Intenso rondò metropolitano di solitudine e follia, Il Senso Nascosto, scritto e diretto da Fortunato Calvino, proietta gli spettatori nel deserto sconfinato che si protende nelle esistenze di tanti omosessuali giovani e meno giovani, un deserto fatto di incontri occasionali, reiterato appetito sessuale e reiterata insoddisfazione emotiva.

102428.jpg.origLa camera da letto, in cui si succedono gli incontri tra i due protagonisti, un uomo maturo che non ha mai avuto il coraggio di raccontare alla moglie della sua omosessualità e un giovane ed avvenente escort eterosessuale, è una sorta di scannatoio della speranza, un inferno in terra in cui si vive e si consuma l’alienazione di chi non riesce a riscattare il proprio disagio esistenziale e continua a sopravvivere in uno stato di estraneità a se stesso e alla società da cui si sente respinto.

La solitudine dell’omosessuale maturo, interpretato con intensità da Pietro Juliano, diventa quasi una forma di concrezione dell’individuo, una specie di agglutinazione fibrosa che separa il soggetto, già indurito come una roccia dal silenzio e condannato ad un destino borderline, dal resto del mondo e da qualsiasi ipotesi di felicità.

D’altronde, anche la vita, apparentemente serena, del disinvoltissimo escort, interpretato da un convincente Antimo Casertano, è caratterizzata da una forma di solitudine meno visibile ma non per questo meno dolorosa o radicata, la solitudine dell’uomo giovane ma già deluso ed offeso dalla vita, la solitudine di chi ha deciso di vendere il proprio corpo per sottrarsi allo sfruttamento delle ignobili ed inumane dinamiche del lavoro nero,  la solitudine di chi ha visto morire coi propri occhi il compagno di “fatica”, volato giù da un’impalcatura per la totale ed esecrabile assenza di norme di sicurezza.

Accompagnato dalle splendide musiche di Paolo Coletta e dalle funzionalissime scene di Paolo Foti, Il Senso Nascosto  è un acuto e lancinante affresco della desolazione che si annida negli spazi intersiziali del terzo millennio, poiché proprio come fosse un deposito dimenticato di polvere e detriti vari, il dolore che Fortunato Calvino intercetta nella sua ultima opera,  si nasconde nelle pieghe più buie della realtà contemporanea, negli spazi in ombra, negli spigoli segreti e più riposti di  una società  solo superficialmente e formalmente pacificata e risolta.

 

Napoli, 27 febbraio 2014, Sala Assoli

Claudio Finelli