Il dramma di Schnitzler a Firenze con il nuovo allestimento della Compagnia Lombardi-Tiezzi

Il Salone degli Scheletri del Museo La Specola è luogo di messinscena de “La signorina Else”, nuova produzione della Compagnia Lombardi – Tiezzi tratta da Arthur Schnitzler. Un caposaldo nella drammaturgia teatrale, così come Ibsen e Cechov; un testo su cui tanto c’è da riflettere al fine di riproporlo con originalità e personalità. L’allestimento di Lombardi e Tiezzi sembra ben riuscito sia nella scelta dell’attrice protagonista Lucrezia Guidone sia nella selezione del Salone degli Scheletri come luogo deputato alla rappresentazione.

La Else di Lombardi e Tiezzi esce dai canonici palcoscenici per trovare il suo letto in un tavolo settorio circondato da scheletri. Il pubblico, accolto dalla musica di un’orchestra dal vivo, prende posto intorno alla camera di Else o, si potrebbe dire, intorno al suo cranio aperto, dentro il quale i pensieri si formano, si articolano, si sovrappongono e si intersecano così come vuole il flusso di coscienza schnitzleriano. Scheletri fuori e dentro la testa della protagonista, unici reduci di un vortice di pensiero che non trova via di scampo contro quello che il mondo, malato di apparenza, corruzione e favoritismo le propone. La scelta della soluzione site specific sembra ormai necessaria quando si è nell’ambito del contemporaneo: significa andare alla ricerca di luoghi inediti, non normalmente dedicati alla performance ma in qualche modo suggestivi e funzionali alla pièce. La soluzione conferisce ricchezza all’opera che si avvale anche di altri oggetti scenografici: una casa di bambole, un pianoforte in miniatura, un tavolo asettico, della biancheria, delle sedie, un mazzo di rose rosse, delle teste di animale indossate dal signor Dorsday e da due generici becchini. Tutto, a partire dalla luce, è simbolico. Nel continuo rimando tra mondo onirico e realtà attuale, Else sembra non riuscire più a riconoscere il proprio ruolo. C’è tanto nel testo di Schnitzler: psicoanalisi, antropologia e problemi sociali, maschilismo, condizione femminile, corruzione politica, fame di denaro. C’è invece poco affetto se non quello che Else, in altre condizioni, potrebbe provare per chi la circonda. L’attualità del testo giustifica lo scarto tra volontà di proporre produzioni contemporanee e sperimentali e l’utilizzo di un testo che appartiene al passato. La classicità e la complessità delle parole sono analizzate nel profondo e nel dettaglio da Lombardi e Tiezzi; lo spettatore capace di ascoltare e di non addormentarsi riuscirà facilmente a emozionarsi, disperarsi, arrendersi come la signorina Else.

L’attrice Lucrezia Guidone è all’altezza della missione. Spiata come da una finestra, sfrutta la quarta parete (ma anche la prima, la seconda e la terza) con attenzione. Si percepisce, nella recitazione, un’attenta architettura registica che tiene conto degli umori e della bipolarità dei personaggi. Interessante anche le sfumature del carattere del signor Dorsday, finalmente psicanalizzato anche lui come il personaggio femminile: anche in esso isteria, anche esso bipolarismo. Una parità di sessi che però rispetta il finale originale: Else si avvelena e scompare sognando e volando tra gli scheletri che Schnitzler, con Freud, ha lasciato in eredità all’uomo.

Firenze – LA SPECOLA, 21 ottobre 2018.

Benedetta Colasanti

La signorina Else – Di Arthur Schnitzler; traduzione: Sandro Lombardi; drammaturgia: Salvo Lombardi, Fabrizio Sinisi, Federico Tiezzi; regia: Federico Tiezzi; con Lucrezia Guidone, Martino D’Amico; pianoforte e violoncello: Dagmar Bathmann; percussioni: Omar Cecchi; clarinetti: Iacopo Carosella; scene: Gregorio Zurla; costumi: Giovanna Buzzi; luci: Gianni Pollini; movimenti coreografici: Giorgio Rossi; regista assistente: Giovanni Scandella; produzione: Compagnia Lombardi – Tiezzi / Associazione Teatrale Pistoiese Cemtro di Produzione Teatrale. In collaborazione con Scuola di Musica e Danza “T. Mabellini”, Pistoia.