Il Balletto di Mosca la Classique a Firenze con il celebre balletto di Čajkovskij e Petipa.

Va finalmente in scena, al Teatro Verdi di Firenze, “Il lago dei cigni”, una delle punte di diamante della stagione 2015-2016. Elik Melikov, direttore artistico, e il Balletto di Mosca la Classique regalano al pubblico fiorentino quelle emozioni che non possono che rinnovarsi ogni volta che giungono alle orecchie le note del grande Čajkovskij.

_MG_5679_Nadya PyastolovaItalia e Russia: dal connubio di questi due paesi diversi nacque, nel secondo Ottocento, uno tra i più grandi capolavori del Romanticismo in generale e del balletto in particolare. Non troppo tempo fa, sullo stesso palcoscenico del Verdi e nell’atmosfera della stessa stagione, è andato in scena il musical “Billy Elliot”, che si chiude trionfante con un Billy adulto, ormai primo ballerino e interprete de “Il lago dei cigni”. Non a caso, la musica di Pëtr Il’Ič Čajkovskij è presa come emblema quando si pensa al balletto classico. Quello che oggi è il più famoso balletto, quello che tutti gli appassionati di danza (e non) conoscono, ha dovuto percorrere, a suo tempo, una strada tortuosa e tuttavia destinata ad un successo saldo e duraturo. Il balletto romantico aveva già preso piede in Europa, a Parigi e a Londra, con opere come “Giselle” e “La Sylphide”, nei quali la danza classica era ormai una disciplina codificata e un’attrazione per il pubblico, specie a partire dall’introduzione delle scarpette con la punta di gesso. Nel corso dello stesso diciannovesimo secolo, la passione per la danza raggiunse anche la Russia, dove il genere spettacolare era commissionato dallo Zar in persona per i propri Teatri Imperiali. Fu in tale contesto che ebbe inizio la proficua collaborazione tra il compositore Čajkovskij e il coreografo Marius Petipa, poi sostenuto (e in seguito sostituito) da Lev Ivanov. L’unione tra simili maestranze e la partecipazione di talentuose ballerine italiane diede alla luce “Lo schiaccianoci”, “La Bella addormentata” e “Il lago dei cigni”, amati ancora nel presente dal pubblico di tutto il mondo. Per i soggetti si attingeva al mondo delle fiabe, da E.T.A. Hoffmann e Charles Perrault. Il successo, nel caso de “Il lago dei cigni”, non fu immediato: esiste una prima versione, coreografata da Julius Reisinger, che non soddisfò il pubblico della prima rappresentazione. Quando Petipa e l’allievo Ivanov presero in mano la musica di Čajkovskij, la strada per la fama fu intrapresa.

lago1Il 5 gennaio 2016, il teatro fiorentino inizia l’anno in bellezza, ospitando il Balletto di Mosca: di nuovo Italia e Russia. Erik Melikov presenta una versione in due atti, che riassumono i quattro originari, rimanendo fedeli alle coreografie di Petipa. “Il lago dei cigni” ha in sé tutte le caratteristiche del balletto romantico: gli atti bianchi si pongono come intermezzo per atti più folkloristici e colorati. Il mondo delle fiabe, da cui la storia è tratta, sembra affiancarsi al mondo della corte, dei balli, della festa e del folklore popolare: entrambi i mondi erano amati all’epoca e apprezzati nei teatri. Il Romanticismo si faceva portatore, anche nella danza, di un universo ambiguo, simile a quello contemplato dal “Viandante sul mare di nebbia” di Friedrich: il mistero, l’incanto, qualcosa di magico ed etereo a cui l’uomo, da sempre, tende, e a cui si avvicina anche il principe Siegfried, che si innamora di una onirica donna-cigno. Le dicotomie sono molteplici; Odette, il cigno bianco, simbolo del bene, non è l’unico cigno che volteggia in scena da protagonista: c’è anche Odile, l’altra faccia della medaglia, il cigno nero, portatore del male, che tenta Siegfried e cerca di rapirlo nel buio della propria oscurità. I ruoli di Odette e di Odile sono interpretati entrambi da Iana Salenko, come all’epoca fece Pierina Legnani. La Salenko riesce ad incarnare la bellezza dolce e meravigliosa del cigno bianco e, allo stesso tempo, quella accattivante e provocatrice del cigno nero. Le difficoltà tecniche del duplice ruolo sono note agli esperti fin dall’inizio della storia del balletto, ma la danzatrice si dimostra degna del ruolo, si trasforma, sia fisicamente che nell’espressività, salta tra bene e male come se, anche lei, fosse incantata; inoltre, i movimenti di ogni parte del suo corpo ricordano proprio quelli di un elegante cigno. Se la star indiscussa è la prima ballerina, anche Dinu Tamazlakaru, nel ruolo del principe, sostiene la partner in modo preciso e impeccabile.

Anche il resto del corpo di ballo è in grado di allietare gli occhi degli spettatori. Rimangono impressi il saltimbanco con le sue evoluzioni, i famosi quattro cigni e le variazioni folkloristiche, specie quella che rievoca i costumi spagnoli, ma tutte briose, precise e divertenti. Certamente la meravigliosa musica di Čajkovskij fa la propria parte: commuove, affascina, diverte, rievoca emozioni e sentimenti lontani e vicini, attrae e culla come una ninna nanna, rapisce e rimane nella mente. Sicuramente danza e musica sono strettamente connesse: guardando i passi di Petipa e ascoltando le note di Čajkovskij, sembra che il tutto sia stato creato a quattro mani e non in sede separata ed estemporanea; sembra tutto parte di uno stesso perfetto meccanismo, un meccanismo funzionante allo stesso modo oggi come allora.

Firenze – TEATRO VERDI, 5 gennaio 2016.

Benedetta Colasanti

IL LAGO DEI CIGNI – Musiche: Pëtr Il’ Iĉ Čajkovskij; coreografie: Marius Petipa, Lev Ivanov; scenografie: Evgeny Guerenko; maître de Ballet: Evgenia Novikova, Andrey Shalin; etoiles: Iana Salenko, Dinu Tamazlacaru; direttore artistico: Elik Melikov; produzione: Balletto di Mosca la Classique.

Foto: Nadia Pyastolova.