La pièce di Dürrenmatt in scena al Teatro Fabbricone di Prato per la regia di Franco Però.

Tutta la malignità e il rancore che possono nascere all’interno di un matrimonio furono decritti in maniera straordinaria agli inizi del Novecento da August Strindberg nel dramma “La danza macabra”. Il titolo, esplicito riferimento al tema di origine medievale che vede la morte presiedere alla danza tra uomini e scheletri, ben si addice alla coppia decadente e decaduta descritta nel testo, ‘morti viventi’ volontariamente isolati su una sperduta isola svedese che diventa un baluardo, una fortezza, contro sé stessi e il mondo. Ben lo aveva capito Luca Ronconi che aveva trasformato i due protagonisti in vampiri che non esitavano a succhiarsi a vicenda la poca linfa vitale che ancora li teneva in vita. La noia, la monotonia, il loro perverso gioco al massacro furono magistralmente ripresi anche da Friedrich Dürrenmatt in un adattamento ironico, ma non per questo meno spietato, presentato a Basilea nel 1969 con il titolo “Play Strindberg”.

È questo il testo riproposto da Franco Però al Teatro Fabbricone di Prato con tre interpreti d’eccezione come Maria Paiato, Franco Castellano e Maurizio Donadoni. Ottantacinque minuti di spettacolo da cui non si può uscire illesi. Su un palcoscenico trasformato per l’occasione in un ring vanno in scena gli undici round di un combattimento che non prevede vincitori. Senza esclusione di colpi, tra cattiveria, sarcasmo e paradossi, si svela tutta l’inconciliabilità tra l’ormai decadente rigore militaresco del capitano, l’insofferente autocompiacimento della moglie Alice e la losca ipocrisia di Kurt. Un’inconciliabilità che esplode a livello mimico e verbale grazie a una recitazione sempre attenta e calibrata, anche quando devia verso il farsesco e il melodrammatico. Il ritmo incalzante è sottolineato dalla musica di Antonio Di Pofi e l’unico momento di respiro per lo spettatore, immerso in quel sottile clima di violenza che sempre più lo pervade, si rivelano le ironiche pause tra una ripresa  e l’altra, scandite dal gong e annunciate da un titolo: Concertino domestico, Cena solitaria… Perfettamente riuscito dunque l’intento annunciato da Però nelle Note di regia, di rappresentare «il riso e il pugno nello stomaco, il sorriso e l’amarezza».

Prato – TEATRO FABBRICONE, 16 dicembre 2017

Lorena Vallieri

 

PLAY STRINDBERGdi Friedrich Dürrenmatt

Traduzione: Luciano Codignola, regia: Franco Però, scene: Antonio Fiorentino, costumi: Andrea Viotti, luci: Luca Bronzo, musiche: Antonio Di Pofi, produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Artisti Riuniti, Mittelfest 2016.

Interpreti: Maria Paiato, Franco Castellano, Maurizio Donadoni.