Viaggi temporali e passi verso lo stravolgimento del classico.

Tra ottobre e aprile, in luoghi e con repertori differenziati, si svolgerà la stagione 2017-2018 del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Le opere sono classiche e rinomate, tuttavia c’è spazio per la rappresentazione non convenzionale, dove la musica rimane ancorata alla tradizione ma gli allestimenti di gusto contemporaneo e mai visti sembrano voler intraprendere nuove strade. Si tratta di un invito a svecchiare l’opera o di un modo per avvicinarla a un pubblico più giovane?

La stagione è inaugurata da “La rondine” pucciniana, opera romantica ambientata inevitabilmente nella Parigi del Novecento, presentata al Maggio con la direzione di Valerio Galli e nel suo nuovo allestimento firmato Denis Krief, che rende omaggio, dopo cento anni, alla prima rappresentazione a Montecarlo. Il cartellone è ricco di titoli e compositori italiani: Donizetti è presente con “L’Elisir d’amore” e “La favorita”. La prima sarà diretta dal maestro Fabrizio Maria Carminati, con la regia di Pier Francesco Maestrini e le scene di Juan Guillermo Nova; i toni divertenti dell’originale ottocentesco transitano nella storia americana novecentesca degli anni ’70 in nome di una fruizione diversa e più vasta. La seconda opera muta nei toni: è incentrata su un amore infelice e tormentato così come la storia compositiva e performativa dell’opera stessa, allestita al Maggio per la prima volta nella versione francese (dirige Fabio Luisi con la regia dello spagnolo Ariel García Valdés). “La sonnambula” di Bellini, diretta da Sebastiano Rolli, è vittima di un’altra trasposizione storica di almeno un secolo: è ambientata in una stazione sciistica svizzera degli anni ’30 del Novecento. La stessa sorte tocca a “La traviata” verdiana, ispirata a “La dolce vita” di Fellini e portata dal regista Alfredo Corno e dallo scenografo Angelo Sala nell’Italia degli anni ’50; la musica rimane l’originale, dirigono John Axelrod e Sebastiano Rolli. Due messinscene anche per Rossini: ne “Il barbiere di Siviglia”, diretto da Giuseppe Grazioli, la classicità è di nuovo stravolta dalla regia di Damiano Michieletto, nella quale il tema centrale è un viaggio in treno come simbolo di un’esplorazione all’interno dell’opera rossiniana: rimangono i colori, il divertimento, i caratteri e i contesti fantastici tipici del maestro, mentre l’essenzialità scenografica ha lo scopo di mantenere l’attenzione sulla vocalità e sulla musica.

“Tutti mi chiamano” è dedicata ai bambini, alle famiglie e ai giovani studenti: una performance curata da Venti Lucenti, in cui il barbiere Figaro è presentato come il personaggio di una favola. Per i più giovani anche “Il gioco di Mozart”, scritto e diretto da Manu Lalli, a metà tra gioco e racconto, dedicato alla vita di Mozart come compositore, con l’obiettivo di sensibilizzare i bambini all’ascolto e alla comprensione musicale. Ne “La donna di Siviglia”, tratto dalla “Carmen” di Bizet, in scena al Teatro Goldoni e ancora firmato Venti Lucenti, si racconta ai bambini il valore della libertà di cui Carmen è emblema. Di Bizet sarà rappresentata anche la “Carmen” per adulti, la classica e intramontabile, spesso d’ispirazione per coreografi e registi di altri generi spettacolari. Si tratta del nuovo allestimento di Leo Muscato, con direzione musicale di Ryan McAdams. Infine “Alceste” di Christoph Willibald Gluck, con allestimento di Pier Luigi Pizzi e direzione di Federico Maria Sardelli; in onore del tricentenario della nascita del compositore, Pizzi sceglie la versione originale in italiano, che chiude la stagione operistica.

A dicembre andrà in scena il balletto de “La bella addormentata”, con musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij, un’azione coreografica imponente che trascende il balletto classico facendosi riflessione sulla frenesia dell’oggi, sul contrasto tra la perfetta immaginazione e la realtà delle metropoli, in cui ognuno corre alla ricerca dei propri sogni; un interessante lavoro di Diego Tortelli con il Balletto Junior di Toscana e la drammaturgia musicale di Francesco Sacco.

La stagione sinfonica, con i cicli concertistici dedicati a Mozart, Šostakovič, Strauss e Stravinskij-Čajkovskij, si sviluppa tra più luoghi: il Teatro del Maggio, la Sala bianca di Palazzo Pitti, il Teatro Goldoni. Si aggiungono: il concerto di musica da camera, momento culminante del Concorso Michele Novaro per giovani compositori, il concerto per arpa “String city”, i concerti di Natale e di Capodanno diretti da Lorenzo Fratini e Fabio Luisi con orchestra, coro e voci bianche del Maggio. Ancora, il concerto di pianoforte di Radu Lupu dedicato a Schubert; il concerto di Fabio Luisi che dirige il “Paulus” di Felix Mendelssohn-Bartholdy; di Lorenzo Viotti; di Zubin Mehta e Simone Rubino, con quattro poemi per percussioni soliste e orchestra, “Speaking Drums” e “La grande” sinfonia di Schubert.

Per il LXXXI Festival del Maggio: “Ercole in Tebe” di Jacopo Melani, in scena nella Grotta di Buontalenti di Boboli, e “Tenebra di luce” di Adriano Guarnieri al Teatro Goldoni. Di nuovo al Teatro del Maggio: “La battaglia di Legnano” di Verdi, “Il prigioniero/Quattro Pezzi Sacri” di Verdi e Dallapiccola e “Cardillac” di Paul Hindemith, che spiega l’incapacità degli artisti di vivere a prescindere dalla musica e dalle proprie opere, un’incapacità che può portare alla follia e al dolore. In programma anche la “Trilogia popolare 2018” con “Il trovatore”, “Rigoletto” e “La traviata” di Giuseppe Verdi, che saranno rappresentate al Teatro del Maggio il prossimo settembre.

Per maggiori informazioni: www.operadifirenze.it

Benedetta Colasanti