Al Teatro Puccini di Firenze una strepitosa Angela Finocchiaro porta in scena una madre ansiosa e nevrotica.

OpenDay_Finocchiaro-masiar_pasqualiAngela Finocchiaro è un’attrice straordinaria. Dagli anni Settanta a oggi ha attraversato la storia dello spettacolo collezionando successi cinematografici e televisivi, nonché scritture con registi del calibro di Maurizio Nichetti, Sergio Castellitto e Ferzan Ozpetek. Ma è in teatro che la sua bravura diventa travolgente. Sulle tavole del palcoscenico, nel rapporto diretto con il pubblico, senza la mediazione della telecamera, si apprezzano al meglio la sua mimica eccezionale, la sua disinvolta ironia, nonché l’espressività vocale e gestuale, alla cui riuscita contribuisce ogni minima parte del suo corpo. Una recitazione coinvolgente, quella della Finocchiaro, che regala momenti di impareggiabile comicità. E alludiamo alla comicità vera, quella con la ‘C’ maiuscola, che dietro alla risata liberatoria, cela una vena di malinconica riflessione.

Anche il suo ultimo impegno, “Open day”, in scena al Teatro Puccini, è un trionfo. Non poteva essere altrimenti, visto l’alto livello del cast coinvolto. A cominciare dall’autore della pièce: Walter Fontana, celebre umorista e sceneggiatore. Basti ricordare i contributi a trasmissioni  quali “Zelig” e “Mai dire gol”, gli indimenticabili sketch per Paolo Hendel, Claudio Bisio, Maurizio Crozza e Paola Cortellesi, o ancora la partecipazione a ben tre film del trio Aldo Giovanni e Giacomo. La prima collaborazione con Angela Finocchiaro risale ad alcuni anni fa, quando Fontana scrisse per lei il monologo “Miss Universo”, ritratto di una donna divisa in due: tanto incerta, abitudinaria e arrendevole all’esterno, quanto aggressiva, rabbiosa e violenta dentro (e contro) di sé. La sinergia con Fontana si è rivelata proficua ed è dunque stata replicata con la commedia “Open day”.

Un testo in cui la lente di ingrandimento si allarga dal singolo ai rapporti di coppia, non solo quelli marito/moglie, ma anche genitore/figlio. Certo la trama, a una lettura superficiale, potrebbe apparire banale, quando non scontata: una madre e un padre, entrambi cinquantenni, separati da tempo, si ritrovano per iscrivere la figlia quattordicenne, svogliata e ribelle, alla scuola media superiore. Sembra facile, ma non lo è. Un modulo da compilare diventa una video intervista e si trasforma, per i due ex-coniugi, in un interrogatorio insidioso, che li costringe ad affrontare il proprio passato e i propri fallimenti. Una trama all’apparenza banale, dicevamo, ma che si trasforma in uno spettacolo pungente, profondo, scoppiettante, ma mai eccessivo, grazie a battute dagli ingranaggi perfetti. Merito anche del bravissimo Bruno Stori, ineguagliabile spalla, che riesce ad accompagnare e sottolineare la comicità della Finocchiaro.

Indovinata anche la scenografia. Essenziale, ma altamente simbolica. Il regista Ruggero Cara fa muovere i due protagonisti in un’anonima aula di una scuola in costruzione, al 67° piano di un surreale grattacielo. Un luogo di transito, dove tutto è ancora da definire, dove i lavori sono ancora in corso, così come ancora da definire è il futuro della figlia, Beatrice, ma anche quello dei genitori. Un spazio fuori dal tempo, perché i problemi che qui si affrontano sono quelli che accomunano i genitori e i figli di ieri, di oggi e di domani: il timore di sentirsi inadeguati, la paura dei propri fallimenti, le aspettative sui figli, lo smarrimento di fronte all’inesorabile invecchiamento. Ma, nel contempo, è un luogo dove il proprio ‘io’ deve guardare in avanti, proiettarsi verso il futuro, rappresentato da ascensori super veloci, video-interviste, tecnologie d’avanguardia.

Ma la conclusione è serena: sul finale Beatrice (la stessa Angela Finocchiaro) dimostrerà di essere riuscita a far pace con se stessa, accettando i pregi e i difetti dei suoi genitori, più di quanto loro stessi non avessero fatto.

Firenze – Teatro Puccini, 29 marzo 2014

Lorena Vallieri

 

Open dayAutore: Walter Fontana; regia: Ruggero Cara; produzione: A.gi.di

Interpreti: Angela Finocchiaro; Bruno Stori.