Al Teatro della Pergola di Firenze viene presentato lo spettacolo di Virgilio Sieni in occasione di “Umano_Cantieri internazionali sui linguaggi del corpo e della danza”.

Un palcoscenico spoglio, attenti giochi di luce e i corpi quasi totalmente nudi dei danzatori: a Virgilio Sieni non servono particolari orpelli per portare in scena una composizione di gesti che sappia esaltare i soli movimenti dei suoi interpreti. “Le Sacre” riproposto al Teatro della Pergola dopo il suo debutto a marzo al Teatro Comunale di Bologna per il progetto di Ert “Nelle pieghe del corpo_Bologna”, rappresenta un condensato di azioni danzanti che basta a riempire di significati una scena-spazio. Lo spettacolo propone due momenti che possono essere compresi in eguale misura nell’idea più generale di una vera e propria ritualità di espressioni: “Preludio” con la musica di Daniele Roccato e “La sagra della primavera” dal celebre componimento di Igor Stravinskij (1882-1971).

“Le sacre” si apre con sei donne che compiono atti di scoperta gestuale, si tratta di una vera e propria ricerca di movimenti che però segue un suo percorso, quasi nell’idea di un caos ordinato. L’impianto di “Preludio” è fatto di cicli in cui sono comprese distruzione fisica e nuova rinascita per cui i corpi seguono un’evoluzione fatta di fini e nuovi inizi come se fossero veramente prima macerie e poi nuova origine.

Alle musiche pacate per contrabbasso di Roccato (che in questa occasione non sono state eseguite dal vivo a differenza del debutto a Bologna), segue il ritmo ossessivo de “La sacre du printemps” di Stravinskij. Resta curioso il fatto che la “prima volta” di questa composizione musicale (29 maggio 1913 – Théâtre des Champs-Elysées, Parigi) con le coreografie di Nijinskij per i Balletti russi di Sergej Diaghilev, fu un completo insuccesso tanto che i fischi del pubblico furono così forti da sovrastare il suono degli strumenti. In realtà il grande fiasco del compositore russo, rivelazione però di un’avanguardia musicale senza precedenti, continua ad essere oggi, dopo oltre un secolo, il “banco di prova” per grandi coreografi che vogliono confrontarsi col ritmo corposo e stridente di un’esperienza tanto forte. Virgilio Sieni, con gli undici interpreti dell’omonima compagnia, continua una tradizione che da Nijinskij passa per i grandi nomi di Béjart, il quale portò in scena nel 1959 a Bruxelles una sua versione di coreografia sfruttando la partitura originale, Sacre a cui seguirono le diverse versioni di Paul Taylor (1980), ma anche l’idea di un grande rito esaltato nella coreografia di Martha Graham (1984), passando per l’esperienza con il Wuppertal Tanztheater con  Pina Baush, o ancora Matz Ek che affidò il tema della ritualità al nucleo familiare in Giappone.

Il lavoro di Sieni si lega a questa catena di coreografi che hanno portato in scena riti e rituali attraverso il linguaggio della danza, di coloro che hanno proposto ogni volta una propria variante al concetto di religiosità anche se il componimento musicale su cui si è lavorato resta lo stesso da almeno cento anni. Il tema continua ad essere sempre quello di un sacrificio a cui si attribuiscono delle azioni che siano più sostanza che non solo forma fine a se stessa. Un evento quindi non solo scenico ma soprattutto umano quello di “Le Sacre”, la cui essenzialità di elementi presenti sul palcoscenico ha permesso di concentrarsi sui soli movimenti degli interpreti letteralmente messi a nudo affinché il corpo stesso che danza si potesse caricare di una certa sacralità. I flussi e i momenti di insieme sono stati esaltati non solo da un’infinità di gesti dinamici, a volte anche nervosi, agitati e meccanici, ma anche da geometrie statiche e da una ricerca di ordine stabilita solo da linee precise, come il cerchio o la retta, quindi di nuovo ordine e disordine. Questo ha permesso poi di lavorare su un insieme, ovvero su un gruppo di danzatori che resta sul palcoscenico ininterrottamente per tutto il corso della rappresentazione. La figura da sacrificare, poi, viene rintracciata dal solo fatto di avere le calze di un colore diverso dagli altri, ma non da una vera “gerarchizzazione” scenica: tutti sono indispensabili al grande rito.

Virgilio Sieni conquista di nuovo con un altro dei suoi lavori il pubblico della sua Firenze e dimostra, al pari di altri grandi maestri del Novecento, che certe partiture offrono una possibilità infinita per rivelarsi e manifestarsi sotto altra forma.

Firenze – TEATRO DELLA PERGOLA, 22 ottobre, 2015.

Laura Sciortino

LE SACREIdeazione, coreografia, scena: Virgilio Sieni; luci: fabio Sajiz, Virgilio Sieni; costumi: Giulia Bonaldi, Virgilio Sieni; produzione: Teatro Comunale di Bologna, Compagnia Virgilio Sieni; in collaborazione con: Emilia Romagna Teatro Fondazione; foto: Rocco Casaluci.

PreludioMusica: Daniele Roccato; interpreti e collaboratori: Ramona Caia, Claudia Caldarano, Vittoria De Ferrari Sapetto, Patscharaporn Distakul, Giulia Mureddu, Sara Sguotti.

La sagra della primaveraMusica: Igor Stravinskij; interpreti e collaboratori:Jari Boldrini, Ramona Caia, Claudia Caldarano, Vittoria De Ferrari Sapetto, Patscharaporn Distakul, Maurizio Giunti, Giulia Mureddu, Giulio Petrucci, Rafal Pierzynsky, sara Sguotti, davide Valrosso.