La storia della Tarantina, l’ultimo femminiello dei Quartieri Spagnoli, diventa uno spettacolo teatrale grazie all’ideazione registica di Fortunato Calvino che, sempre particolarmente attento alla realtà antropologico culturale del ventre di Napoli, aveva già realizzato un cortometraggio, pluripremiato in tutto il mondo, sulla vita e le memorie di questo incredibile personaggio.

Protagonista del periodo della Dolce Vita, periodo raccontato anche da Gabriella Romano nel libro “La Tarantina e la sua Dolce Vita”, edito da Ombre Corte, La Tarantina narra in scena alcuni episodi della sua biografia servendosi dei numeri della tombola e, tra una racconto e l’altro, riproduce momenti di divertimento popolare con la tipica tombolata dei femminielli, gioco diffuso nei quartieri popolari di Napoli, durante tutto l’anno.

Tra ricordi legati alle frequentazioni importanti di gioventù, come Fellini e Pasolini, ma in primis quella con lo scrittore Goffredo Parise e con la pittrice Novella Parigini (nel cui atelier di via Margutta, la Tarantina fece da modella per alcuni ritratti) e ricordi legati a un’infanzia e un’adolescenza vissute all’insegna dell’abbandono e dell’esclusione, lo spettatore ha la possibilità di ascoltare testimonianze toccanti e autentiche, appena mediate dall’espediente della fiction drammaturgica.

Un vero e proprio esempio di teatro-documento dalla struttura narrativa asciutta e sincera che si intreccia, a tratti, con la storia di Pelle di Seta, storia di cui è autore lo stesso Fortunato Calvino, interpretata dai bravissimi Luigi Credendino, Roberto Maiello e Antonio Clemente.

Anche la storia di Pelle di Seta, però, affronta l’universo dell’esclusione ed è infatti la storia della tragica fine di un travestito-clochard che, fino ad alcuni anni fa, era possibile incontrare alla Stazione Centrale di Napoli.

In effetti, la Tarantina e Pelle di Seta, sono due facce della stessa declinazione esistenziale: da un lato la forza di Tarantina che, nonostante i dolori e le privazioni, la guerra e la vita di strada, può oggi raccontare e tramandare la preziosa memoria della sua identità culturale, dall’altro l’epilogo tristissimo di Pelle di Seta che, come tanti altri individui “non conformi”, muore in assoluta solitudine e nella vana attesa di un amore che non tornerà.
Off/Off Theatre, Roma, mercoledì 28 marzo 2018