“E se i sentimenti… avessero sentimenti?” Probabilmente questo avranno dovuto domandarsi i creativi della Disney – Pixar quando hanno scritto la sceneggiatura di Inside Out. Il nuovo cartone è da ieri nelle sale italiane e i dati del botteghino possono far ben sperare se in meno di 24 ore ha già incassato 600mila euro. In effetti si tratta di una trama complessa e, considerando il target di riferimento, dal finale per nulla scontato. L’idea centrale, infatti, sembra presa a prestito dalla teoria formalizzata dal prof. Paul Ekmann (l’ispiratore della serie “Lie to me”) per cui esistono delle emozioni basilari comuni a tutto il genere umano, indifferentemente dalla cultura cui si appartiene o dalla latitudine in cui si vive. Queste emozioni base, diventano i protagonisti della storia, responsabili come sono delle azioni della bambina che le prova e, di conseguenza, dei suoi preziosissimi ricordi. Niente metafore, quindi, ma, di consueto un happy ending, in pieno stile Pixar, stavolta – e molto meno Disney. Niente canzoni e colonne sonore entusiasmanti, ma ritmo da commedia di azione, una precisione meticolosa del linguaggio psicologico più tecnico nei dialoghi abbinato a una grafica spettacolare e colori sgargianti, una dinamica vicenda sulla difficile transizione dalla infanzia alla pubertà. Una scommessa, quella del gigante statunitense, che ci sembra tranquillamente vinta. Un film, insomma, che non tradirà le aspettative dei più piccoli, – al giorno d’oggi sicuramente più pronti a comprendere dinamiche complesse – ma che sarà sicuramente più apprezzato da coloro che piccoli sono restati dentro.

Antonio Gargiulo