Una stanza spoglia, un paio di scarpe gettate sotto ad un tavolo, qualche vestito su una sedia caduta, luce soffusa, una bottiglia di vermut e le buste della spesa al discount.

Tutto quello cui si riduce la vita.

Una vita spogliata, privata, una vita a tratti stentata, ma ciò nonostante mai privata della dignità. Una dignità assoluta, vivace, che percorre il vivere di una donna, moglie e madre.

Crescenza Guarnieri, interprete del fulminante testo di Massimo Carlotto, ci trasporta nel piccolo mondo di una Torino operaia, di una famiglia di emigranti. L’ accento pugliese, delicato, sonoro, con una musicalità sorridente accompagna il racconto.

Le giornate trascorse a servizio delle case delle “signore” dove le dispense sono ricche di cibo, dove il frigo é sempre pieno e le scarpe non fanno male.

Il rientro a casa, i conti da far quadrare, un marito da non avvilire, una figlia adolescente cui badare, star attenta, preservare. Una figlia bella, bella, giovane. La paura del futuro, il desiderio che sia dorato questo futuro e non “scuro” come il suo adolescente amore.

Legge il diario della sua “bambina”, beve il suo vermut e narra, scopre, racconta: il parrucchiere a casa e la tintura a poco prezzo, le ali di pollo, le ricette di suor Germana e questa figlia da salvare a tutti i costi.

Salvarla, da un universo culturale misero, extracomunitario, comunista, disilluso.

Salvarla, aspirare ad un futuro come soubrette o attrice, perché la sua bambina é bella.

Ma perché non ha sogni? Perché non ci crede? Perché non le vuol bene? Perché dispettosa, impertinente, del padre innamorata come ogni femmina nata, perché…..

L’ennesima collezione inutile, coltelli da cucina, un coltello sulla tavola, un coltello inflitto.

Sangue sui vestiti, sangue che non vive più. Sangue di chi non crescerà.

La follia si é fatta spazio, l’amore non é bastato, la dignitá ha iniziato a pesare e ora “niente più niente al mondo servirà a far cambiare il destino“.

Straziante, travolgente, doloroso epilogo. Emozioni che crescono man mano che la lucida pazzia si palesa e con essa il desiderio di poter dire:”non é accaduto, non é vero”. La platea diventa mamma, amore sconfinato di mamma, di vita che ha generato e privato, amore incommensurabile, amore senza misura, amore che ha donato il cielo…in una stanza…un viola soffitto di morte.

Roma, Piccolo Eliseo, 10 dicembre 2015

Elena Grimaldi

NIENTE, PIÙ NIENTE AL MONDO

di MASSIMO CARLOTTO
adattamento teatrale di Nicola Pistoia

con CRESCENZA GUARNIERI

scena FRANCESCO MONTANARO
costumi SANDRA CARDINI
luci MARCO LAUDANDO
regia NICOLA PISTOIA

aiuto regia CRISTINA BALDASSARRI
datore luci FRANCESCO BARBERA
fotografie di scena BARBARA LEDDA
ufficio stampa LE STAFFETTE

PRODUZIONE

PRODUZIONE CASANOVA TEATRO IN COLLABORAZIONE CON RAZMATAZ