Una sala gremita di giovani forse per il primo tentativo di regia teatrale di Luigi di Capua, fondatore e attore del gruppo “The Pills” la cui web series ha avuto un enorme successo, o forse per la presenza del trio Bardani, Colangeli e Montanari, visi noti sia in televisione che al cinema oltre che in teatro.

Resta il fatto che “Il più bel secolo della mia vita” inizia in media res durante una riunione dell’Associazione Figli Adottivi e Genitori Naturali (F.A.E.G.N.) in cui siamo tutti partecipi come “fratelli di culla”, o meglio come “N.N.”, che lottano per l’abolizione di una delle tante assurde leggi in vigore in Italia: art. 28 Legge 184/83 che nega ai figli adottati e non riconosciuti alla nascita di sapere il nome della propria madre biologica prima di compiere i cento anni di età. Dal 2008 esiste nella realtà un Comitato nazionale per il diritto alla conoscenza delle origini biologiche che lavora per la modifica di questa legge. “Il più bel secolo della mia vita” nasce perciò per il nobile intento di mettere in luce un reale disagio sottolineato anche dalla Corte Costituzionale nel 2013 che ha dichiarato incostituzionale l’articolo 28 di questa Legge.

Il lavoro accosta in un incontro/scontro due generazioni: quella del Signor Augusto (Colangeli) che sta per compiere i cento anni e la seconda rappresentata dalla coppia Giovanni (Montanari) e Arianna (Maria Gorini). Se il primo, nonostante la veneranda età, ha uno spirito goliardico e vivace, sempre pronto a scherzare deridento lo stile di vita del “regazzino”, il secondo è un giovane serio, con obiettivi chiari e decisi almeno per quanto riguarda conoscere l’identità della madre biologica.

L’arrivo sulla scena della Gorini smaschera l’infantilità di un Montanari che non si vuole assumere le proprie responsabilità nella vita di coppia e rende più simile il giovane all’anziano. Se il primo atto scorre veloce tra tempi comici ben rispettati e sferzanti battute, il secondo atto assume un andamento che, oltre ad essere comico, tocca l’emotività nel profondo e lascia un tempo alla riflessione. Entrambi i protagonisti durante la performance evolvono e cambiano i propri punti di vista avvicinandosi l’uno allo stile di vita dell’altro tanto che il menefreghista centenario decreterà: “in fondo a quanti gli potrà capitare di metterla in quel posto a questa cavolo di legge!“.

Il semplice allestimento scenico sottolinea la capacità attoriale che insieme all’ottimo disegno luci e alle musiche rende questo lavoro degno di nota.

Roma, teatro della Cometa, 11 marzo 2015

Erika Morbelli

Al Teatro della Cometa fino al 29 marzo

Il più bel secolo della mia vita

scritto e diretto da Alessandro Bardani e Luigi di Capua

Collaborazione al testi di Vita Rosati

Aiuto regia Ileana Nastasi

Interpreti Giorgio Colangeli, Francesco Montanari

con Maria Gorini