Al Napoli Teatro Festival Italia arriva finalmente Ein Volksfeind, l’ultimo spettacolo del grande Thomas Ostermeier e prodotto dalla Schaubühne di Berlino che il regista tedesco dirige da vari anni, titolo molto atteso ma che aveva già avuto il suo esordio in Italia nel 2013, alla 42esima edizione della Biennale Teatro di Venezia.

Lo spettacolo di Ostermeier, riscrittura del testo Un nemico del popolo che Henrik Ibsen pubblicò nel 1882, ha capacità di costruire la sua forma, nelle oltre due ore di messa in scena, un poco per volta, procedendo per gradi, e di inglobare in questa forma anche il pubblico. Si parte con un gruppo di amici che provano dei pezzi musicali, in particolare Changes di David Bowie. Interno borghese con arredo minimalista e un neonato che piange dietro le quinte. Un grande spazio nero per gli attori che fanno rivivere sulla scena la vicenda di Stockmann, medico della stazione termale di una piccola cittadina arricchita dal turismo, che intende denunciare con forza la sua scoperta, avendo verificato che le acque su cui poggia la fortuna economica del suo paese sono inesorabilmente inquinate. Se l’eroe vuole svolgere in suo ruolo fino in fondo, la comunità che dovrebbe trarre benefici dalle sue rivelazioni, si rivela invece impaurita dalle parole di un eroe di cui non si sentirebbe il bisogno. Che provocherebbero incertezza economica e disoccupazione tra i cittadini.

Lo scontro in atto nel dramma di Ibsen diventa feroce nella messa in scena concepita da Ostermeier. Le alte pareti nere vengono tinteggiate di bianco. Stockmann diventa il nemico del popolo, scontrandosi con tutti, parenti, amici, colleghi. L’assemblea pubblica diventa un processo collettivo in cui il pubblico è invitato a prendere parte alla vicenda e a definire la propria posizione. Il pubblico è invitato ad esprimersi per specificare fino a che punto la tesi del protagonista, che dice di difendere la verità e la libertà di espressione, sia valida rispetto alla sopravvivenza economica di quel piccolo microcosmo sociale. E fino a che punto il protagonista sia del tutto sincero e leale con i suoi concittadini.

Ostermeier riesce a mostrare, con una scena che si allarga sempre di più sugli spettatori, e che alterna lo Stockmann sporco di vernice perché messo alla pubblica gogna dai suoi accusatori e lo stesso protagonista che nel finale si ritrova in tasca le quote azionarie della società delle acque termali, tutta la contraddittorietà del reale. Lo fa attraverso il linguaggio del teatro, di cui anche il pubblico costituisce inevitabilmente e palesemente un materiale che arriva ad una scrittura scenica densa, vulcanica, dialettica fino allo sfinimento. I veri cambiamenti forse arrivano poi col tempo, quello che, come direbbe Bowie, ci cambia e che non riusciamo a catturare.

Roberto D’Avascio

EIN VOLKSFEIND di Henrik Ibsen

regia Thomas Ostermeier
drammaturgia Florian Borchmeyer
con Thomas Bading, Christoph Gawenda, Moritz Gottwald, Ingo HüLsmann, Eva Meckbach, David Ruland, Andreas SchröDers
scene Jan Pappelbaum
costumi Nina Wetzel
musiche Malte Beckenbach, Daniel Freitag
luci Erich Schneider
pitture Katharina Ziemke
produzione SchaubüHne Berlin