Anna Bonaiuto (3)Anna Bonaiuto è una grande signora della scena, altera e passionale, unanimemente considerata una delle più intense attrici teatrali e cinematografiche. Ha saputo rappresentare con sublime tecnica interpretativa gli innumerevoli ritratti femminili, da quelli storici a quelli contemporanei. Ha lavorato in teatro con Mario Missiroli, Luca Ronconi, Mario Martone, Carlo Cecchi, Toni Servillo. Nel 1992 interpreta la moglie di Renato Caccioppoli in Morte di un matematico napoletano di Mario Martone che la consacra come una delle attrici di maggior talento del panorama artistico nazionale. Nel 1993 vince la Coppa Volpi alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia come migliore attrice non protagonista nel film di Liliana Cavani Dove siete? Io sono qui. Nel 1994 interpreta la moglie di Pablo Neruda nel film Il Postino,ultimo successo di Massimo Troisi. Nel 1995, ancora con Mario Martone è la protagonista del film L’amore molesto, vincendo sia il Nastro d’Argento sia il Premio David di Donatello come miglior attrice protagonista. Nel 1998, con Fulvio Wetzl interpreta Marina nel film Prima la musica, poi le parole, pellicola che parteciperà a 35 festival internazionali, a cominciare dal Giffoni Film Festival 1999. Nanni Moretti nel 2006 la dirige ne Il caimano; nel 2007 è nel cast di Mio fratello è figlio unico diretta da Daniele Luchetti e L’uomo di vetro di Stefano Incerti. Una delle sue interpretazioni più celebrate è la parte di Livia Danese, moglie di Giulio Andreotti, nel film Il Divo di Paolo Sorrentino. Numerosi i riconoscimenti anche dalla critica teatrale tra i quali spicca il Premio Ubu nel 2003 come migliore attrice italiana per l’interpretazione di Donna Rosa Priore in Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo con la regia di Toni Servillo. Icona della “scuola napoletana”, è di quest’anno la sua ultima nomination al David di Donatello come miglior attrice non protagonista per il film Viva la libertà di Roberto Andò.

 D. Lei ha interpretato tanti personaggi femminili di donna, da quelli storici a quelli contemporanei: un esempio per tutti il ruolo di moglie di Andreotti ne “Il Divo”. Quali di questi le è rimasto più addosso?

R. Mi sento di aver esplorato tanti ruoli e personaggi femminili ma l’interpretazione a cui sono più legata è quella di donna Rosa Priore in Sabato Domenica e Lunedì di Eduardo de Filippo con la regia di Toni Servillo.

 D. Da Prassagora a Cristina Trivulzio principessa di Belgiojoso: grande intensità scenica e interpretazioni cariche di passione.

R. Per Cristina Trivulzio nel monologo de La Belle Joyeuse diretto da Gianfranco Fiore (ha debuttato a Torino nel 2011, poi è stato in tournèe a Mlano, Roma, a Genova, a Napoli), la prima impressione è stata di invidia per queste donne che hanno una vita così piena. Noi avremmo bisogno di 10 vite per farne una come la loro: sono donne sempre dentro la mischia, lottano con una capacità di sofferenza enorme ma al momento giusto sono anche capaci di tanta ironia. Osservi questa cosa, proprio ora in cui ti rendi conto come il femminile sia ridotto a segmento sempre più piccolo nella considerazione generale. Interpretare una donna così ricca di umanità, così contemporanea. Penso che una figura così dovrebbe essere conosciuta in tutte le sue sfumature e potenzialità, compresi gli atteggiamenti anticonformisti di cui sono stati capaci. E’ un personaggio forte e pieno di energia che tuttavia non perde mai la sua femminilità pur nell’impegno concreto e battagliero verso i più poveri, le donne.

D. Rispetto alla sua osservazione del femminile sempre più ridotto, mi fa pensare anche alla recrudescenza del problema del femminicidio..

R. Ci scuote parecchio e desta sempre tanto stupore ma le donne, da quando esiste il mondo, sono state sempre stuprate, ammazzate. Ora, che più di ieri, la donna cerca di affermare la propria autonomia, le cose sono peggiorate. Alcuni uomini diventano violenti quando pensano di perdere la proprietà sulle donne. E da qui l’eliminazione, la violazione cruenta. D’altronde è sotto gli occhi di tutti l’imbarbarimento della società, il progresso non va di pari passo con un miglioramento dei comportamenti civili.

D. Il teatro, la cultura in genere, sta sotto la scure degli effetti della grave crisi economica a causa dei tagli della spesa pubblica..

R. E’ vero ma non è quello della mancanza di fondi il problema principale bensì la perdita di consapevolezza del fare teatro. Si può fare teatro anche con una sedia ed un tavolo ma su questo ci sono tanti equivoci. Molti non lo sanno ma quando c’è stata la crisi economica in Argentina – e noi siamo ricchi rispetto a loro – sono nate molte compagnie di giovani. Devono essere più importanti le idee, la passione, mettere insieme le proprie capacità per creare qualcosa. Quello della mancanza dei soldi è un tema vero ma può anche diventare un falso problema. C’è molta confusione e molto spesso in giro nei teatri ci sono spettacoli scadenti. A questo si aggiunge che il pubblico si è “decerebrato” nel senso che sembra non ci sia differenza tra chi sta giù e chi sta su. Prendiamo la vicenda del Teatro Valle, che è occupato da oltre due anni, non è ancora chiaro né il destino della struttura nè quale altro teatro possa nascere dagli occupanti.

D. Stanno nascendo autori nuovi?

R. Nella scrittura non vedo granché in Italia, mentre vedo molte brave attrici. Si consolida un approccio meno narcisista, dove è veramente il talento che conta e non più il potere. Dall’altra parte, vedo un proliferare di spettacoli al maschile.

D. Quando debutterà il suo prossimo spettacolo?

R. Andremo in scena a metà gennaio a Milano, al Piccolo Teatro. Infatti sto partendo per provare il nuovo spettacolo “Visita al Padre “di SchimmelPFenning, un autore tedesco contemporaneo, con la regia di Carmelo Rifici, e con gli attori Massimo Popolizio e Marco Foschi. Lo spettacolo è prodotto proprio dal Piccolo Teatro di Milano.

D. Con Cecchi, Martone, Servillo: registi importanti della sua carriera umana e artistica

R. Sono artisti che fanno parte della mia famiglia. Anche se non ci sono nello spettacolo “Le voci di dentro” di Eduardo con la regia di Toni Servillo, questo non significa che non continueremo a lavorare insieme. Abbiamo un rapporto consolidato di amicizia e condividiamo lo stesso modo di fare teatro. .

D. Ha ricevuto molti premi nel corso della sua carriera

R. Ho avuto diversi riconoscimenti: tra cui il premio Ubu, il premio Olimpico, il premio Duse, ma io attribuisco un valore relativo ai premi, ovviamente mi fa piacere riceverli e mi gratificano. La cosa importante è avere sempre la misura delle cose, nel bene e nel male.

D. Non ha più lavorato per il Napoli Teatro Festival Italia. Una scelta?

R. Dopo lo spettacolo di Roberto Andò, tratto dalla Ortese e diversi autori, alla darsena Acton non ho più lavorato ma non ho neanche presentato progetti. Io sono una dissipatrice nella vita, faccio tante cose, penso che il teatro non sia tutto.

D. Un augurio per il Corriere Spettacolo: il nuovo sito web che si occuperà di arte, spettacolo..

R. Di far avvicinare sempre più la gente al teatro, di far conoscere maggiormente tutto ciò che di buono e vitale è in circolazione in Italia. Ormai tutto è così televisivo: si possono vedere anche spettacoli un po’ imperfetti ma dentro ci deve essere sempre più la vita.

Diletta Capissi