Attinge dai fumetti Luigi Shika, per creare da un personaggio manga il nome d’arte per la sua carriera d’attore e doppiatore. “Esposito è davvero un cognome, a Napoli, troppo comune – ammette – e il suono esotico mi piace”.

Parte da lontano la passione per il palco, per un bambino napoletano la cui famiglia, all’inizio, si mostrava quantomeno perplessa sulle possibilità artistiche del figlio maggiore. “In effetti – rivela – a scuola, dalle suore, ero sempre sul palco, e sentivo di stare a casa mia. Mi identificavo con Harry Potter, forse per gli occhiali. Ho dovuto attraversare qualche burrasca familiare per poter affinare le mie attitudini, ma sono determinato, e sono andato avanti lo stesso”.

Eppure, le prime esperienze sono state alquanto problematiche: “Da amante del cinema – ricorda – mi sono appassionato di doppiaggio. Quando mi hanno rimproverato per il mio accento napoletano, ho capito che dovevo studiare, e parecchio. Con la guida di Paolo Cresta e Giuliana Pisano sono cresciuto tanto. Ho bazzicato il mondo del cinema con la scuola Rapa Actors di Francesco Rapa e la Genius Management di Eugenio Piovosa che mi consente di partecipare a tanti provini, e quello del teatro con gli anni all’Elicantropo, che mi hanno portato a partecipare al Napoli Teatro Festival con “Terrore e miseria del terzo reich” diretto da Carlo Cerciello nel 2018. Ogni esperienza è stata formativa, compresa quella dello Ztn di Maurizio Capuano, che mi ha restituito anche l’aspetto giocoso del teatro”.

Fioccano le partecipazioni, dai videoclip assieme a Rosaria De Cicco per la regia di Giuseppe Bucci, fino al recentissimo “Dating house”, cortometraggio di prossima uscita diretto da Diego Sommaripa: “In quest’ultimo film – anticipa – mi vedrete in un ruolo per me molto inedito, un gay compresso dal padre, un grande Peppe Celentano, e che stenta a vivere la propria natura. Il mio Filippo vi stupirà”.

Appassionato di musical e ammiratore di Robert Downey Jr, Luigi Shika desidera ampliare i propri orizzonti: “Mi piacerebbe approfondire le mie possibilità nel canto e nel ballo – confessa – essendo io, di base, un romantico. Guardo con interesse a film come High School Musical, o anche Moulin Rouge. Ma nello stesso tempo amo molto i film polizieschi, o d’azione. Diciamo che non mi pongo troppi limiti! Sogno di lavorare con Salemme, o Benigni, mentre tra gli attori italiani provo viva ammirazione per Favino, o per i grandi classici con Totò e Peppino, o anche Terence Hill e Bud Spencer. Quando quest’ultimo morì vissi un lutto, come fosse scomparso un nonno”.

Intanto, la sua bella voce squillante risuona dalle frequenze di Radio Crc, diretta da Ettore Petraroli: “La radio è una passione forte, che mi ha dato possibilità di trovare nella mia voce una miriade di colori espressivi”.

Si definisce “puntiglioso” ma anche “curioso di provare esperienza totalizzanti, come quella di Jocker”. Anche se qui, per questo ragazzo classe 93, il rischio è dietro l’angolo: “Temo una ripercussione, ovvero una eccessiva immedesimazione tra persona e ruolo. Ma accetterei la sfida”.

Antonio Mocciola