La regista belga Françoise Bloch porta in scena al Napoli Teatro Festival il nuovo spettacolo “Money”, incentrato sulla conquista del settore economico da parte di quello finanziario in seguito alla crisi dei mercati del 2008. I quattro interpreti Jérôme De Falloise, Benoît Piret, Aude Ruyter, Damien Trapletti, forti di evidente sinergia scenica, mantengono alto il ritmo della narrazione, dando vita anche a un collage scenografico in cui musica, video e “coreografia su ruote” dialogano tra loro.

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E’ l’ultima opera di Zoo Théâtre, che ha vinto il Premio della Critica 2014 come miglior spettacolo e che vede premiato Jerôme De Falloise come migliore attore. Lo spettacolo non presenta dei ruoli fissi e una trama precisa ma il tutto è un continuo scambio di parti e di nozioni che a volte sono semplificate, a volte forbite di termini tecnici incomprensibili ai non addetti al settore.  Infatti, inizialmente, un uomo entra in banca e chiede nella maniera più banale “dove vanno a finire i miei soldi?”, ma la risposta che riceve non è affatto quella che si aspetta, bensì  è soggetto di un classico “depistaggio” bancario di chi ormai è costretto ad imparare delle spiegazioni e dei riferimenti a memoria per cercare di rassicurare il cliente. In seguito ci si sposta nel mondo degli investimenti dove sempre il cliente cerca di capire se quotando in borsa un’azienda si diventa effettivamente co-azionisti e quindi co-proprietari della suddetta azienda. Ma anche in questo caso la faccenda non è molto chiara…

“Tutti i cittadini, dal momento in cui possiedono un conto in banca, partecipano effettivamente ad alimentare e a far funzionare un sistema globalizzato del quale non comprendono quasi nulla e da cui non è affatto detto che ne traggano benefici. Da questo presupposto siamo partiti per realizzare Money”. Le parole della regista Françoise Bloch fanno comprendere la grande disinformazione che aleggia intorno a un settore dell’economia così importante e così complicato come la finanza. money 2

Ottime le interpretazioni che in maniera brillante alleggeriscono il peso di un’opera difficile da mandar giù a causa della messa in scena in tarda serata e in lingua straniera (francese e con i sovra titoli in italiano). Lo spunto da situazioni reali è evidente ma non guastano le situazioni a volte surreali che si verificano. L’irrealtà subentra ad una realtà mediocre e standardizzata, dove l’impersonale e il soggettivo sono nemici di una macchina dinamica e oscura più forte di tutto. L’uomo ne fa parte e lotta invano (o non lotta affatto) per non essere un semplice ingranaggio di questa cruenta macchina oppressiva. Purtroppo tutto appare come un circolo vizioso dove chi esce fuori dai binari finisce per essere fatto da parte. Capire non serve, serve produrre e continuare a far funzionare come automi la gigantesca macchina della finanza.

Jean Daniel Patierno