A un mese dall’ inaugurazione del nuovo polo espositivo già registrate oltre 18mila visite.

 

2 - SuperarchitetturaIl 24 giugno 2014 è stato inaugurato a Firenze il “Museo Novecento”, dedicato all’arte italiana del XX secolo. Una sfida coraggiosa per la città, legata a doppio filo alla propria immagine ‘rinascimentale’, ma che si sta rivelando vincente, almeno a giudicare dai numeri sin qui registrati: 18.201 ingressi totali di cui 18.065 biglietti e 136 abbonamenti annuali nominativi, che permettono di entrare a piacimento nel museo per 12 mesi. Si è realizzato così un progetto accarezzato da almeno cinquant’anni, da quando l’alluvione del novembre 1966 stravolse Firenze arrecando danni irreparabili al patrimonio artistico e librario cittadino. Fu allora che lo storico dell’arte Carlo Ludovico Ragghianti auspicò la costituzione di un “Museo internazionale di arte contemporanea” che riposizionasse Firenze oltre il «cabotaggio archeologico» del suo passato per divenire «centro di vita artistica contemporanea». Un appello a cui risposero oltre 200 artisti riuniti nella mostra “Gli artisti per Firenze” (1967), un omaggio alla città ferita, ma anche un riconoscimento al suo imprescindibile ruolo di riferimento culturale, e non solo per il passato.

Un sogno, quello di Ragghianti, oggi finalmente realizzato. In 15 ambienti espositivi è infatti ospitata una ricca selezione di circa 300 opere, scelte a rotazione tra quelle normalmente conservate nei depositi delle Collezioni comunali – a cominciare da quelle donate dal collezionista Alberto della Ragione e dall’artista Alberto Magnelli – e dai prestiti di artisti, collezionisti e Istituti che hanno voluto (e vorranno) contribuire alla buona riuscita del Museo. È così possibile vedere lavori di De Chirico, Morandi, Emilio Vedova e Renato Gottuso, per citarne alcuni. Il percorso è poi arricchito da 30 dispositivi multimediali, 7 postazioni sonore e 2 ambienti di ascolto. È inoltre attiva una sala cinema e conferenze e sono previsti appositi spazi per istallazioni e mostre temporanee. Importante anche l’attività del Dipartimento Educazione che propone al pubblico un ricco programma di visite e iniziative utili ad avvicinarsi alle arti del Novecento e ai loro protagonisti.4 - Nannucci

L’esposizione permanente è organizzata secondo un percorso cronologico ‘a ritroso’ che dal 1990 circa riporta gradualmente il visitatore indietro nel tempo, fino agli inizi del cosiddetto Secolo breve. L’obiettivo è quello di restituire la vivacità del recente passato attraverso episodi osservati e riproposti in un’ottica interdisciplinare. Per fare un esempio, il visitatore, grazie all’accostamento di opere e supporti multimediali diversi, potrà ricostruire autonomamente le complesse relazioni storiche che li legano. Relazioni che, per scelta della curatrice Valentina Gensini, non sono spiegate didascalicamente, ma vengono fatte ‘scoprire’ attraverso la sperimentazione sensoriale. Così, opere di arte visiva sono accostate a brani musicali, istallazioni, poesie, passi di letteratura o cinema.

Punto di partenza la presenza di tre giovani scultori fiorentini alla Biennale di Venezia del 1988: Antonio Catelani, Daniela De Lorenzo e Carlo Guaita. Nel panorama culturale di quegli anni, dominato dalla pittura figurativa neoespressionista e citazionista della Transavanguardia, i tre artisti, che avevano esordito presso la Galleria Schema nel 1982, si erano contraddistinti per la propria autonomia e originalità. La loro innovativa ricerca formale si era tradotta a Venezia in un ritorno alla scultura interpretata in forme rigorose e geometriche, aprendo la strada a una controtendenza che tanta fortuna ebbe nei decenni successivi e che fu prediletta anche dai giovani del nuovo millennio. La ricerca di linguaggi inediti accomuna anche le istallazioni ambientali collocate nella loggia aperta del primo piano: la “Parete elastica a dilatazione continua” di Paolo Masi, l’aforisma a neon “Everything might be different” di Maurizio Nannucci, la parabola “Two in one” di Marco Bagnoli e “Nel momento” di Remo Salvadori. Da segnalare, tra le sculture esposte nel loggiato, anche il bellissimo e intenso capolavoro di Quinto Martini “Sotto il bombardamento” (1958 ca.), drammatica denuncia contro la guerra.

Ampio spazio viene dato agli anni Cinquanta e Sessanta, uno straordinario momento creativo che investe diverse discipline, con l’istituzione della prima cattedra italiana di musica elettronica al Conservatorio fiorentino, le sperimentazioni musicali e performative, il legame con “Fluxus” – gruppo dichiaratamente neodadaista nato nel 1961 e attivo principalmente in Germania – le ricerche dei poeti visivi e la nascita della cosiddetta ‘architettura radicale’. Non solo. In quegli anni l’Amministrazione comunale promuoveva attivamente la ricerca e la sperimentazione in campo artistico assegnando tra il 1964 e il 1974, quattro borse di studio l’anno da un milione di lire ciascuna, destinate a due scultori e due pittori residenti in Toscana e di età inferiore ai 31 anni. Un mecenatismo di cui, oggi, si sente la mancanza. Gli assegnatari degli incentivi avevano come unico obbligo quello di donare al Comune due loro lavori, questi oggi costituiscono un corpus di oltre ottanta opere che verranno esposte a rotazione nel Museo.

Ovviamente molti altri sono i temi affrontati ed è impossibile ripercorrerli qui. Ma bisogna sottolineare che l’apertura del nuovo polo espositivo ha anche il merito di restituire al pubblico l’ex Spedale delle Leopoldine, situato in piazza Santa Maria Novella, sul lato opposto alla Chiesa. Il nucleo originale dell’edificio fu costruito intorno al 1208 come ricovero di pellegrini, malati, poveri e mendicanti e da allora è stato più volte rimaneggiato. Uno degli interventi più interessanti è stata indubbiamente la realizzazione, tra il 1451 e il 1459, del bel loggiato di accesso. A lungo ritenuto opera di Brunelleschi, è ormai unanimemente attribuito a Michelozzo ed è arricchito da terrecotte invetriate di Andrea della Robbia. Il recupero dell’antico complesso è stato lungo e non privo di difficoltà, ma grazie al determinante contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze è stato concluso e i suoi oltre 3.550 mq ospitano oggi sia il “Museo Novecento”, sia il “Museo Nazionale Alinari della Fotografia” (attualmente chiuso per lavori di adeguamento).

Non si può dunque che guardare con interesse a questa importante riscoperta che la città sta compiendo della storia più vicina a noi. Un’apertura confermata anche dalla mostra “Luci sul ’900. Prova di allestimento per il futuro della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti”, prevista dal 30 settembre 2014 all’11 gennaio 2015 e che, nelle intenzioni dei curatori, presenterà l’ipotesi di un percorso museale di capolavori del secolo scorso per lo più inediti e fino ad ora custoditi nei depositi, sperando che possa concretizzarsi quanto prima in un’esposizione stabile.

 

Lorena Vallieri

 

Per tutte le informazioni:

Museo Novecento, piazza Santa Maria Novella 10, Firenze.

www.museonovecento.it.