Al Teatro Flaiano di Roma la figura artistica inetichettabile e multiforme di Paolo Poli è stata ritagliata con gusto ed eleganza da Salvo Gemmellaro, che ha scritto e diretto “Il Genio esilarante”. Non un semplice omaggio, ma una sapiente cucitura di rimandi affini (e raffinati) e canzoni popolari, in un curioso e affascinante hellzapoppin di stili. Nel foyer del teatro che ospitò l’artista fiorentino, il pubblico é stato accolto da un bella opera pittorica di Emiliano Alfonsi, omaggio “fusion” a Poli e a Paola Masino, sua storica coautrice. Sul palco, è toccato al talentuoso Enrico Sortino accompagnare il viaggio nell’universo variegato di Poli, con l’accompagnamento musicale dell’ottimo Cristiano Cosa, e nella deliziosa scenografia curata con estro e fantasia da Ugo Andrea Santangelo.

Difficile annoiarsi con un repertorio come quello di Paolo Poli, ma altrettanto difficile era misurarsi con un volume così impegnativo di materiale, per non parlare della fortissima identità dell’artista. Eppure Gemmellaro riesce a vincere la sfida, incantando il pubblico grazie a un notevole ritmo, e a una ispirata misura. Se la prima qualità aderisce perfettamente allo stile dell’artista omaggiato, la seconda rappresenta una lettura davvero originale per presentare al pubblico il suo repertorio e i numerosi riferimenti culturali che lo stesso amava (o avrebbe amato). Uno spettacolo capace di avvicinare il pubblico che non conosceva, o conosceva poco, Paolo Poli, ma anche di sorprendere lo zoccolo duro dei suo fans. E’ questo, senza dubbio, l’alchemico segreto de “Il Genio esilarante”, a cui si augura lunga vita teatrale.

Antonio Mocciola