In occasione della messa in scena della Spettacolo “E la musica mi gira intorno” al Teatro Golden di Roma fino al 17 aprile p.v., abbiamo intervistato Maurizio Casagrande, attore e regista.

1) Maurizio come nasce questa sua vena artistica?

Nasce innanzitutto dalla musica. Infatti questo mio spettacolo “E la musica mi gira intorno” è un ritorno alle origini. La vena artistica vera e propria nasce da bambino, quando io ero convinto che tutti sapessero leggere, scrivere, parlare, suonare. A casa mia suonavano tutti: mia madre, mio padre, mia nonna, il mio vicino, per cui da piccolo credevo che la musica facesse parte di tutte le persone, ma poi ho capito che non era così. I miei mi avevano regalato un dono: la musica. Se la musica la fai, aldilà del fatto che tu sia un musicista, ti fa leggere e vivere delle esperienze artistiche uniche. Infatti io mi ritengo un attore un po’ diverso dagli altri, non perché più bravo, ma per la capacità di interagire con gli altri attori. Questa capacità viene dalla musica.

 

2) E’ in scena attualmente con lo spettacolo “E la musica mi gira intorno” al Teatro Golden di Roma. Ci racconti questa ennesima esperienza teatrale.

Questo spettacolo è un gioco con la memoria, io come attore non penso mai a quello che ho fatto prima ma sono sempre proiettato in quello che farò. Questa idea mi è venuta in mente in treno mentre viaggiavo e leggevo un giornale….c’era una frase, che diceva: “Un uomo senza passato è un uomo senza futuro”. Un amico che stava con me mi disse: allora tu sei morto perché non pensi mai al tuo passato. Infatti, non averlo o non ricordarlo un passato è la stessa cosa. La prima volta che ho avuto l’occasione di conoscere la musica era con la canzone “Viva la pappa con il Pomodoro” e ricordo che mia mamma, buonanima, mi diceva che io per tutto il giorno ininterrottamente ascoltavo questa musica. Ed io sono ancora così, ancora adesso se mi piace una canzone sono capace di ascoltarla sempre. Quindi una canzone che ti entra dentro, fissa tutto quello che ti sta succedendo in quel momento. Se rimetti su quella canzone ritorni a vivere quel momento, ed è il gioco che faccio in questo spettacolo usando le canzoni come se fossero degli interruttori per riaccendere delle luci sui momenti della mia vita.

 

3) Di recente è stato anche regista del tuo ultimo film “Babbo Natale non viene dal nord”. Com’è stato il suo approccio al cinema da regista?

È stato il film diretto, scritto ed anche interpretato da me. Non mi diverto quando curo la regia e recito allo stesso tempo perché non posso dedicarmi agli altri attori come vorrei, mi piace moltissimo stimolare, costruire, dimostrare che gli attori possono fare di più, non fare la prima cosa che viene in mente loro. Ho lavorato nel primo film “Una donna per la vita” con Sabrina Impacciatore per esempio, la quale è stata moto brava. La nostra sinergia attrice-regista ha contribuito al personaggio che abbiamo costruito insieme. L’opera terza potrebbe esistere senza che faccia l’attore ma solo il regista.

4) Ci sono progetti in cantiere? Ce ne vuole parlare?

La cosa principale è la scaramanzia perché penso che le cose dette non vadano mai in porto. Innanzitutto, ho la voglia di portare in giro questo spettacolo il quale è stata una scommessa con il mondo. Ricordo che la prima volta che parlai ad un produttore di questo spettacolo, mi guardava come un pazzo e poi mi disse: non hai un’altra idea? La prima volta che feci una prova di questo spettacolo con la visione della mia famiglia inclusa mia sorella, mi dissero: Maurizio ma perché stai facendo questa cosa? E io nonostante i loro giudizi, che apprezzavo, l’ho portato avanti, credendoci, e ho fatto bene perché il pubblico esce dal teatro divertito sì, ma con una stima in più. Ho visto un affetto ed un’attenzione maggiore e mi sembra che a 54 anni sia un bel traguardo perché sono riuscito in qualche modo ad avere qualcosa di fresco da dire. Prossimi progetti sono altro teatro ed un altro progetto che vorrei che fosse solo dietro la macchina da presa senza Maurizio attore, sennò sarei costretto a scrivere per me, invece io voglio pensare una cosa senza limiti e adattare l’attore a quello che voglio io, non il contrario.

 

Erika Kamese