Al Teatro di Rifredi di Firenze, dopo il successo dello scorso anno, tornano i “suonattori” della Rimabamband per un viaggio musicale e comico che rende omaggio ai generi cinematografici e ai loro maestri.

In un fine settimana brulicante di attese come quello in cui si sarebbero decise le sorti del Paese dai risultati elettorali e si scommetteva sull’assegnazione dei premi cinematografici più prestigiosi al mondo, i cinque “suonattori” di Rimbamband approdano sul palcoscenico del Teatro di Rifredi con il loro “road music movie”…show. Sì, perché non si può parlare né di concerto, né di commedia ma di qualcosa che mette insieme tanti generi sfruttando le abilità dei protagonisti e la loro spassionata fantasia. Ma perché siamo andati a scomodare temi come la scelta del voto o il maxy evento hollywoodiano per introdurre uno spettacolo teatrale? Primo: perché l’incombenza delle sorti elettorali ci ha fatto essere un po’ seri con tutto questo parlare di politica; lo spettatore aveva bisogno di ridere, di ridere bene, ma soprattutto di ridere di altro (che non fosse solo l’ennesimo congiuntivo coniugato male dal politico di turno). Secondo: “Note da oscar” è uno spettacolo sul cinema e con grande immaginazione, nei giorni che anticipano la consegna delle famose statuette d’oro, gli rende omaggio.

Lo spettacolo, scritto da Raffaello Tullo, con la regia di Paolo Nanni, allora arriva (anzi torna, perché al Rifredi c’era già stato lo scorso anno) con un tempismo perfetto. La serata è come un gioco in cui tutti sono coinvolti come un viaggio che va dal western delle origini fino ai film di Sergio Leone, dal cartoon a kolossal come Titanic, dalle colonne sonore di titoli immortali come “Via col vento”, ad altre intramontabili soundtrack come il Pierino di Alvaro Vitali o l’inconfondibile Ground Theme di Super Mario Bros. La messinscena è costruita sull’energia della gag, sull’effetto comico del malinteso e su un costante coinvolgimento del pubblico che, in parte, diventa anch’esso protagonista e addirittura cantattore. Gli strumenti musicali utilizzati per riproporre i brani, diventano anche i mezzi per ricreare suoni onomatopeici utili a ricostruire le scene dei film che si intendono ricordare. E il palcoscenico può così assomigliare allo schermo in cui passano e transitano storie a cui basta un grande telecomando per decidere come e cosa vedere.

Il perenne disaccordo dei protagonisti è quello che permette l’innescarsi dell’ironia: da una parte lo showman Raffaello Tullo che ama il cinema e cerca di farne emergere la sua parte più intellettuale, dall’altra Renato Ciardo, abile percussionista e imitatore, che invece ne restituisce un approccio più istintivo e meno “esperto”. Ciardo infatti procede un po’ come un moderno Stan, che non coglie immediatamente quel che Tullo intende dire o fare, quindi imita le sue azioni o le parole che usa per parlare di cinema, magari ingarbugliandosi, ma sempre protetto dalla sua assoluta e un po’ “magica” ingenuità. In questo gioco di malintesi, equivoci e fraintendimenti rientra anche il Rosso (Francesco Pagliarulo) dal «temperamento mansueto» al quale, dal suo pianoforte, è affidato il ruolo di “primo della classe”; Vittorio Bruno, con la sua chioma in vero stile rock-star-con-giacca-e-papillon, suona il contrabbasso non solo pizzicandone le corde, ma usando lo strumento anche per ricreare il suono di un’azione utile a “portare in scena” un film. E fa lo stesso anche Nicolò Pantaleo, eclettico musicista che sembra davvero suonare tutto quello che gli capita tra le mani, tanto con il suo sax, quanto con il bombardino e la tromba. Uno dei momenti più originali dell’intero spettacolo è  quando, tutti insieme, suonano dei tubi di plastica creando un armonia che subito diventa riconoscibile. E ancora una volta, questo momento se da una parte lascia emergere la capacità, straordinaria, dei protagonisti di fare musica, dall’altra innesca l’ennesimo gioco messo in atto per divertirsi e divertir-ci. 

Tutto può essere “preso in giro” e diventare materia e contenuto di uno spettacolo che lascia spazio all’estemporaneità, a quello che può succedere di volta in volta: dalla signora seduta in prima fila un po’ distratta, alla risata del Direttore Artistico del Rifredi Mordini, fino al pubblico che non è in grado di rispondere prontamente ai comandi. Si può scherzare ed essere contagiosi solo se si conosce bene l’argomento di cui si sta parlando, e di cinema, ma soprattutto di musica, la Rimbamband sembra davvero saperne parecchio. Non resta che dire grazie per averci fatto ascoltare le colonne sonore di film che, in un modo o nell’atro, appartengono un po’ al vissuto di ognuno, ma soprattutto per aver trovato la chiave per portare in scena qualcosa di originale, piacevole e divertente. Dopotutto, pensateci bene, ridere è davvero “una cosa seria” anzi, come afferma Simic ne “Il mostro ama il suo labirinto” (Adelphi, Milano, 2012) «ci sono stati qua e là alcuni che, si sospetta, sono effettivamente morti dal ridere».

Firenze, Teatro di Rifredi, 3 marzo 2018

Laura Sciortino

NOTE DA OSCARTesto: Raffaello Tullo; regia: Paolo Nani; con: Raffaello Tullo – voce, percussioni; batteria: Renato Ciardo; contrabbasso: Vittorio Bruno, contrabbasso; sax, bombardino, tromba: Nicolò Pantaleo; pianoforte: Francesco Pagliarulo; musiche: autori vari; costumi: Lucrezia Tritone, Sara Ciaravolo; disegno luci: Claudio Procaccio; organizzazione: World Entertainment Company