La distanza da qui di Neil LaBute, adattato e diretto da Marcello Cotugno, debutta in prima nazionale a Roma: un progetto prodotto da DRAO – collettivo artistico fondato nel 2013 a Roma da Nicole Calligaris, Alessandro Lui e Elia Bei, nato con lo scopo di produrre, promuovere e distribuire opere di discipline artistiche differenti.

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La vicenda ruota intorno a tre adolescenti, Darrell, Tim e la fidanzata di Darrell, Jenny, che spendono il loro tempo tra centri commerciali, aree di parcheggio e fast food, nell’agghiacciante vuoto di speranza di un microcosmo di estrema periferia. Una tragedia annunciata si consumerà ai margini di una famiglia disastrata e disinteressata, quella di Darrell. Il tutto viene giocato nella muta violenza dei rapporti, che si scatena rabbiosa alla scoperta di un evento sconvolgente e ineluttabile, fino ad un finale raccapricciante.

Neil LaBute, autore americano tra i più noti della generazione post-Mamet, si interroga qui su come il contesto socio-culturale influenzi in maniera determinante gli abitanti di un luogo. Emerge con chiarezza come dietro la grettezza dei protagonisti della storia si celi una dura critica alle derive della società occidentale.

Non è impresa ardua rappresentare un testo simile ai giorni nostri e nella nostra Italia dove temi quali degrado sociale e perdizione morale sono più che attuali e all’ordine del giorno. I giovani non hanno punti fermi ed esempi da seguire, sono lasciati allo sbando, soli e smarriti, cullati soltanto dalla superficialità di una società che sembra non conoscere storia.

La scena che si mostra al pubblico, opera di Francesco Scandale, è un open space suddiviso in diverse ambientazioni dove gli attori/personaggi daranno vita alla pièce teatrale. Una disomogenea di situazioni che si incontrano e si scontrano sulla scena, fino ad intrecciarsi nel leitmotiv della storia, il filo conduttore dell’intera performance.

Un cast di giovani attori tesse a dovere la tela della trama, tutti animati dalla passione per l’arte teatrale ed alcuni più di altri contraddistinti da un talento innato. I dialoghi serrati ed energici emergono con la semplicità del quotidiano, i rapporti generazionali sono vissuti con la stessa complessità ed inadeguatezza della realtà, gli amori giovanili travolgono con quell’imbarazzo che gli è solito e quelli proibiti, perché nati da un tradimento, si impongono agli occhi dello spettatore con passione fugace ed irriverente.

Una vera e propria finzione teatrale rappresentata con la forza del reale e con quella tenacia di chi vorrebbe che le cose andassero diversamente, anche se si vive ai margini della società. Qualcuno allora si ribella commettendo un atroce reato, qualcun altro si abbandona ai sogni per evadere, altri ancora chiudono gli occhi alla cruda realtà e continuano a vivere nell’indifferenza della propria consapevolezza.

Il finale è lasciato all’arbitrio del pubblico in un esperimento che lo vedrà autore in primis. Uno “sliding doors” sulla trama per osservare le diverse e molteplici sfaccettature della realtà, come a voler dire che ognuno è artefice del proprio destino e può manipolarlo a piacere.

Roma, teatro Sala Uno, 11 Aprile 2014

Alessia Coppola