L’iniziativa di Davide Lorenzo Palla: una strategia antica per intercettare nuove fasce di pubblico e recuperare una dimensione più attiva e partecipata all’evento teatrale.

Fra i piccoli e grandi sconvolgimenti che il ’68 aveva prodotto, si era verificata la tendenza a far uscire il teatro dai suoi luoghi tradizionali e deputati. Pasolini, nel novembre di quell’anno, aveva rifiutato i velluti e gli stucchi dorati della sala Gobetti di Torino per la prima della sua Orgia, e l’aveva fatta rappresentare in una sala con panche scomodissime (io c’ero, e me le ricordo).

Con Gian Renzo Morteo, Dario Fo, Giuliano Scabia, si era cominciato a far teatro davanti ai cancelli delle fabbriche, nelle piazze, nell’aia delle cascine; poi nelle case occupate, nei centri sociali. Anche l’Estate Romana di Renato Nicolini rientra in questo filone di rinnovamento delle modalità con cui proporre e fruire il prodotto artistico.

Non è questa la sede per tracciare un profilo sociologico e cronologico di questo fenomeno, ma è un fatto che, col progressivo appassire delle spinte creative e delle utopie sessantottine, con la gretta, politica restauratrice che ne è seguita (“con la cultura non si mangia”), anche le proposte teatrali meno tradizionali e più innovative sono venute meno.

Data questa premessa, è con particolare soddisfazione che si assiste, da qualche anno, alla rinascita di forme spettacolari che sembravano perdute.

Parallela al già citato Teatro nelle case, di Alberica Archinto e Rossella Tansini (recensione de L’angelo di Kobane), è da segnalare l’iniziativa Tournée da bar, di Davide Lorenzo Palla.

Davide, classe 1981, è un guitto nato, della razza dei saltimbanchi girovaghi che, fin dal medioevo, sapevano catturare l’attenzione della gente nelle fiere paesane. 

Si dichiara figlio d’arte, ma ha voluto affinare le doti native frequentando la Civica scuola “Paolo Grassi”. Una volta diplomato, e dopo aver essersi confrontato professionalmente con importanti personaggi del teatro italiano, decide di intraprendere un’avventura tutta sua “per andare alla ricerca di nuovo pubblico da avvicinare al teatro e alle arti della scena”. Nasce così, nel 2012, Tournée da bar, un progetto culturale e artistico che porta Shakespeare in spazi tradizionalmente poco consoni alla frequentazione dei classici, appunto i bar. Ma, in fondo, è un modo di ritornare alle origini del teatro elisabettiano: quale atmosfera si respirava all’Old Vic, con un pubblico in piedi, che mangiava e beveva durante le rappresentazioni shakespeariane, e interferiva vivacemente con gli attori?

L’esperienza, iniziata quasi in sordina, si allarga fino a entrare nella stagione di teatri di tradizione, come il Carcano di Milano, che ospitano le sue riletture di Shakespeare, beffarde ma sempre fedeli allo spirito del Bardo. Inizialmente Lorenzo Palla era in scena da solo, ricoprendo tutti i ruoli, sia maschili, sia femminili (e neppure questa è una novità), per poi ampliare le sue produzioni con l’aggiunta di un paio di altri interpreti.

Con Outside! Festival del Fuori Teatro, tenutosi a Milano dall’11 al 14 luglio all’insegna dello slogan “Il Teatro invade la città!”, Tournée da bar – come mi dice Davide – ha voluto alzare un po’ l’astina con un progetto di più ampio respiro: quattro giorni di festa, quattro compagnie in nove bar e tre piazze, con un grande evento finale al Castello Sforzesco.

Ogni sera quattro gruppi di teatranti hanno occupato la città portando il teatro dove in genere il teatro non c’è: uno spettacolo targato Tournée da Bar in una piazza, più tre spettacoli di tre altre compagnie, in un bar o in un circolo culturale ogni volta diverso. A conclusione del Festival, domenica 14 luglio, una grande festa finale al Castello, all’interno della rassegna Estate Sforzesca organizzata dal Comune di Milano: una maratona teatrale con stralci degli spettacoli delle tre compagnie, seguiti dal grande ritorno di Amleto, di Tournèe da Bar.

Da quanto visto durante la maratona finale il recensore, lungi dall’azzardarsi a tracciare un profilo delle tre giovani compagnie, cosiddette outsider, non può che limitarsi a registrare alcune impressioni.

Aspettando i limoni, degli Jaga Pirates – Compagnia del Cipresso, un gruppo costituito da cinque artisti formati presso due scuole civiche milanesi, la Paolo Grassi (teatro) e la Claudio Abbado (musica), è un vitale, trascinante esempio di teatro musicale. Tutti e cinque in nero – si direbbero cloni dei Blues Brothers – evocano con nostalgia Gaber e Jannacci in una vorticosa sarabanda di spiritose invenzioni (come la raccheta da tennis usata come un chitarrino).

Con Cappuccetto Rosso Relativo del Teatro del perché, Andrea Pinna e Valentina Scuderi smontano e rimontano, secondo l’abituale cifra irriverente e beffarda della loro poetica, gli stereotipi presenti nella fiaba, costruendo un gustoso pastiche fiabesco/antropologico con un lupo vegano, una nonna antropofaga e il cacciatore critico teatrale.

Un’ora di niente, è uno spiritoso monologo sull’amore sostenuto dalla capacità affabulatoria, l’ironia – e l’autoironia – di Paolo Faroni: “Parlare senza dover ascoltare… e il bello è che voi ascoltate me, ma pagate voi”; un flusso di coscienza che intreccia registri leggeri e gravi, apparenti banalità e riflessioni di alto profilo.

E infine, dopo un intervallo con birre e panini acquistati nei chioschi ai margini della platea, l’Amleto di Tournée da bar.

Collocandosi in una zona intermedia fra le sedici ore di Non essere. Progetto Hamlet’s portraits nella lettura registica di Antonio Latella e The Fifteen Minute Hamlet di Tom Stoppard, “il capocomico Davide Lorenzo Palla, affiancato sulla scena da Irene Timpanaro, Stefano Iagulli e diretto da Riccardo Mallus, accompagnerà il pubblico alla scoperta della triste ma avventurosa storia del principe Amleto di Danimarca”. E la cosa funziona: in modo un po’ raccontato, un po’ recitato, un po’ improvvisato, ma sempre genuinamente teatrale, i grandi temi esistenziali della tragedia, a volte venati di comicità, arrivano con immediatezza allo spettatore e gli parlano dell’oggi, come succedeva circa quattrocento anni fa, complice un’atmosfera sonora felicemente anacronistica creata dal polistrumentista Tiziano Cannas Aghedu.

Questo, a un dipresso, il momento finale di un’iniziativa della quale vale la pena di sottolineare ancora la valenza culturale e sociale nella quale un gruppo di giovani teatranti tende la mano ad altre compagnie giovani e talentuose, offrendo loro una simpatica occasione di visibilità.

Claudio Facchinelli

Aspettando i limoni, Jaga Pirates – Compagnia del Cipresso; di Luca Rodella; con Stefano Annoni e Luca Rodella; musiche dal vivo di Roberto Dibitonto (sax, tastiere), Francesco Marchetti (basso, chitarra acustica), Diego Paul Gualtieri (batteria).

Cappuccetto Rosso Relativo, Teatro del perché; di e con Andrea Pinna e Valentina Scuderi; musiche originali di Eleonora Pellegrini e Stefano De Ponti

Un’ora di niente, compagnia Blusclint; di e con Paolo Faroni

Amleto, di William Shakespeare; Tournée da bar; regia di Riccardo Mallus; traduzione e adattamento di Davide Lorenzo Palla; con Davide Lorenzo Palla, Irene Timpanaro, Stefano Iagulli; musiche e accompagnamento dal vivo di Tiziano Cannas Aghedu

Visti a Milano il 14 luglio nel cortile del Castello Sforzesco