Il personale e il politico si intrecciano in una coinvolgente prova d’attore di Cristina Crippa, per la regia di Elio De Capitani

L’attività di Laura Forti, drammaturga, traduttrice, regista e attrice, negli ultimi anni si è svolta spesso all’estero, e della sua produzione più recente non mi sono giunti che frammenti ed echi.

Per questo, assistendo alla messinscena del suo ultimo testo, L’acrobata, la mia memoria è corsa ad uno spettacolo da lei scritto e interpretato oltre una dozzina di anni fa: Dimmi.

Si trattava, allora, di un monologo ove emergeva, con una reiterata, quasi ossessiva richiesta alla madre (appunto il “Dimmi” del titolo), un prepotente bisogno di esplorare le sue radici, di ricostruire, per via matrilineare (secondo la cultura e la tradizione ebraica, in base alla quale è ebreo chi è figlio di madre ebrea), le sue origini. Ma fra le pieghe di questo percorso dichiaratamente autobiografico, che si dipanava lungo un intero secolo, indugiando con tenerezza ed ironia nel quotidiano di un’umanità minuta, irrompeva la storia, con le sue immani tragedie.

L’acrobata non è un monologo (ancorché quasi interamene affidato ad un’unica interprete, Cristina Crippa), ma lo schema drammaturgico, come in Dimmi, è costituito da un continuo rimando fra le vicende private e lo scorrere della storia, nello sguardo di un unico soggetto narrante, prima bambina, poi donna fatta, infine nonna. Questo articolato, tortuoso percorso familiare parte dai pogrom russi, attraversa il fascismo italiano, arriva fino sul golpe militare in Cile.

I due filoni narrativi, quello personale e quello storico, si intrecciano più strettamente quando entra in scena l’acrobata (o forse, più propriamente, un clown) del titolo, nipote della donna narrante. Quella parola assume però un valore metaforico, che si espande risalendo quattro generazioni, fino al patriarca Juliusz, un ebreo russo in fuga dai pogrom. Ma all’immagine del giovane (l’ottimo, Alessandro Bruni Ocaña, impegnato in una doppia parte) si sovrappone quella del padre Pepo (ovvero José Valenzuela Levi, ovvero comandante Ernesto), da lui mai conosciuto, oppositore e martire della resistenza contro Pinochet, del quale il figlio, interrogando la nonna, cerca di ricostruire l’identità.

L'acrobata

In questa molteplicità di piani temporali, di frequenti salti generazionali (che rivelano la complessità strutturale dell’origine letteraria della trama: il romanzo Camminare sulle dita, della stessa Forti), la drammaturgia si dipana con sufficiente chiarezza, anche grazie a un intelligente utilizzo dei video, che danno rilevo e vita agli ampi pannelli bianchi della scenografia, sia con spezzoni documentari d’epoca, sia con i filmati originali di Paolo Turro, a volte quasi ombre cinesi, che evocano presenze che non compaiono in scena, eppur essenziali nella storia, come l’anziano Juliusz, cui dà voce, fuori campo, lo stesso Elio De Capitani, regista dello spettacolo.

Di Alessandro Bruni Ocaña, che mette al servizio della storia non solo una invidiabile prestanza fisica e la competenza bilingue, ma anche una pregevole finezza interpretativa, già s’è detto.

Quanto a Cristina Crippa, quel suo asprigno, atipico registro vocale aderisce con incredibile efficacia alla figura della bimba / madre / nonna / narratrice, conferendole spessore di verità e forte efficacia teatrale. Sicuramente, una prova matura d’attrice, che la apparenta alle Madri di Plaza de Mayo, alle tante madri dolorose della storia dell’umanità. E non stupisce apprendere di una sua coinvolta partecipazione alla costruzione drammaturgica del lavoro, che si riflette nel visibile coinvolgimento emotivo con cui dà vita al personaggio, che non è d’invenzione, ma una figura che Laura Forti trae dalla storia della sua famiglia, distillandola in forma teatrale, con una elaborazione di notevole impegno.

Al di là dell’origine autobiografica, e dei pregi specificamente teatrali, lo spettacolo è anche un’utile lezione di storia contemporanea, restituita con l’efficacia della testimonianza diretta; preziosa per un pubblico di giovani, per molti dei quali la presidenza di Allende, il golpe di Pinochet, la feroce repressione degli oppositori sono fatti ignoti, ormai lontani dalla cronaca, ma non ancora riportati nei testi scolastici; eppure gravidi di inquietanti insegnamenti politici, e anche etici. Valori che, in controluce, si possono individuare in una nota di Laura Forti, riportata nel programma di sala:

“Ogni riferimento a fatti e parsone che li hanno compiuti è autentico: ogni parola, ogni pensiero di quelle persone è un’idea, un’immaginazione, una speranza”.

 

L’acrobata, di Laura Forti; uno spettacolo di Elio De Capitani, con Cristina Crippa, Alessandro Bruni Ocaña ed Elio De Capitani in video; regia video di Paolo Turro; suono di Giuseppe Marzoli, luci di Nando Frigerio. Produzione del Teatro dell’Elfo.

Prima nazionale

 

Visto a Milano l’8 gennaio 2017

Claudio Facchinelli