Siamo in compagnia di Angelo Longoni, autore e regista dello spettacolo “Amedeo Modigliani” recentemente in scena al teatro Quirino di Roma.

 

Regista, autore, sceneggiatore. Qual è tra queste la sua più grande passione?

Io ho sempre sperato fin da ragazzo di unire le mie peculiarità all’interno di un percorso creativo totale. La scrittura scenica per il teatro o per il cinema dev’essere l’integrazione alla scrittura drammaturgica. Mettere in scena le cose che scrivo è sempre stato il mio desiderio. Quindi, non disgiungo il percorso creativo in nessuno dei casi. Fa parte di un’unica costruzione che attinge a conoscenze diverse. Il lavoro con gli attori serve a dare vita al lavoro solitario che svolgo con la scrittura.

       

Di recente è andato in scena al teatro Quirino lo spettacolo su Amedeo Modigliani, scritto e diretto da Lei con protagonista Marco Bocci. Ci racconti com’è nata l’idea di mettere su questo spettacolo.

E’ un desiderio che risale a 30 anni fa quando, per caso, mi sono imbattuto in un libro che raccontava la vita di Modigliani. Quel libro non l’ho mai più ritrovato ma la storia che avevo letto mi ha accompagnato nel tempo e alla fine mi sono rimesso a lavorarci. Raccontare la vita e l’opera di Amedeo Modigliani oggi, non significa solo rendere omaggio a uno dei pittori più famosi e amati al mondo ma anche rendere omaggio a un periodo storico. Dietro all’autore delle donne dal collo lungo c’è una vita vissuta in uno dei momenti più dinamici, movimentati e stimolanti della storia del ‘900 europeo. Raccontare Modigliani significa rappresentare anche una delle storie d’amore più famose e commuoventi che abbiano mai riguardato un artista. Quattro personaggi reali ma anche simbolici che scandiscono i diversi periodi della sua arte e della sua vita affettiva. I quattro personaggi femminili attraverso i quali si percorrerà la vita parigina di Amedeo sono: Kiki di Montparnasse, prostituta e modella famosissima nell’ambiente artistico parigino. Quando la conosce Amedeo è appena arrivato nella capitale francese. La figura di Kiki è importante nella vita di Modì perché segna l’incontro con un mondo nuovo e sconosciuto per il giovane livornese. Attraverso Kiki viene in contatto con gli atteggiamenti liberi e disinibiti dell’ambiente artistico e, nella sua testa, l’idea borghese dell’arte viene soppiantata da quella bohemienne. Grazie a Kiki conosce tutti gli artisti dell’epoca: Utrillo, Picasso, Soutine, Brancusi, Rivera. Ed è Kiki però che gli fa amare tutto ciò che lo porterà alla distruzione: hashish, oppio e assenzio, “la fata verde”. C’è poi Anna Achmatova, poetessa russa, magra, alta, bel viso, capelli neri, occhi da cerbiatta, sposata col poeta Nikolaj Gumilev. Tra di loro nasce un amore spirituale e carnale, profondo e pieno di rispetto reciproco. La Achmatova sarebbe potuta diventare il vero grande amore della vita di Amedeo, la donna perfetta per lui, ma era troppo legata alla sua terra di origine ed era sposata. Anna estrae il meglio da Amedeo, lo fa parlare e riflettere, sa anche contraddirlo, i loro discorsi sull’arte mettono in luce le sue convinzioni. Conosce Beatrice Hastings, ricca bella, colta, 5 anni più grande di lui. Divorziata da un pugile. Femminista, progressista. Una giornalista che scriveva da Parigi e inviava le “Impressions of Paris” al quotidiano britannico The New Age. Figura di primo piano nei circoli bohèmien della capitale francese. Con Amedeo, Beatrice ha una controversa relazione da conviventi. Lei posa per numerosi suoi dipinti e disegni. Il loro è un grande amore, ma è anche caratterizzato da scenate furibonde. Beatrice ha un forte influsso su Modì ma, insieme, i due fanno scintille, entrambi sono passionali, litigiosi e rancorosi. Beatrice crede nel talento di Amedeo, lo spinge a fare solo il pittore e a lasciar perdere la scultura per la quale Amedeo ha un’autentica passione. Il marmo è pesante ed è difficile da spostare e da scolpire, la polvere che produce fa malissimo ai polmoni e gli causa tosse e crisi respiratorie. Beatrice lo aiuta in tutti modi, gli paga tele e pennelli, lo fa mangiare ma è anche troppo dominante e impositiva e non concepisce che l’arte non abbia uno sbocco commerciale immediato. I due, dopo una tormentata relazione, si scoprono incompatibili. Finalmente nella vita di Amedeo entra la giovanissima Jeanne Hébuterne. Amedeo, vicino a Jeanne, sembra un altro, ma la sua salute è minata dalla tubercolosi. Quando Jeanne rimane incinta del secondo figlio, Amedeo muore all’Hospital de la Charitè.

 

Ha scritto anche per la televisione e per il cinema. E ai suoi esordi, ha iniziato la sua carriera come attore. Dove nasce questa sua grande passione?

Più che una passione è una croce. Chi fa questo lavoro deve soffrire per tanti anni prima di essere credibile. E anche dopo, deve sempre dimostrare di poter essere affidabile. Alla fine si parla sempre di denaro. Può essere molto o poco ma un regista deve avere la possibilità di trovare chi vuole investire nei suoi progetti. Bisogna saper gestire le risorse altrui per costruire un prodotto che è effimero e può anche essere in perdita. Questa è la parte meno bella del mio lavoro e quella che mi pesa maggiormente. Le responsabilità si accumulano fino ad essere schiaccianti. Questa caratteristica è meno presente in teatro che, avendo bisogno di meno denaro, è più libero dall’intromissione dei produttori. La passione forse nasce in un’infanzia passata in solitudine.

Per i suoi film ha vinto tanti premi e riconoscimenti, citiamo tra gli altri “Naja”, “Uomini senza donne”, “Bruciati”. Qual è quel film che Le ha lasciato dentro qualcosa in più?

Ci sono film che hanno segnato periodi del mio percorso artistico e altri meno. “Naja” è un esempio di narrazione legata all’impegno civile. E’ stato un testo teatrale premiato con molti riconoscimenti tra cui il Premio Riccione, poi uno spettacolo che ha avuto molto successo nei due allestimenti fatti e poi un film. Direi che è l’esperienza che mi ha segnato di più. Poi c’è “Caravaggio” un film realizzato in due versioni, cinema e tv, che è stato venduto in tutto il mondo. Spero di fare un’operazione simile anche con Modigliani prima o poi.

Erika Kamese