Fra il serio e il faceto, una riflessione sul bisogno (e il rischio) di dire la verità

Circola con insistenza la desolante convinzione che la drammaturgia italiana contemporanea sia impaniata in un’autoreferenziale, ossessiva quanto sterile ricerca del nuovo; in altre parole, che sia in coma profondo. Ma ogni tanto capita ancora di imbattersi in un testo ben scritto, ben recitato, messo in scena da una regia intelligente: insomma in un lavoro ben fatto, e anche godibile.

È il caso di Non lo deve sapere, visto al Teatro Libero di Milano. Monica Faggiani e Silvia Soncini che, in pima stesura, hanno concepito e scritto il testo tre anni fa, lo portano finalmente in scena, col non secondario contributo attorale di Valeria Perdonò, per la regia di Fabio Banfo.

Non c’è nulla di eclatante in ciò che, a poco a poco, viene delineandosi drammaturgicamente: solo i successivi ripensamenti, le discussioni (anche molto animate) fra tre sorelle, rimaste orfane a causa di un incidente che ha coinvolto i loro genitori, circa l’opportunità di riferire alla quarta sorella, la più piccola, certe imbarazzanti voci che circolano sul conto del suo compagno. Ma questo banale pettegolezzo innesca una serrata dialettica fra le tre sorelle, fa riemergere rancori sotterranei, riporta alla luce scheletri nell’armadio, in un susseguirsi di brevi scene che danno allo spettacolo un ritmo incalzante. Eppure, non succede quasi nulla, e ciò che progressivamente viene acquisendosi rivela solo quanto delicati e complessi siano i rapporti interpersonali, quante siano le cose non dette, o volutamente rimosse, anche in una famiglia normale e unita.

Le figure delle quattro sorelle (l’ultima, Mia, comparirà solo in un breve video finale) vanno gradualmente definendosi nelle loro specificità psicologiche e caratteriali. Isa, apparentemente solida nella sua rassicurante rispettabilità borghese (elegante nei modi e nel vestiario, marito notaio, due bambini e – si può intuire – tata e coppia di domestici filippini), ha l’aspetto e la voce raucamente sensuale di Valeria Perdonò. Lea, interpretata da Monica Faggiani, è un’assistente sociale, sensibile a istanze di giustizia, irruente nella sua tensione a intervenire in difesa dei deboli, ma reca le cicatrici di un matrimonio finito male. Eva (Silvia Soncini), incline all’alcol, è la più scombinata ed emotivamente fragile. Ma, nello sviluppo della vicenda, nel delinearsi delle personalità delle sorelle, quella fragilità si rivelerà anche nelle altre, salvo in Mia, apparentemente la più debole e inerme, ma forse la più assennata. Mia comparirà solo alla fine, restituita, con misurata partecipazione emotiva dall’adolescente, ma già efficace Claudia Figini, in un breve flash back finale registrato, che suggella, senza sconvolgerlo, l’intrico di cose non dette (e da non far sapere) su cui poggia l’apparente equilibrio di una rispettabile comunità familiare.

Un finale che lascia peraltro in sospeso la domanda che sottende l’intera vicenda: la Verità (anche quella da scrivere con una più modesta lettera minuscola) è davvero un bene assoluto, da perseguire a tutti i costi?

Sul piano teatrale è da segnalare la fluidità dei dialoghi, l’intelligenza con cui la regia risolve un quasi ossessivo susseguirsi di cambi scena con minimi espedienti illuminotecnici e con i sapienti interventi musicali originali di Fabio Cagnetti. Essenziale l’apparato scenico (evviva il teatro povero!) che consente tuttavia la proiezione del video – necessario e risolutivo – del finale.

Ma è la qualità stessa della scrittura drammaturgica, realistica ma intessuta di ironia, di spiritosi tormentoni (“Nostra signora del superfluo, della lancia in resta, delle cause perse” sono gli appellativi con cui le sorelle si punzecchiano reciprocamente) a far sì che i settantacinque minuti dello spettacolo scivolino senza un istante di noia, incalzanti come un poliziesco.

Claudio Facchinelli

Non lo deve sapere

Drammaturgia di Monica Faggiani e Silvia Soncini, regia Fabio Banfo.

Con Monica Faggiani, Valeria Perdonò, Silvia Soncini; in video Claudia Figini.

Scenografia di Andrea Colombo; musiche originali di Fabio Cagnetti

Produzione TLLT – Teatro Libero Liberi Teatri

Visto il 7 febbraio 2019 al Teatro Libero di Milano