Paola Bianchi al Florida con la sua interpretazione dell’opera di Tadeusz Kantor.

Studio, riflessione e sperimentazione. La coreografa Paola Bianchi, in collaborazione con Versiliadanza e il Teatro Cantiere Florida di Firenze, che la ospitano per la stagione 2015-2016, porta in scena una singolarissima visione del teatro di Tadeusz Kantor.

Un regista teatrale polacco, figura illustre del primo Novecento, portò in scena la precarietà della vita umana. Un microcosmo spettacolare che si specchiava direttamente nella cruda realtà della guerra che stava devastando l’Europa e, in particolar modo, la Polonia. La sensibilità e la fragilità di un’epoca, apparentemente intangibili, si facevano materia dura e forte nel manifesto cardine della sua opera: “Il Teatro della Morte”. Dopo quasi cinquant’anni, il mondo cambia e si evolve inevitabilmente, e lo stesso avviene nell’arte, nel teatro. Paola Bianchi, probabilmente spinta da una necessità profonda e intangibile al pari della sofferenza di una guerra che si fa sempre più lontana nel tempo, ormai da un anno ha intrapreso il percorso di ricerca nell’opera di Kantor. Una ricerca che è sfociata in “Zero”, opera forse difficile da comprendere, ma che proprio per la sua enigmaticità induce ad un ragionamento. Anche la coreografa, infatti, presuppone una sorta di piccolo manifesto alla sua opera, in cui spiega intenti, idee, eventuali scopi. Il suono si fa corpo, il corpo cerca di impossessarsene, o forse di liberarsene e, alla fine, non è chiaro se ci sia riuscito oppure no.

Un anziano si aggira sul palco, interagisce a suo modo, liba in aria il proprio bastone, come se fosse la bacchetta di un direttore d’orchestra oppure un’arma minacciosa. Si tratta forse del ricordo antico dello stesso Tadeusz Kantor? Paola Bianchi, ideatrice ma anche interprete, crea, con il proprio corpo, l’alternarsi di rumori e silenzi, propri di una partitura sonora ricavata dalle parole stesse del regista. La riflessione che “Zero” suscita in uno spettatore medio rischia di cadere nel niente della propria mente. Per gli occhi più attenti, invece, l’intelletto prepara percorsi e associazioni di pensiero abbastanza fruttiferi da portarci ad auto-interrogarci sulla relazione tra il nostro corpo e i nostri sentimenti. È sinceramente uno spunto utile. Tuttavia, se l’occhio vuole la sua parte, e se la nostra attenzione devia verso un giudizio oggettivo o estremamente soggettivo, l’idea rischia di diventare futile e di volatilizzarsi. Ciò che è strano, incomprensibile, o non troppo apprezzabile esteticamente può tendere a non essere apprezzato, o ad annoiare.

Firenze – TEATRO CANTIERE FLORIDA, 6 aprile 2016.

Benedetta Colasanti

ZERO – Ideazione, testi, coreografia: Paola Bianchi; consulenza artistica: Silvia Parlagreco; interpreti: Paola Bianchi, Giuseppe Tordi; elaborazione suono: Paola Bianchi, Fabio Barovero; disegno luci: Paolo Pollo Rodighiero; si ringraziano: Ivan Fantini, Valerio Valoriani, Roberta Failla, Movimento Centrale, Settore Cultura Comune di Rimini; produzione: FC@PIN.D’Oc; in collaborazione con: Cricoteka – Centro di documentazione dell’arte di T. Kantor – Cracovia | Consolato Generale della Repubblica di Polonia in Milano | Teatro Verdi – Milano | Versiliadanza / Teatro Cantiere Florida di Firenze nell’ambito del Progetto a Sostegno delle Residenze Artistiche in Toscana | Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza | AGAR; con il contributo di: Mibact e Regione Sicilia.

Foto: Valentina Bianchi.