Dal film di Monicelli piccoli e grandi problemi familiari nello spettacolo di Rosario Campisi al Teatro di Cestello di Firenze.

10003463_10202453994970169_330041614_nNell’assistere a uno spettacolo sulla famiglia come “Parenti serpenti” di Carmine Amoroso si prova tutti lo stesso senso di fastidio. Volente o nolente si attiva un processo di identificazione e, inevitabilmente, di vergogna. Come se improvvisamente fosse la tua personalissima vita familiare a essere messa a nudo sul palcoscenico. Quella stessa realtà che cerchi disperatamente di nascondere a ogni costo perché non vuoi assolutamente che gli altri colleghino la tua “magnifica” persona alla tua “terrificante” famiglia.

1911878_10202453988370004_1569156442_nOgnuno di noi conserva una certa forma di pudore rispetto alla sua famiglia, il pudore di non mostrarne gli ingranaggi perversi, come se poi gli scandali presenti in essa fossero tanto originali! Se fossimo tutti meno imbarazzati, forse ci accorgeremmo che non c’è nulla di cui preoccuparsi: ogni famiglia è uguale all’altra, e nessuno di noi appare “magnifico” rispetto agli altri membri. Siamo tutti pieni di rancori, abbiamo sempre di che lamentarci, siamo sommersi di guai e con i nostri parenti non facciamo altro che litigare. Non si tratta di piccole controversie, ma di apocalittiche discussioni con tanto di finale melodrammatico. In tutte le famiglie vige quello strano modo di amare, insano e incomprensibile.

1461062_10202453997970244_241097763_nSebbene la conclusione di “Parenti serpenti”, andato in scena al Teatro di Cestello di Firenze per la regia di Rosario Campisi, abbia un finale esasperato (fortunatamente) rispetto alle “nostre” realtà familiari, è comunque impossibile non rispecchiarsi. Fa sorridere il fatto che il testo sia datato anni ’90, ma probabilmente la situazione non è mai cambiata sin dall’antichità. D’altronde il film di Mario Monicelli (1992, nel cast troviamo Marina Confalone, Alessandro Haber e Cinzia Leone) non ebbe grande successo sul grande schermo (forse appariva banale), ma fu particolarmente apprezzato nel tempo proprio perché riusciva a stemperare gli animi, con il suo effetto catartico. Vista da fuori, infatti, la famiglia è quasi sopportabile, sembra che in fondo tutti i problemi siano risolvibili. Bisognerebbe sempre prendere le distanze, straniarsi dalla propria condizione per osservarla e riflettere lucidamente. Ci renderemmo conto che sarebbe molto più semplice essere onesti con i propri familiari, parlare loro sinceramente, invece di accumulare tutta quella rabbia. Purtroppo, invece, quando si è coinvolti  i rapporti si incrinano e giungono a un “punto di non ritorno”, dove vuoi solo salutare tutti e ritrovarli alla prossima festività. Perché è proprio durante le vacanze, specie di Natale, che esplode tutta la crudeltà della famiglia, è il periodo in cui si fanno avanti gli asti e i rancori.

1511086_10202453992410105_856927660_nAnche la famiglia descritta da Amoroso segue questo meccanismo morboso. Prima di tutto il dover ripetere tutte le usanze, rispettare la tradizione a ogni costo, forzatamente, con grande disappunto dei giovanissimi; una tappa imperdibile è quella dei pettegolezzi: ci sono sempre alcuni membri che si appartano per criticare gli altri, quelli meno simpatici –  e di solito acquisiti; poi arriva il momento dei “regali sgraditi” e subito dopo la serata sfocia in tragedia. È quasi un rituale, è l’istante in cui, parlando del più e del meno, gli animi si surriscaldano e ognuno, in un impeto irrazionale, butta fuori tutto. È il momento più vero, più sincero. Il dopo dovrebbe essere la fine dei rapporti, ma tutti noi sappiamo che è solo una parentesi (e non è né la prima né l’ultima). Tutto verrà, ipocritamente, dimenticato fino alla prossima sfuriata.

1461082_10202453986409955_220681516_nLa messinscena risulta piacevole e leggera, scorre veloce (se non fosse per i tanti cambi di scena al buio che, talvolta, disturbano) grazie anche a una buona sintonia creata tra gli interpreti, ognuno ben calato nel suo “buffissimo” personaggio: Maurizio Bartoli, Cosimo Calvelli, Michele Cimmino, Chiara Ciofini, Chiara Collacchioni, Vincenzo De Caro, Chiara Del Fante, Massimo Galtieri, Maurizio Gori, Rita Iacone, Valentina Longo. Simpatiche le scene d’insieme, ben orchestrata l’alternanza di scene dei diversi nuclei familiari (tutti facenti parte della stessa “grande famiglia allargata”), che “si accostano e si scostano” come realmente accade nella realtà quotidiana. Dalla commedia alla tragedia in un clima grottesco che potrebbe sfociare nel noir.

FIRENZE – Teatro di Cestello, 11 aprile 2014

 

Mariagiovanna Grifi

PARENTI SERPENTI – Regia: Rosario Campisi; Autore: Carmine Amoroso; Aiuto regia: Anna Consalvo; Scene e costumi: Marcello Ancillotti, Cecilia Micolano; Interpreti: Maurizio Bartoli, Cosimo Calvelli, Michele Cimmino, Chiara Ciofini, Chiara Collacchioni, Vincenzo De Caro, Chiara Del Fante, Massimo Galtieri, Maurizio Gori, Rita Iacone, Valentina Longo.