Felice e Cardillo soffrono dell’atavica fame che colpisce gli artisti,e, aiutati da Pulcinella, cercano di sbarcare il lunario truffando i fornitori  e il padrone di casa, o facendosi invitare a pranzo da benefattori involontari, finchè non sono costretti a gettare la maschera davanti ad una zia più furba di quanto credessero.

Testo attribuito ad  Antonio Petito, “Le statue movibili” anticipa, pur nella sua brevità, argomenti e situazioni che poi troveremo nelle drammaturgie di Scarpetta ed Eduardo, da “Miseria e Nobiltà, a “Il medico dei pazzi” fino a “Questi fantasmi” .

Remake dell’allestimento andato in scena anni fa, nell’ambito dell’iniziativa “Pulcinella al Mercadante”, stagione felice di uno stabile napoletano che non perdeva l’occasione di creare un ponte tra nuove drammaturgie e tradizione, lo spettacolo “Le Statue Movibili” diretto da Lello Serao, si ripresenta al pubblico con il cast completamente rinnovato, del quale fanno parte almeno due generazioni di attori.

nunzia La scelta di far coabitare nello stesso progetto teatrale la sempre eccellente Nunzia Schiano, irresistibile nella sua caratterizzazione della zia, e padroni della scena quali  Mucci e Ciro Pellegrino, con i giovanissimi Biagio Musella (a cui va l’onore di rileggere, con una recitazione contemporanea , la maschera di Pulcinella), Raffaele Parisi (ironico Felice Sciosciammocca), Marco Montecatino (infantile e godibile Cardillo) e, su tutti, la bravissima Daniela Ioia, e cui viene affidato quello che , forse, è anche il personaggio più complesso, con una variazione di toni e di sfumature che l’attrice esalta con verve e grande personalità, genera un’operazione perfettamente suscita, che riesce ad avvicinare al teatro un pubblico variegato per generazioni e cultura. Serao, nella riscrittura scenica che si ispira all’originale attribuito a Petito, e nella frizzante regia, riesce a rendere omogenei i vari livelli della commedia, dimostrando che il divertimento può anche scaturire dall’eleganza e dall’intelligenza, quando è presentato con impeccabile conoscenza del verbo teatrale. Un plauso va anche al divertente e colto lavoro di Annamaria Morelli che ha disegnato costumi surreali ma filologicamente impeccabili, con rimandi alla tradizione e citazioni alla Tim Burton. Le scene sono a cura degli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli guidati dall’ottimo Tonino Di Ronza.

Gianmarco Cesario

Napoli, Teatro Piccolo Bellini – 22 aprile 2015