In scena al Teatro Cestello lo spettacolo “Mario” di Emanuela Agostini, storia di un giovane disilluso dei giorni odierni.

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Viene in mente il monologo di Amleto, il suo essere o non essere, il suo lottare o dormire. Mario, protagonista dell’omonimo testo scritto da Emanuela Agostini e diretto da Roberto Caccavo, sceglie di dormire. E “in quel sonno di morte”, sognare. Incubi del passato rendono ancora più difficili le sue giornate, sterili e infelici. La sua vicenda è apparentemente meno tragica di quella del principe shakespeariano, ma rappresenta una piaga sociale che da anni imperversa e distrugge. In questo tempo storico i giovani non sono chiamati a “prendere armi contro un mare di affanni”, non c’è spazio per loro. Vale lo stesso per chi quarant’anni li ha compiuti, ma rientra tra i giovani, tra coloro che non hanno diritto a un lavoro e a realizzarsi. Li chiamano giovani-non-giovani, giovani-adulti, forse per la vergogna di ammettere che qui, in Italia, spazio per chi desidera costruire e investire su se stesso non c’è. Eppure qualcuno ce la fa, a fatica, dopo anni e anni di sfruttamento e di delusioni. Qualcuno, che con i denti ha combattuto, qualcosa ha raggiunto. Forse poco, ma è già meglio del niente di prima. Arrendersi, comunque, non serve a nulla.

Mario, invece, si è lasciato andare. Vive tra sogno e realtà, incastrato in una zona intermedia tra vita e non vita, dove è più facile rinunciare e vedere che succede. Mostri del subconscio lo vengono a trovare, persone che non ci sono più, rimpianti e rimorsi. Perché quando si sta senza far nulla il male che abbiamo dentro risorge e ci consuma. Così come le persone care che sono morte ci vengono a fare compagnia e a rammentare quanto dolore ancora bisogna smaltire. Forse Mario trova proprio in questi tristi ricordi la forza per riprovare, ricominciare. Uno slancio positivo, o forse solo l’ennesimo tentativo fallito. È la giostra della vita. Prendere o lasciare. Piuttosto che rassegnarsi, bisogna andare avanti, dove non si sa. Ma andare avanti.

Una drammaturgia onirica, che racchiude in sé il presente, asfissiante e incerto: Emanuela Agostini si cimenta in un testo-ritratto dell’attualità più vera, quella privata che coinvolge tante persone nelle loro inquietanti quotidianità. In questo piccolo quadro di vita compare una piccola luce di speranza, un invito a non mollare, nonostante tutto. Interessante il parallelismo tra la mente del giovane Mario con l’alluvione, evento del 1966 che ha segnato per sempre il cuore dei cittadini fiorentini. Ottima la resa scenica di Caccavo, il quale dona al testo dinamicità e ritmo, grazie anche alle musiche di Stefano Rossi. Una messinscena incentrata sugli attori e sulla costruzione dei personaggi: operazione compiuta con cura, ben accolta da Sofia Bigazzi, Alessandro Piantini e Giusi Merli che circondano il protagonista, ottimamente interpretato da Riccardo Sati. Uno spettacolo molto intenso dal punto di vista visivo grazie anche a scene e video di Igor Biddau.

Firenze – TEATRO DI CESTELLO, 19 dicembre 2014

Mariagiovanna Grifi

MARIO – Regia: Roberto Caccavo; Autore: Emanuela Agostini; Interpreti: Riccardo Sati, Sofia Bigazzi, Alessandro Piantini, Giusi Merli; Voci: Roberto Caccavo, Brando Marziali; Musiche: Stefano Rossi; Scene e video: Igor Biddau.