Una storia vera, raccontata dal protagonista a sé stesso, in una presa di coscienza che trasforma la vita reale in un racconto teatrale.

Siamo al Rodotto del Mercadante, nel cuore di Napoli. In scena solo pochi oggetti: due reti, due cuscini, due sedie e due uomini. Uno è giovane ed uno è più anziano, Antonio. Il pubblico inizia ad entrare in sala e quando tutto è pronto, le luci iniziano ad abbassarsi fino a lasciare solo una forte luce blu ad illuminare il tutto. Inizia così il racconto della vita di Antonio destinato, nella sua terra, a diventare Toninot, Tonì, un ragazzo che come il suo nome viene proiettato in avanti come una freccia, come l’accento sull’ultima vocale.

Antonio ricorda e racconta al pubblico della sua infanzia passata nel collegio di Portici, del suo desiderio di fare il cantante, del silenzio ricercato e voluto in quel luogo di preghiera in cui doveva contenere la sua vitalità e la sua voglia di intonare le canzoni di Gianni Morandi. Quello stesso silenzio lo avrebbe rincontrato dopo, nel corso della sua vita, ma sarebbe stato un silenzio più assordante, non ricercato e non voluto ma imposto, la conseguenza naturale della solitudine vissuta nel carcere.

Il carcere Antonio lo ha conosciuto molto bene, ci è stato per quasi venti anni e lo ha conosciuto perché un giorno ha deciso di salire su un treno, un treno velocissimo che corre a 300km/h e sul quale si può salire facilmente ma dal quale è quasi impossibile scendere. Quel treno si chiama camorra. Una volta preso questo treno, racconta Antonio, è possibile scendere solo a due fermate: quella del carcere o quella della morte! E per Toninot quel treno si è rotto prima.

Parlando al suo alter ego giovane, Antonio prende coscienza della sua vita passata, delle scelte fatte, degli sbagli irreparabile che lo hanno condotto ad essere Toninot. Come un’istantanea scattata sull’esistenza, la rappresentazione è una riflessione sulle difficili scelte compiute da un adolescente, sulle inquietudini, le menzogne, i silenzi che possono indurre al delinquere. È una resa dei conti con se stesso nel ricordo del suo nome, della terra d’origine, le strade, i vicoli percorsi, incontri, scontri, decisioni, gioie e dolori di una vita vera trasformata dal teatro in racconto, in un’opera d’arte.

Lo spettacolo, prodotto da MANOVALANZA in coproduzione con Fondazione Campania dei Festival, è stato presentato in Prima Nazionale per E45 Napoli Fringe Festival al Ridotto del Teatro Mercadante oggi alle 19:00. Domani la seconda ed ultima replica nell’ambito della rassegna.

 

Napoli- Ridotto Teatro Mercadante, 10 giugno 2015

 Giusy Giglio

TONINOT-  Attori: Antonio Maione e Carmine Paternoster; Regia: Adriana Follieri; Drammaturgia e aiuto regia: Fiorenzo Madonna; Progetto e disegno luci: Davide Scognamiglio; Elementi di scena e costumi: Luciano di Rosa e Selvaggia Filippini; Supporto scenotecnico: Eugenio Picardi- Lab Art&Craft e EmmeDue Service srl di Attilio Ruggiero; Registrazione Audio: Luciano Esposito- Groovin Music Studio; Produzione: MANOVALANZA in coproduzione con Fondazione Campania dei Festival.