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Presentata a Prato l’edizione critica del testo di Giovan Battista Basile a cura di Carolina Stromboli.

Quante volte ci è capitato di partecipare a eventi culturali e di annoiarci all’inverosimile, perché c’è da dirlo: si assiste troppo spesso alla ‘fiera delle occasioni perdute’. Chi scrive ha presenziato a molti incontri scaduti nel più sterile e insensato accademismo, quando invece si sarebbe potuto creare un evento di enorme interesse culturale e di intrattenimento. Perché Divertimento e Cultura (con le maiuscole) non devono essere mai separati. Per fortuna ci sono occasioni in cui si riesce a creare un connubio tra l’intellettuale e l’artistico dai risultati strepitosi. E quando ciò avviene negli appuntamenti delle agende universitarie, il godimento è sommo.

Chi non era a Prato il 30 settembre si è perso la bellissima presentazione de “Lo cunto de li cunti” di Giovan Battista Basile nell’edizione critica curata da Carolina Stromboli e edita dalla Salerno Editrice di Roma (2013). L’evento, a cui era presente la curatrice del volume, è stato organizzato e promosso da Teresa Megale, Professore associato di Storia del Teatro contemporaneo e Produzione teatrale presso l’Università degli Studi di Firenze e delegata del Rettore per le attività artistiche, musicali, teatrali e cine-televisive di Ateneo

in collaborazione con la Biblioteca del Polo Universitario pratese rappresentato da Simone Berti, e ha visto l’intervento anche di Nicola de Blasi, ordinario di Storia della Lingua Italiana all’Orientale di Napoli e patrocinatore della pubblicazione. L’occasione ha regalato all’uditorio un pomeriggio eccezionale e per diversi motivi.

Innanzitutto il valore del testo. Il “Cunto”, pubblicato tra il 1634 e il 1636 e detto anche “Pentamerone”, ha certamente alle spalle un monumento quale il “Decamerone” boccaccesco, ma rimane il primo esempio di raccolta sistematica e organizzata di racconti della tradizione orale in dialetto napoletano (i cunti del titolo) e rappresenta l’esordio di quella «elaborazione letteraria di temi di fiabistica popolare, che avranno poi nuova occasione di divulgazione con le opere di Perrault in Francia, dei fratelli Grimm in Germania» e di Andersen in Danimarca. Insomma, quasi tutte le storie che si leggono nelle fiabe di questi autori sono state ispirate da Basile. E non ci pare poco! D’altra parte non sarà un caso se anche un critico del calibro di Benedetto Croce (che ha coniato la dicitura “Pentamerone”) ha divulgato la sua traduzione dell’opera, tradendola però con l’eliminazione del testo originale.

Carolina Stromboli ha dedicato anni allo studio del napoletano seicentesco e al “Cunto” e in questa bellissima edizione propone sia il testo basileo sia una traduzione di sua mano, che – avverte – è intesa come semplice “guida alla lettura”, dato che, come riconosce apertamente, mai avrebbe potuto competere con la prosa dell’autore, caratterizzata da una incomparabile ricchezza linguistica e immaginifica. Un’operazione che ci appare riuscita in toto, dal momento che chi legge ha bisogno di un sostegno per addentrarsi nell’universo creativo dei racconti e poter godere di una lingua ormai troppo lontana da lui, ma anche da un qualunque napoletano di oggi.

Non va dimenticato poi che i cunti di Basile nascono dall’oralità di una tradizione antichissima – quella per intenderci da cui si sono generati i poemi omerici – e solo tramite la voce riescono a far scorrere di nuovo il sangue in quello scheletro di cui la lettura silenziosa restituisce solo una debole ombra. La voce deve essere però quella di cuntisti veri, gli unici portatori sani di una lingua che si è conservata nei secoli. E quale occasione migliore, dunque, per far rivivere l’immaginifico mondo di Basile?

Fabio Cocifoglia – attore e regista di esperienza più che ventennale – Nunzia Schiano – conosciuta al vasto pubblico per i suoi ruoli cinematografici – Nico Lucci e Michele Ferraro sono riusciti a rendere la giornata ancora più memorabile intrattenendo, divertendo ed entusiasmando tutti i presenti con la lettura di ampi brani del “Cunto”. Ferraro, a grande richiesta, ha regalato un momento unico agli intervenuti, esibendo le sue meravigliose capacità in un cunto sorgivo non ancora contaminato dalla scrittura. E poco importa che la lingua fosse tanto lontana e incomprensibile: la sua forza evocativa, unita alle straordinarie capacità dei quattro artisti, ha permesso di abbattere qualunque barriera comunicativa.

Un’occasione non perduta, dunque, quella di cui si è detto. Una dimostrazione concreta che la cultura può e, anzi, deve essere affiancata all’intrattenimento in un’unione rafforzativa. E per creare un perfetto connubio basta la sensibilità di capire dove sta il confine tra l’affettazione e l’arte.

Diego Passera

Giovan Battista Basile, “Lo cunto de li cunti, overo Lo trattenemiento de’ peccerille”, a cura di Carolina Stromboli, 2 voll., Roma, Salerno Editrice, 2013.