Una sorta di autobiografia in forma di concerto spettacolo, così potremmo sinteticamente restituire il senso de “La Mia Storia” di Ornella Vanoni, artista senza tempo che si conferma grandissima protagonista della scena, non solo quando canta ma anche quando, con ironia, autoironia e sarcasmo, racconta al pubblico sapidi episodi della propria carriera e della propria vita.

Naturalmente, seguendo una progressione cronologica delle sue esperienze e dei suoi successi, Ornella Vanoni inizia raccontando il suo incontro, artistico e sentimentale, con Giorgio Strehler, maestro e amante con cui esordì con le canzoni della Mala, repertorio a cui legò inizialmente e con grande successo il suo nome, tanto da indurre nel pubblico l’idea infondata che anche lei fosse “figlia della mala” e non di una qualsiasi famiglia borghese. Dell’amore con Strehler, la Vanoni ricorda divertita lo scandalo suscitato in famiglia dalla notizia della sua relazione con un comunista che, per di più, era anche sposato.

Repertorio impegnato e repertorio più leggero e melodico si intrecciano in questo magnifico album di ricordi in musica, così l’artista ipnotizza la platea con un classico di Brecht, “La ballata di Mackie Messer”, interpretata rigorosamente in tedesco (“perché le lingue le ho imparate per usarle”) e affronta il difficile universo della canzone napoletana, ricordando la volta in cui, durante il Festival di Napoli, si rivolse in maniera sgarbata a Sergio Bruni (dopo averlo scambiato per Nosferatu!).

Ovviamente, in scaletta ci sono tantissimi successi, da “Senza Fine” a “Che cosa c’è”, fino al recentissimo “Imparare ad amarsi” (cantata con Bungaro) e all’immancabile brano cult “L’appuntamento” che, spiega la Vanoni dal palco, l’ha resa popolare presso il grande pubblico che nutriva, in precedenza, una certa diffidenza verso la sua immagine snob e sofisticata.

Interessanti anche gli omaggi ai grandi cantautori italiani, quelli da lei più apprezzati, a partire da Lucio Dalla, il suo preferito, di cui interpreta in maniera eccezionale l’intramontabile “Caruso” e con cui dichiara di aver condiviso un autentico amore per Napoli. Omaggia anche Enzo Jannacci, di cui ricorda la verve in “Vengo anch’io. No, tu no”, Luigi Tenco, di cui intona “Vedrai Vedrai” svelando al pubblico che si tratta di un brano scritto per la madre e Giorgio Gaber che assimila a Pier Paolo Pasolini per la sua profonda capacità dolorosamente profetica.

Insomma, “La mia Storia” di Ornella Vanoni non è semplicemente un concerto, ma un suggestivo percorso tra le pagine più belle e significative della storia della canzone italiana e non solo, se consideriamo, per esempio, l’omaggio sentito alla grande Amy Winehouse, uno spettacolo imperdibile per chi ama la grande artista e la sua capacità di interpretare con stile e personalità un repertorio estremamente vasto, rivitalizzandone potenzialità e forza evocativa
Napoli, Teatro Augusteo, 12 maggio 2018