Nell’anno che ha celebrato in tutto il mondo i 400 anni dalla morte di William Shakespeare, Il Napoli Teatro Festival Italia ha presentato in questi giorni due nuove messe in scena del Macbeth. Ci interessa, in particolare, descrivere e commentare quella di Brett Bailey, regista e drammaturgo sudafricano, che ha proposto un’ulteriore, e molto originale, rivisitazione del capolavoro elisabettiano del Seicento.

Ma in realtà, vedendo lo spettacolo, non è da Shakespeare che si deve partire, bensì da Giuseppe Verdi e dalla sua rielaborazione musicale ottocentesca del Macbeth perché è la musica il filo conduttore drammaturgico per raccontare ancora una volta sulla scena le terribili vicende che portano il guerriero Macbeth a fare strage di tutti coloro che si frappongono alla sua violenta presa del potere, passando per la brama di potere e i sensi di colpa di Lady Macbeth, il regicidio del buon Duncan, le visioni delle streghe e la battaglia finale con i suoi misteri e le sue strategie.maxresdefault

Gli attori cantano Verdi e riproducono le vicende essenziali di questa storia, trasferendola nella Repubblica Democratica del Congo durante la guerra civile, attraversando sempre molto lentamente una scena in cui è collocata un’orchestra musicale, un piccolo coro ed una scena centrale estremamente colorata da toni vivacemente accesi, che dialogano con uno sfondo di brevi proiezioni. Una scena quasi immobile, e tuttavia molto articolata e che rimanda una sensazione di grande e suggestiva dinamicità.

Il punto più interessante della messa in scena è forse non tanto quello, già tante altre volte sollecitato, di avere calato le dure e avvincenti vicende shakespeariane in un contesto postcoloniale di guerra africana continua, quanto quello di aver utilizzato il filtro drammaturgico di Verdi e della sua opera lirica per restituirci una scena carica di drammaticità, ma anche molto ironica e divertita. Inserire, per fare un rapido esempio che vale per tutto lo spettacolo, Macbeth in situazioni sceniche in cui combatte inevitabilmente per o contro la Hexagon con forbite battute riassemblate dalla musica, vuole deliberatamente provocare il sorriso nel pubblico e sfidare i canoni di partenza, quello drammaturgico e quello musicale. La novità più interessante della messa in scena è proprio questa decostruzione, che riesce a dare grande leggerezza e respiro a vicende estremamente note e sanguinarie.

Roberto D’Avascio