Per soli quattro giorni è ritornata sui palcoscenici partenopei – precisamente al Teatro Cilea – la spiazzante e inarrestabile avarizia di Harpagon.

Molière scrisse L’avaro nel 1668, ma dopo secoli il suo personaggio è quanto mai attuale e contemporaneo.

Una scena scarna fatta di cubi, archi, forme geometriche scomponibili e nere, altrimenti detto una scena vuota che comunica d’acchito la povertà d’animo del padrone di casa, protagonista della pièce. Harpagon–Benvenuti rispecchia la sua dimora, indossa abiti neri e lisi, claudica, tossisce, troneggia con la sua persona e la sua voce. Alessandro Benvenuti ha il phisique du rôle del personaggio molièriano, e infatti lo incarna alla perfezione con la sua parola veloce, il suo dialetto toscano, l’imponente presenza scenica. I gesti, il suo muoversi, la sua disperazione sono sottolineati da un interessante gioco di luci, ombre e penombre. Se Harpagon e il suo mondo sono neri, gli altri personaggi, tutti a lui ostili, tutti antagonisti non possono che essere colorati: di bianco vestiti i figli Cleante – damerino ante litteram – e l’innamorata Elisa, in dorato la tenera Marianne, in rosso l’indispensabile Frosina. La messinscena è piacevolmente scorrevole, non  vi sono momenti di impasse e nonostante qualche licenza poetica la parola di Molière arriva immediata e viva. Il ritmo è veloce e gli attori tutti in parte. La regia di Ugo Chiti è precisa e mai invadente, si è lasciato ispirare nella costruzione del protagonista – per sua stessa ammissione – anche dal personaggio balzachiano, e nelle dinamiche amorose non è stato refrattario nell’accogliere Marivaux; ci si chiede dunque: perché Harpagon si rivolge ancora direttamente al pubblico?

Mariarosaria Mazzone

Teatro Cilea, 12/02/2017

di J.B.P. Molière

libero adattamento, ideazione spazio, costumi, regia Ugo Chiti

con (in ordine di apparizione) Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Gioffreda, Desirée Noferini

ricerca e realizzazione costumiGiuliana Colzi

luci Marco Messeri

musiche Vanni Cassori

aiuto regia Chiara Grazzini

macchinista Nicola Monami

elettricista Francesco Peruzzi

materiale elettrico Watt Studio

foto Carlotta Benvenuti

produzione Arca Azzurra Teatro