Lo spettacolo shock del 2012 di Cristian Ceresoli giunge al Teatro Puccini di Firenze.

Forse l’aspettativa era stata montata troppo, ma guardando lo spettacolo “La merda” di Cristian Ceresoli, in scena al Teatro Puccini di Firenze, si assiste “solo” – e non è certo poco – a un’ottima prova di attrice, ritenendo non così tanto necessaria la sua completa nudità e confrontandosi con un testo di denuncia come altri. Il clamore costruito intorno a questo spettacolo, quindi, appare più il risultato di un eccellente lavoro di “marketing”, perché di osceno e «disturbante» c’è poco, niente di diverso dal “già visto”. Rappresentato per la prima volta nel 2012 con grande successo a Milano e a Roma, “La merda” viene poi presentato al Festival di Edimburgo, ricevendo ottime recensioni e vincendo diversi premi (Fringe First Award per la scrittura, The Stage Award per l’interpretazione, l’Arches Brick Award come arte emergente, il Premio della Critica come miglior spettacolo); già tradotto in diverse lingue, viene acclamato all’estero e definito «straordinario» soprattutto dalla critica internazionale. Si tratta del monologo interiore di una giovane disadattata che con determinazione cerca di resistere alla vita e farsi largo nella società dell’apparenza e del vizio. Completamente nuda, spogliata di ogni dignità, calpestata nei suoi diritti, la ragazza narra le sue esperienze di vita, le molestie e i soprusi a cui è stata sottoposta e che, è chiaro, non finiranno mai.

Il linguaggio di Ceresoli è «brutale», la storia che racconta raccapricciante. Ma non si tratta di un unicum, di un pezzo raro, «rivoluzionario». E sicuramente non siamo di fronte a un’opera sconcertante capace, con la sua irruenza, di rompere il muro dell’indifferenza. Sarebbe bello crederci. L’unico grido violento e straziante è quello dell’attrice Silvia Gallarano, un’interprete eclettica, capace di variare i suoi registri espressivi e vocali, in grado di restituire impeccabile le personalità contrastanti eppure fortemente intrecciate che coesistono nel corpo della protagonista. Vituperata, violentata, repressa, oltraggiata, la donna si mostra nella sua timida e impacciata ingenuità, per poi, a tratti, come un urlo che viene dall’interno (e che forse non verrà mai ascoltato da nessuno), sputare fuori tutta la rabbia, lo sdegno, la nausea che prova di fronte alla “merda” che la circonda e la sovrasta fino a soffocarla. Successivamente, però, quel grido si interrompe, e la sua fragilità ritorna, sprofondando nuovamente nel putridume. Manca la forza, l’autostima, forse anche il coraggio. Questa piccola inerme donna è simbolo della nostra umanità, di questa Italia vergognosa che non sa, non vuole, non può risollevarsi, “la merda” è ovunque e immobilizza.

L’attenzione mediatica che si è concentrata intorno a questo lavoro – a nostro avviso sproporzionata – ha contribuito al successo dello spettacolo. Sold out in ogni teatro dove sia stato rappresentato, file lunghissime ai botteghini di spettatori incuriositi, desiderosi di assistere a qualcosa di nuovo, di forte, di sconvolgente, di scandaloso. Ma lo scandalo, purtroppo, non c’è. O meglio, è presente, ma nella realtà quotidiana, ce ne parlano tutti (non solo i giornali, anche la gente che si incontra per strada), e nella rappresentazione viene solo ricordato. Non c’è bisogno di guardare “La merda” per sapere in che mondo viviamo, per venire a conoscenza di storie di abuso, di ingiustizia, di cattiveria gratuita. Se solo si volgesse lo sguardo a quello che è posto accanto a noi, ogni giorno, se si ponesse attenzione a quello che vediamo e non guardiamo, lo scandalo ci sconvolgerebbe in un istante. Per coloro che sono a caccia di orrore, basta aprire gli occhi, leggere un giornale, accendere la tv. Siamo insensibili e indifferenti. E lo rimaniamo anche dopo aver visto “La merda”.

Firenze – TEATRO PUCCINI, 9 aprile 2015

Mariagiovanna Grifi

LA MERDAAutore: Cristian Ceresoli; Produzione: Frida Kahlo Productions, Richard Jordan Productions, Produzione Fuorivia, in collaborazione con: Summerhall (Edinburgh), Soho Theatre (London), Gorki Theater (Berlin), Fondazione Teatro Valle Bene Comune (Rome) e il supporto di The Basement (Brighton). Interprete: Silvia Gallarano.