E’ un lavoro sempre arduo trasporre gli immortali versi del Bardo su pellicola. Forse, se possibile, anche più complesso che farne una tutto sommato sempreverde versione teatrale. Ne hanno fatto l’esperienza (e qualche volta anche le spese) i più grandi registi di questo breve secolo cinematografico. L’evoluzione dei gusti e preferenze cinematografici, poi,  impone il più delle volte scelte di ritmo e presa diretta sul pubblico –  sempre più insofferente passati i fatidici 90 minuti di fruizione – con conseguente obbligo a montaggi arditi quando non veri e propri stravolgimenti e tradimenti non solo di trama ma anche di senso. La vicenda di Macbeth, poi, annovera, tra i capolavori di Shakespeare, una filmografia tanto scarna quanto prestigiosa. Se ne contano undici grandi produzioni dal 1948 firmata nientemeno che da Orson Wells a quest’ultima di Justin Kurzel, senza per questo voler far torto ad Akira Kurosawa (1957) e Roman Polanski (1971) fra gli altri.macbeth-1

Questo di Kurzel, uscito appena il 5 gennaio scorso nelle sale, ha diversi meriti. Fedele alla trama, senza forzature accompagna lo spettatore per quasi due ore nella oscura vicenda del protagonista. Il dramma, coi suoi spauracchi di ambizione e superstizione, la fede nella predestinazione unita al coraggio indomito del guerriero che decide di morire spada in pugno, scorre quasi con naturale semplicità. E per “semplicità” non si intende faciloneria o superficialità. I versi del poeta drammaturgo, limati qui e là al servizio di un montaggio  a tratti eccessivamente “fassbendercentrico”, complice anche l’azzeramento quasi totale dei coprotagonisti, adornano di un senso quasi metafisico il racconto. La Cotillard (Lady Macbeth)  risulta credibile più nella parte della istigatrice e ambiziosa tentatrice, che in quella incredula di sposa regina attonita, forse anche perché castigata dalla stessa scelta che premia i fans dell’attore irlandese. D’altronde questo gennaio, tra il ruolo scespiriano e l’imminente uscita il 21 prossimo venturo del biografico “Steve Jobs” che pure lo vedrà protagonista nei panni del visionario creatore della Apple, sembra essere proprio un mese consacrato a Michael Fassbender. 193c952f-37bf-4e23-9d27-a93c915ca1e7-bestSizeAvailable Il gusto per una fotografia psichedelica e per  una colonna sonora che miscela sapientemente toni filologici a inserimenti elettronici, assieme al rispetto quasi devoto per il testo originale e alla meticolosa scelta di costumi e scenografie, sono la cifra di questo lavoro che può senza dubbio ambire ad ottenere un posto nel pantheon della filmografia scespiriana e che, inutile quasi dirlo, non può essere perso dal cineamatore più attento.
Antonio Gargiulo