatica, una ferrea predisposizione all’allenamento e al superamento dei propri limiti fisici e mentali. Si rivede John Cage non soltanto nella banalità della parola silenzio ma nella complessità della sua opera omnia. E Cage è presente come un fantasma nei corpi e nelle voci dei danzatori e del pubblico che è chiamato a interagire e a farsi parte della performance. Attraverso la multidisciplina, il meticciato e l’uso del corpo e del movimento non solo come arte e bellezza ma anche come fenomeno fisico, Erika Silgoner riesce a fondere arte, ironia e commozione senza la pretesa di superare i limiti estetici del proprio tempo e lasciando lo spettatore piacevolmente poco perplesso.

Firenze, TEATRO CANTIERE FLORIDA, 20 dicembre 2019.

Benedetta Colasanti

4JOHN – Coreografia: Erika Silgoner; interpreti: Francesca Bedin, Davide Boi, Chiara Corradi, Gloria Ferrari, Noemi Dalla Vecchia; musica: John Cage; produzione: Esklan Art’s Factory con il sostegno di DANCEHAUSpiù.