Ha tenuto banco ben oltre il finissage previsto la prima mostra personale di Marco Ricci, “Amore inganno della natura”. Nelle prestigiose sale affacciate sul cortile di Palazzo Venezia, le foto dell’artista hanno esplorato varie fasi della vita di coppia, dal non ascolto alla contesa, dall’umiliazione all’inganno, dalla noia alla vanità, in un gioco delle parti in black & white. Immagini spesso forti, inquietanti, persino ambigue. Merito della straordinaria performance dei modelli Noemi Cognigni e Luca Di Girolamo, dell’inusuale location (un ristorante abbandonato alle pendici del Vesuvio) e soprattutto dello sguardo obliquo e visionario di Marco Ricci, il cui obiettivo (“portare lo spettatore all’interno delle situazioni per prevedere il disfacimento della coppia”) è perfettamente centrate. Anche se, a ben guardare, i livelli di lettura sono molteplici. Ognuno può vedere rappresentate, nelle foto esposte, le proprie nevrosi e le proprie angosce, specie quelle del subcosciente. Basta non distogliere lo sguardo. Non è facile, ma possibile.

Antonio Mocciola